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Opinioni e commenti
 

Gli 007 italiani lanciano l’allarme: la crisi aumenta i rischi per la sicurezza
Pubblicato il 01-03-2013


Allarme-servizi segretiI Servizi italiani hanno riferito, nella Relazione annuale sulla politica del Dipartimento Informazione per la Sicurezza al Parlamento, un concetto semplice: la crisi aumenta i rischi per la sicurezza in Italia. Tanti i temi sotto la lente di ingrandimento degli analisti dell’intelligence tricolore: alcuni dai tratti allarmanti. La minaccia che, per prima, viene messa in evidenza è quella degli anarco-insurrezionalisti, ritenuti possibili fautori di attacchi “spettacolari” contro infrastrutture nevralgiche e sedi istituzionali. Ci sono poi le minacce che emergono e sono da considerarsi, direttamente, determinate dalla crisi: l’innalzamento delle tensioni sociali con l’intensificazione delle contestazioni ad esponenti di governo, politica e sindacati. Ma, anche, l’aggressione da parte di aziende straniere al “made in Italy”, già recentemente segnalata dalla nostra intelligence. Per niente da trascurare, infine, il cybercrime, che, secondo gli 007, può produrre più danni degli attacchi convenzionali. Insomma, un quadro impressionante  quella tracciato dai Servizi in merito ai pericoli per la sicurezza del Paese. A redigere la relazione è stato il Dis (Dipartimento delle Informazioni per la sicurezza) guidato da Giampiero Massolo.

IL PERICOLO ANARCHICO – Risale allo scorso giugno la gambizzazione dell’Ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Da allora gli anarco-insurrezionalisti sembrerebbero essere entrati “in sonno”. Nonostante ciò, avvertono gli 007, la minaccia di questa galassia rimane «estesa e multiforme», in grado di tradursi in una «gamma di interventi» che può comprendere anche «attentati spettacolari». Tra gli anarchici si registrano infatti appelli ed esortazioni a «superare le esitazioni» e mettere in atto «interventi conflittuali» che puntino al «sovvertimento del sistema». I possibili «scenari di scontro»: i poteri economico-finanziari, le forze dell’ordine e le forze armate, le lotte ambientaliste, l’opposizione al “dominio tecnologico”, gli autori delle riforme del welfare e del lavoro.

CRESCE TENSIONE SOCIALE – Preoccupa, dunque, la crisi economica. Se la situazione non dovesse migliorare, osservano i servizi, c’è il rischio concreto di un “innalzamento delle tensioni sociali”. Nell’analisi degli 007, il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali ha contribuito a contenere le tensioni che sono andare accumulandosi in diversi ambiti, dalla protesta degli autotrasportatori in Sicilia alla campagna contro Equitalia, dalla Tav alla scuola. Ora però, «in assenza di segnali di un’inversione del ciclo congiunturale, l’incremento delle difficoltà occupazionali e delle situazioni di crisi aziendale, potrebbe minare progressivamente la fiducia dei lavoratori nelle rappresentanze sindacali, alimentare la spontaneità rivendicativa ed innalzare la tensione sociale, offrendo nuove opportunità ai gruppi dell’antagonismo», per «intercettare il dissenso e incanalarlo verso ambiti di elevata conflittualità».

CON CRISI A RISCHIO MADE IN ITALY – E la crisi economica, si dice nella relazione, rafforzerebbe anche «l’azione aggressiva di gruppi esteri» che puntano a acquisire «patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali», nonché «marchi storici del “made in Italy”, a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche». L’attività’ informativa ha confermato «il perdurante interesse da parte di attori esteri nei confronti del comparto produttivo nazionale, specialmente delle piccole e medie imprese, colpito dal prolungato stato di crisi che ha sensibilmente ridotto tanto lo spazio di accesso al credito quanto i margini di redditività». Gli 007 puntano l’attenzione su alcune manovre di acquisizione effettuate da gruppi stranieri che, se «da una parte fanno registrare vantaggi immediati attraverso l’iniezione di capitali freschi, dall’altra sono apportatrici nel medio periodo di criticità». Ciò per il «rischio di sostituzione, con operatori di riferimento, delle aziende italiane attive nell’indotto industriale interessato dall’investimento diretto ovvero proprietarie di tecnologie di nicchia, impiegate nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza nazionali, come pure nella gestione di infrastrutture critiche del Paese».

LE BANCHE “OPACHE” – Sempre restando nel campo economico, l’occhio dell’intelligence si è soffermato sulle banche. In alcuni istituti di credito, si legge nella Relazione, emergono profili di rischio «per le opacità dei capitali apportati», per l’ingresso di nuovi soci «dal profilo ambiguo» e per la «distorta gestione del credito da parte di esponenti aziendali sleali». Viene inoltre segnalata la nascita delle prime filiali di banche asiatiche che, «rivolte oggi principalmente ai propri connazionali residenti in Italia, possono costituire la premessa all’ampliamento della concorrenza allogena nel nostro Paese, con rischi di erosione di importanti quote di mercato per gli operatori nazionali».

CYBERCRIME, LA SFIDA PIU’ IMPEGNATIVA – Infine, massima attenzione al cybercrime, minaccia definita «complessa, impalpabile e pervasiva», capace di produrre «ricadute peggiori di quelle ipotizzabili a seguito di attacchi convenzionali» e di «incidere sull’esercizio delle libertà essenziali per il sistema democratico». Proprio il fronte del cyber crime è definito dall’intelligence «la sfida più impegnativa per il Paese», che interessa molteplici aspetti: «dai sistemi complessi e strutturati dello Stato e delle grandi aziende, ai computer e agli smartphone dei singoli cittadini».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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