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GRILLO L’IRRESPONSABILE DICE NO ALL’INTESA CON IL PD: «SAREBBE UN SUICIDIO»
Pubblicato il 15-03-2013


grillone

Grillo impone ai suoi la linea della irresponsabilità. Nessun accordo, nessuna intesa del M5S con i partiti anche se questo dovesse significare un rapido ritorno alle urne: “Meglio un salto nel buio che un suicidio assistito”. In pieno stile berlusconiano alza ogni volta l’asticella del confronto e pur di attaccare l’avversario e aizzare i suoi minaccia il ritorno al voto. Il tutto nel giorno in cui il MoVimento indica i propri candidati per le presidenze delle due Camere. Ed è la strada che i neoeletti ‘a cinque stelle’, che assicurano di non sentire Grillo da una settimana, sembrano voler percorrere. In due riunioni a Palazzo Madama e a Montecitorio i parlamentari ‘a cinque stelle’ scelgono la candidatura del napoletano Roberto Fico per la presidenza della Camera e quella del ‘venezuelano Luis Alberto Orellana per il Senato ma, soprattutto, chiudono a qualsiasi voto a sostegno di altri candidati dei partiti. “In caso di ballottaggio al Senato voteremmo scheda bianca”, spiegano i capigruppo. Insomma, il M5S respinge l’ennesimo tentativo di trattativa del Pd. Salta la riunione, prima annunciata poi smentita ed infine annullata, tra i “grillini”e la “troika” dei democrats. I neoeletti ‘a cinque stelle’ decidono di “declinare l’invito” dopo che il Pd a sua volta ha rinviato alle 8:30 di giovedì l’incontro in programma nel pomeriggio di ieri.

FUMATA NERA E SCHEDA BIANCA – Oggi le Camere si riuniscono per la prima volta, ma già si sa che le prime votazioni per l’elezione dei presidenti finiranno con una fumata nera, con il Pd costretto alla “scheda bianca” e il suo segretario stretto nella morsa dei cinque stelle, della fronda interna e di Matteo Renzi. Senza un accordo Pd-M5S si riparte da capo: nessuno schieramento dispone dei voti necessari per eleggere i presidenti di Camera e Senato al primo scrutinio, dove servono i due terzi degli aventi diritto. E tutto slitterà, a meno di improbabili colpi di scena, alle votazioni successive.

LA MOZIONE FRANCESCHINI – Nell’entourage di Bersani la linea dell’accordo con i 5stelle non ha ancora subordinate. Ma più si allontana la possibilità di un’intesa, più il segretario deve confrontarsi con gli scontenti. Alla Camera, di fronte al fallimento dell’accordo con i grillini, molti democratici spingono affinché non si perda altro tempo e si elegga l’ex capogruppo Dario Franceschini alla presidenza dell’assemblea di Montecitorio: i numeri per farlo il centro-sinistra li avrà a partire dalla quarta votazione (che si svolgerà sabato), quando per eleggere il presidente della Camera basterà la maggioranza assoluta. Ancora più insidiosa, per Bersani, la competizione con Matteo Renzi ormai in pista per succedergli in caso di nuove elezioni. Il sindaco di Firenze ha radunato i suoi parlamentari: in tutto una cinquantina. Il patto di lealta’ con Bersani non sarà messo in discussione, ma la contrarietà al corteggiamento dei grillini suona sempre di più come il preannuncio di una mozione di sfiducia. Nella riunione all’Hotel Cavour, i renziani sono usciti ponendo a Bersani un altolà sulle presidenze delle Camere: no a un grillino alle prime armi, servono personalità “autorevoli”.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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