giovedì, 18 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Governo, Bersani convinto di farcela. Potrebbe essere tentato dalle sirene di Pdl e Lega
Pubblicato il 27-03-2013


Bersani-consultazioni

Le consultazioni di Pier Luigi Bersani sono praticamente finite. Oggi alle 10.30 il presidente pre-incaricato incontra i rappresentanti di Centro Democratico, poi alle 11 la delegazione di Sel, poi ancora i capigruppo del Pd. Smentendo in parte l’ipotesi che potesse salire sul Colle per riferire a Napolitano nella giornata di venerdì santo, Bersani potrebbe andare al Quirinale nella serata di oggi, come del resto era previsto “ora più ora meno”, come ha detto il segretario democratico. Al termine della lunga giornata di ieri, il segretario del Pd è apparso nervoso, ma sicuro di poter guidare un governo: “Non sbatto la testa al muro. Qui si parla dell’Italia: il Movimento 5 Stelle deciderà, così come il Pdl. Pensare di fermare l’intelligenza con gli insulti è come fermare l’acqua con le mani. Quando si sta in Parlamento bisogna decidere. Non è Bersani che si rompe la testa. Se dicono di no, dicessero qual è la soluzione. Non abbiamo molte ore”. La sfida è lanciata sia ai grillini, è stato un incontro tra sordi quello di ieri trasmesso in diretta streaming, ma anche a Pdl e Lega Nord, che si assumerebbero la loro quota di responsabilità di non far nascere un governo e forse di far precipitare la situazione verso il rapido ritorno alle urne.

TORNA L’IPOTESI PD-PDL-LEGA – Nei commenti del Transatlantico si è fatta strada però la convinzione che qualcosa si stia muovendo nei rapporti tra Bersani, Pdl e Lega Nord, fino a rendere possibile il miracolo del giuramento del governo Bersani già in settimana, dopo il via libera di Napolitano alla lista dei ministri e all’iter di un esecutivo che si presenta alle Camere. C’è chi ipotizza che Bersani scelga prima Montecitorio, dove ha una larga maggioranza, per avere ancora qualche giorno a disposizione prima di affrontare il banco di prova del Senato. A conferma di qualche movimento sotterraneo ieri è arrivata una dichiarazione di Roberto Maroni riferita a Bersani: “Se lui decide di accettare le nostre condizioni, noi faremo la nostra parte. Altrimenti andrà al Quirinale a dire che non ha la maggioranza”. Quale forma potrebbe prendere l’accordo in extremis? “La decisione è politica: si può votare sì oppure uscire dall’Aula del Senato per non votare no. Dipenderà, sono variazioni sul tema. Lo scopriremo entro le prossime 36 ore”.

I POSSIBILI PUNTI D’INCOTRO – In effetti, al Senato il sì di Scelta Civica e di qualche componente del gruppo Misto, più l’uscita dall’Aula dei senatori del Carroccio, potrebbero bastare per il semaforo verde a Bersani. Cosa potrebbero avere in contropartita Pdl e Carroccio? Le delegazioni che hanno incontrato Bersani hanno sottolineato di privilegiare l’ipotesi di “governassimo” ma hanno ripetuto che il prossimo Capo dello Stato non può essere eletto con i voti del solo centrosinistra, come è avvenuto per i presidenti di Camera e Senato. Bersani potrebbe aver aggiunto al piatto della trattativa la presidenza a un esponente del Pdl della commissione sulle riforme istituzionali che potrebbe nascere subito dopo l’insediamento dell’esecutivo. Altri punti di incontro potrebbero riguardare la politica economica: riforma dell’Imu sulla prima casa, rinvio della Tares, sblocco del patto di stabilità che riguarda gli enti locali (questione che sta a cuore particolarmente alla Lega Nord).

LA “STRADA STRETTA” DI BERSANI – Bersani non si arrende. Sa di giocarsi il suo futuro politico nelle prossime ore. Se dovesse fallire, potrebbe veder scricchiolare la sua leadership del Pd e del centrosinistra. Meglio, allora, deve essersi convinto, provare in tutti i modi a formare un esecutivo che nella peggiore delle ipotesi – in caso di rapida crisi – potrebbe guidare il Paese fino al voto. Se poi lo scambio con Pdl e Lega Nord non dovesse funzionare, Bersani può puntare a riaprire il dialogo con il M5S su scelte concrete in corso d’opera: conflitto di interessi, legge anticorruzione, costi della politica, abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Tutti temi però indigesti al centrodestra. C’e’ da verificare infine la decisione definitiva del Quirinale. Se Bersani continuasse a non avere i numeri al Senato, Napolitano non ostacolerà il suo cammino verso Palazzo Chigi? Proprio il Capo dello Stato potrebbe smentire tutte le voci che circolano in queste ore, se avesse sul tavolo l’indicazione di un altro presidente preincaricato.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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