giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

GOVERNO: BERSANI APRE AL DIALOGO E CHIUDE AGLI INCIUCI
Pubblicato il 26-03-2013


Pd-direttivo


Nessuna apertura alle larghe intese, né a inciuci. La parola d’ordine per il Partito democratico è dialogo, con tutti, ma senza accordi poco chiari. È questa la linea ribadita alla Direzione nazionale, che offre sostegno pieno al segretario in vista dell’incontro di oggi con i rappresentanti di Pdl e Lega. Non ci sarà Berlusconi, come previsto, che aveva tentato fino all’ultimo di provocare reazioni tra i democrat, proponendo un governo a guida Bersani che avesse però come vicepremier Angelino Alfano. Proposta rispedita al mittente senza mezzi termini: “Facciamo discorsi seri, non si può al mattino annunciare la guerra mondiale e al pomeriggio proporre degli abbracci”. 
Su questa linea si sono ritrovati tutti, al Nazareno, renziani compresi. Proprio il sindaco di Firenze era stato tirato in ballo dalle dichiarazioni durissime di Stefano Fassina, che accusava alcuni compagni di partito di aver dato vita a fuoco amico per mandare all’aria il tentativo del segretario. Accuse a cui lo stesso Matteo Renzi ha risposto, prima telefonando a Bersani per spegnere la polemica sul nascere, poi dichiarando di fare “il tifo perché Pierluigi ce la faccia”. La conferma della ritrovata armonia è arrivata anche dalle presenze (silenziose) di alcuni fedelissimi del giovane outsider, come Gentiloni, Scalfarotto e Simona Bonafè, la quale ha preso parte ai lavori “per ascoltare, anche se io non faccio parte della Direzione”. Un segnale distensivo, che sarà sicuramente utile al segretario nel cammino attraverso la “via stretta” per arrivare alla formazione del governo.

E di questa difficile traversata ha parlato Bersani ai suoi, nel corso dei lavori, che sono durati poco meno di 2 ore. Il discorso è stato breve, ma chiaro: non ci sarà mercanteggiamento sulla nomina del successore di Napolitano, né scambi di poltrone per guadagnare uno o due voti in più in Senato. Né con Grillo, né con Berlusconi, né con nessun altro. “Non mescoliamo temi ultronei, non portiamo le nostre istituzioni a questo livello. Non mi si parli di scambi – ha affermato con tono deciso il segretario del Pd -. Siamo disponibili a ragionare su un’assunzione comune di responsabilità. Chiederemo a Scelta civica di avere un’intesa e alle altre forze che hanno minore responsabilità di non impedire questa soluzione”. Bersani, poi, scende ancora di più nei particolari: “Chiederemo a Pdl e Lega di uscire da ambiti che sono un cascame della campagna elettorale. E poi chiediamo al M5S, in un momento decisivo per il Paese, se vogliono essere una comunità segregata o una forza politica che si prende qualche responsabilità, nei limiti in cui può prenderserla”.

Il premier incaricato spera, inoltre, che questi giorni che hanno separato i partiti (e il M5S) dagli incontri ufficiali abbiano portato consiglio: “Mi auguro che questi tempi che abbiamo dato alla riflessione delle forze parlamentari, che hanno avuto 48 ore durante gli incontri con le forze sociali, siano stati utili per arrivare a un’assunzione di responsabilità. Il paese – ha aggiunto – è nei guai, e se uno facesse la somma delle istanze arrivate nei colloqui ricaverebbe che ci vuole governo dei miracoli. Miracoli però non se ne fanno, ma uscirne si può”. Al termine della Direzione nazionale, il premier incaricato ha avuto anche un breve colloquio con Nichi Vendola. Mezz’ora in cui Bersani ha aggiornato il leader sugli esiti delle consultazioni e, soprattutto, sulla strategia che adotterà nell’incontro con Pdl e Lega. Concluso il summit, i due hanno lasciato il Nazareno senza fare dichiarazioni, così come la maggior parte dei big del Pd. Un modo come un altro per mantenere alta la concentrazione e  consegnare, giovedì prossimo a Napolitano, le garanzie che il Colle chiede per far nascere quel “governo di cambiamento” di cui l’Italia ha un disperato bisogno.

Dario Borriello

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