martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fitch degrada l’Italia, causa incertezza politica. Ma le cose stanno proprio così?
Pubblicato il 11-03-2013


Declassamento Italia

L’agenzia di rating Fitch ha abbassato di un livello il suo giudizio sulla solvibilità del debito pubblico italiano, portandolo da A- a BBB+. Il downgrading è soprattutto dovuto all’incerto esito delle elezioni politiche, che rende poco probabile la formazione di un nuovo  e stabile Governo nelle prossime settimane. A detta di Fitch, la mancanza di un Governo stabile ridurrebbe la capacità del nostro Paese di portare avanti le necessarie riforme strutturali e di rispondere tempestivamente ad ulteriori shocks economici.

LE RAGIONI DEL DOWNGRADING – Inoltre, Fitch ritiene che a peggiorare il merito di credito del nostro Paese contribuisca il prolungarsi della recessione in Italia, una delle più profonde in Europa, che produce aumento della disoccupazione e contrazione del prodotto interno lordo. Quest’ultimo è previsto ridursi nel 2013 dell’1,8%, dopo essersi già contratto del 2,4% lo scorso anno. La terza ragione del downgrading è che, nonostante le politiche di consolidamento fiscale messe in atto, l’aggravarsi della recessione potrebbe ridurre le entrate fiscali dell’Italia. Di conseguenza, il debito pubblico nel 2013 potrebbe aumentare fino al 130% del prodotto interno lordo, rispetto al 128% precedentemente stimato da Fitch.

NON MANCA QUALCHE RICONOSCIMENTO – L’agenzia di rating riconosce però che il nostro Paese gode di un’economia diversificata con livelli di indebitamento del settore privato alquanto ridotto. Ancora, ammette che negli ultimi due anni l’Italia ha fatto notevoli progressi sul fronte del consolidamento fiscale, e che le misure adottate dovrebbero essere sufficienti a contenere il deficit pubblico al 2,5% del PIL nel 2013, nonostante la recessione.

LE PROSPETTIVE RESTANO NEGATIVE – Ciò nonostante, secondo l’agenzia di rating il giudizio sul merito creditizio del nostro Paese potrebbe nel prossimo futuro subire ancora dei ritocchi all’ingiù. Soprattutto nel caso in cui l’Italia non adotti politiche economiche in grado di rispettare il criterio di equilibrio tra entrate ed uscite fiscali. Quindi politiche di crescita che favoriscano maggiori entrate, accompagnate da politiche di contenimento dei costi, soprattutto degli sprechi e della spesa pubblica improduttiva, che riducano le uscite. Ad influire sulla visione pessimistica, anche la possibilità di un aggravarsi della crisi in Europa, che imporrebbe all’Italia ulteriori esborsi per finanziarie il meccanismo europeo di stabilità. Si consideri che il costo che l’Italia sostiene per fornire supporto agli altri Paesi dell’Eurozona sta crescendo sensibilmente. Entro il 2014, il contributo pagato dal nostro Paese dovrebbe attestarsi sui 63 miliardi di Euro, ovvero circa il 4% del PIL, una cifra non trascurabile. Infine, se la crisi si aggravasse anche le banche italiane inizierebbero a soffrire, scontando maggiori sofferenze soprattutto sui prestiti concessi alle imprese.

AUSPICABILE UNA VISIONE PIU’ AMPIA – La stessa Fitch assume che l’economia italiana dovrebbe iniziare a recuperare dalla recessione nel secondo semestre dell’anno ed iniziare a riprendersi nel corso del 2014. Serve poi ribadire che il criterio del pareggio di bilancio è ormai un principio costituzionale, difficilmente derogabile. Ma occorre anche ricordare che il rischio di un contagio economico nell’Eurozona si è ridotto, grazie alla messa a punto del meccanismo europeo di stabilità e alle ampliate capacità di intervento della Banca Centrale Europea sui titoli sovrani dei Paesi in difficoltà.

CONOSCERE MEGLIO IL NOSTRO PAESE – Quindi lascia l’amaro in bocca, confermando i dubbi sull’attendibilità di queste agenzie, il fatto che il downgrading sia arrivato quando ancora il neo eletto Parlamento non si sia ancora neppure riunito. Forse occorrerebbe ricordare a Fitch che nel nostro Paese vige una democrazia, sebbene non esente da imperfezioni. Le Camere sono state convocate entro il ventesimo giorno dalle elezioni, seguendo le regole contenute nella nostra Costituzione. Una volta che il nuovo Parlamento si sarà riunito e che saranno stati eletti i Presidenti della Camera e del Senato, il Presidente della Repubblica potrà dare il mandato per la formazione di un nuovo Governo. Ecco, visto che il downgrading si basa principalmente sulle incertezze politiche della penisola, non sarebbe stato meglio aspettare quanto meno gli esiti delle prime consultazioni o del primo mandato? Inoltre, essendo la crescita economica uno dei fattori alla base dell’uscita della crisi, e anche del miglioramento del rating, non pensa Fitch che su questo punto alla fine si troverà una convergenza tra le forze politiche presenti in Parlamento? Non sottovalutino le agenzie di rating la capacità italica di rispondere alle situazioni difficili. Lo abbiamo dimostrato in altre occasioni, lo dimostreremo ancora.

Alfonso Siano  

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