mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

“Gli amanti passeggeri” di Almodovar: in picchiata rispetto ai “grandi voli” del passato
Pubblicato il 22-03-2013


Gli amanti passeggeri-Almodovar

È appena uscito in sala l’ultimo film di Pedro Almodòvar, “Gli amanti passeggeri”, commedia surreale dagli accenti grotteschi e dalle pieghe grandguignol tutta ambientata all’interno di un aereo di linea, “La Penisola”, sul volo 2549 per Città del Messico. Un’opera corale, farsesca, completamente votata al disimpegno al di là di ogni intenzione, quella del regista di “Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio”, di “Carne Tremula” e “Tutto su mia madre” o dei più recenti “Volver” e “La pelle che abito”. Almodovar ha infatti dichiarato in più occasioni che il film si presenta come una “metafora sociopolitica dell’attuale situazione spagnola” e, parimenti, che il suo lavoro vuole essere un tributo all’esplosione di libertà che caratterizzò l’epoca iberica successiva alla dittatura franchista. Tuttavia “Gli amanti passeggeri” appare una delle opere meno incisive e graffianti dell’autore, estremamente approssimativa sul piano dello script e priva di quell’effervescenza stilistica e formale cui ci aveva abituato il maestro di Ciudad Real sin dai suoi esordi.

LA PARODIA OMOSEX CHE SALVA IL FILM Affiorano dunque, simultaneamente allo scorrere dei fotogrammi, dubbi amletici sulla vera paternità della pellicola, che inanella una serie ininterrotta di sketch da sitcom di serie b con dialoghi insipidi e battute prevedibili nonché gag forzosamente sopra le righe, spesso triviali e inopportune. Fa eccezione, ed è degna di nota, la sequenza del balletto omosex coreografato e interpretato in playback dagli steward del volo 2549, un “I’m so excited” delle Pointer Sisters destinato a diventare scena cult tra le parodie più giocose e autoironiche sui tic del pianeta gay.

UNA SPAGNA CHE NON DECOLLA – Vero è, tuttavia, oltre i risultati perseguiti, che l’organizzazione della trama palesa riferimenti al contesto politico e culturale contemporaneo circoscritto non solo alla Spagna ma all’intero mondo occidentale: l’aereo della compagnia Penìnsula è diretto in Messico ma, a causa di un’avaria al carrello, deve atterrare sulla prima pista libera d’emergenza; la torre di controllo non riesce però a risolvere il problema e il velivolo gira a vuoto intorno all’orbita di Toledo, pilotato dai comandanti Alex e Benito, entrambi dalla confusa identità sessuale. La classe Economy è stata sedata dal personale di volo affinché rimanga incosciente del pericolo, mentre l’elite della Business, messa al corrente dell’accaduto, si distrae con i piaceri dell’alcol e del sesso in attesa del salvataggio. Il plot, così com’è stato concepito, rinvia in effetti alla condizione di crisi e di stallo in cui verte la Spagna nell’attuale periodo storico; ma allude anche in filigrana alla situazione del nostro Paese, in cui chi deve decidere prende tempo, si ostacola, discute, mentre il popolo ormai narcotizzato subisce impotente l’evolversi di questo triste spettacolo.

QUELLA CARRELLATA DI ATTORI FETICCIO – Per disegnare il suo presunto apologo sulla decadenza della società contemporanea Almodovar mette insieme, in una giocosa rimpatriata, molti degli attori feticcio del suo cinema passato e di quello più recente: Antonio Banderas e Penelope Cruz, scoperti e lanciati dal regista, fanno da anfitrioni alla vicenda comparendo in un simpatico cammeo iniziale. Poi, di seguito, vediamo Cecilia Roth nei panni di una superstar del gossip (già protagonista di “Tutto su mia madre”, “Pepi, Luci e Bom”, “Labirinto di passioni” e de “L’indiscreto fascino del peccato”), Lola Duenas (“Parla con lei”, “Volver”, “Gli abbracci spezzati”) che interpreta il ruolo di una bizzarra veggente vergine decisa a perdere il suo candore proprio sull’aereo. Ci sono anche Blanca Suárez, Paz Vega, Javier Càmara e Carmen Machi, tutti volti familiari nell’empireo cinematografico almodovariano, l’unico segno di riconoscimento di un affetto cinefilo non del tutto sopito in un film che, peraltro, rinuncia all’amore, alla passione e alla “sacra trasgressione” per il cinema stesso e per l’umanità intera, caratteristiche precipue delle opere più fortunate dell’autore iberico.

Nicola Cordone

 

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