mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Dietrofront sui marò: tornano in India
Pubblicato il 22-03-2013


Marò-rientro-IndiaE alla fine i due fanti di marina torneranno stasera stessa in India: unica garanzia, pare, è l’impegno da parte di New Delhi di non ricorrere alla pena di morte nei confronti dei due militari che potranno permanere nell’ambasciata italiana. Dopo settimane di duro braccio di ferro con l’India, la svolta della linea italiana sulla vicenda dei due militari, che Roma non voleva far rientrare in India dopo la decisione annunciata l’11 marzo, arriva in serata a meno di 24 ore dalla scadenza del permesso di quattro settimane concesso dalla Corte suprema indiana.

IL GIGANTE INDIANO – E’ stato Palazzo Chigi a prendere in mano la questione con decisione e, con l’avallo del Quirinale, a determinare il cambio di rotta. Oltre alle conseguenze diplomatiche e di immagine del Paese, hanno pesato, riferiscono alcune fonti, anche gli ingenti interessi commerciali in ballo tra i due Paesi. La battaglia tra Roma e New Delhi aveva finito per coinvolgere direttamente anche l’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, cui – con un atto senza precedenti – la Corte suprema indiana aveva deciso di limitare l’immunità diplomatica, vietandogli di lasciare il Paese dopo il mancato rispetto della dichiarazione giurata da lui stesso firmata in occasione della concessione del permesso ai due militari.

IL CENTRODESTRA NOSTALGICO DI VECCHIE RETORICHE – Ma il governo è finito nel mirino delle polemiche durissime del centrodestra, che parla di «ritorno all’Italietta» e di «patria infangata» da un esecutivo di «imbelli». Daniela Santanchè ha definito quanto accaduto un «vergogna che infanga la patria», mentre il sindaco Alemanno, si trattiene dal reindossare i panni di gioventù e dichiara, più istituzionale, che «Il governo gioca sulla pelle dei militari».

IL SEGRETARIO DEL PSI NENCINI, «PERDITA DI AUTOREVOLEZZA» -E sul caso dei marò è interventuo anche il segretario del Partito sociaslita, e neoeletto senatore, Riccardo Nencini che ha criticato duramente i limiti del governo “tecnico”, chiedendo un intervento di fronte alle Camere: «Menomale che c’è un governo tecnico! Non ricordo figuracce di questa entità fatte da governi politici. Perdita di autorevolezza, vendita di illusioni, crisi diplomatica con un altro Paese e infine roboante caduta. Nelle forme istituzionali previste, il Presidente del Consiglio informi subito le Camere».
 

I “RISULTATI” DEL GOVERNO – «Il Governo italiano – recita una nota di Palazzo Chigi – ha richiesto e ottenuto dalle autorità indiane l’assicurazione scritta riguardo al trattamento che sarà riservato ai fucilieri di Marina e alla tutela dei loro diritti fondamentali. Alla luce delle ampie assicurazioni ricevute, il Governo ha ritenuto l’opportunità, anche nell’interesse dei Fucilieri di Marina, di mantenere l’impegno preso in occasione del permesso per partecipare al voto del ritorno in India entro il 22 marzo. I Fucilieri di Marina – fa sapere il governo – hanno aderito a tale valutazione».

LA “SACRA” PAROLA ITALIANA – Insomma, di fronte a quanto avvenuto, qualcosa la si dovrà pur dire. La formula della «tutela dei loro diritti fondamentali» viene spiegata dal sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura, che assieme al premier Mario Monti e al ministro della Difesa Giampaolo Di Paola aveva incontrato poco prima Latorre e Girone per comunicare loro la «difficile» decisione. New Delhi, in sostanza, avrebbe fornito garanzie scritte che non sarà applicata la pena capitale ai militari in caso di eventuale condanna per la morte dei due pescatori indiani di cui sono accusati; e che Latorre e Girone potranno risiedere nell’ambasciata italiana, dove avranno «piena libertà di movimento»: «Potranno anche andare al ristorante se vogliono», ha aggiunto il sottosegretario, che accompagnerà personalmente i marò in India. «La parola data da un italiano è sacra: noi avevamo solo sospeso» il loro rientro «in attesa che New Delhi garantisse alcune condizioni», ha spiegato ancora.

L’ITALIA VORREBBE UN ARBITRATO – L’auspicio dell’Italia resta comunque quello di un arbitrato internazionale, «che i militari vengano giudicati a casa loro e che – ha detto De Mistura – tutto venga risolto rapidamente». Il sottosegretario oggi ha avuto contatti intensi con le autorità indiane compiendo anche una visita all’ambasciata indiana a Roma. In giornata, prima dell’annuncio di Palazzo Chigi, era stato il ministro della Giustizia indiano Ashwani Kumar a ricordare che era rimasto un giorno solo per risolvere lo scontro diplomatico ed evitare l’oltraggio alla Suprema Corte indiana. Nei giorni scorsi si era registrata invece la discesa in campo del premier Manmohan Singh – che aveva parlato di «gesto inaccettabile» – e della stessa italianissima Sonia Gandhi, che aveva avvertito Roma di «non sottovalutare l’India».

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo con il senatore Nencini quando sostiene di una perdita di autorevolezza de famoso governo tecnico. Del quale non possiamo dire che l’unico strafalcione fatto ! Ricordiamoci della famosa controriforma delle pensioni, dove ancora oggi, non sono riusciti a capire quanto persone hanno lasciato nel panico. Sulla vicenda dei marinai il governo dovrebbe solo vergognarsi e non solo per la perdita di credibilità del nostro paese, ma anche per l’accoglienza da eroi riversata dalle istituzioni loro la prima volta. C’era addirittura chi voleva candidarli alle elezioni politiche. Dimenticandosi che comunque sia andata, i due militari, hanno ucciso due marinai. Vorrei sapere come si sarebbe comportato il governo e parte del paese, se ad esempio i Tunisini avessero ucciso due nostri marinai ?

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