mercoledì, 20 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il “re dei peones” Scilipoti e Razzi, rieletti nelle liste del Pdl, indagati per la compravendita di deputati che salvò Berlusconi
Pubblicato il 05-03-2013


Razzi-ScilipotiI parlamentari Antonio Razzi e Domenico Scilipoti sono iscritti nel registro degli indagati della Procura di Roma nell’ambito di un’indagine che ipotizza il reato di corruzione in merito alla vicenda su una presunta “compravendita di parlamentari” del dicembre del 2010. In quell’occasione i due parlamentari, durante il voto di fiducia per il governo guidato da Silvio Berlusconi, cambiarono schieramento permettendo la sopravvivenza dell’esecutivo finito in minoranza. Il procedimento è stato avviato dal procuratore aggiunto Francesco Caporale. I due onorevoli erano citati in alcune denunce presentate dal leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, dopo che questi stessi parlamentari avevano abbandonato il suo partito in coincidenza con il voto di fiducia al governo guidato dal Silvio Berlusconi. Scilipoti e Razzi, rieletti lo scorso 25 febbraio con il Pdl, potrebbero essere interrogati nei prossimi giorni dai pm capitolini.

DI PIETRO DA PM ROMA CON MEMORIALE – Intanto, questa mattina, Antonio Di Pietro ha depositato un memoriale presso la procura di Roma in merito alla presunta “compravendita di parlamentari”. Di Pietro ha incontrato il procuratore aggiunto Francesco Caporale al quale ha consegnato tutta la documentazione relativa ai “cambi di casacca” degli ex Idv Razzi e Scilipoti. Al centro del colloquio con il magistrato anche la vicenda che ha visto per protagonista Giuseppe Caforio, l’ex senatore dell’Italia dei Valori. Caforio avrebbe raccontato a Di Pietro di essere stato avvicinato nel 2008 dal compagno di partito Sergio Di Gregorio, il quale gli offrì cinque milioni di euro per sfiduciare il governo di Romano Prodi. Per questo episodio Caforio sarà ascoltato nei prossimi giorni degli inquirenti.

LA DIFESA DI RAZZI, INDAGATO? E CHE HO RUBATO, UNA MELA? – «E’ che ho rubato una mela?». Nonostante il famoso video “rubato” mandato in onda da La7, in cui il senatore, senza troppi giri di parole spiegava i suoi calcoli per “salvaguardare” i suoi interessi mettendo al sicuro il vitalizio, Razzi si è detto esterrefatto. Il senatore, appena rieletto nelle liste del Pdl in Abruzzo, alla notizia ricevuta sulla sua iscrizione sul registro degli indagati a Roma per corruzione, ha dichiarato: «Ma quando mai?!! Io soldi? La verità è che la gente evidentemente è invidiosa, quando uno entra in politica. Io non ho ricevuto niente, non so di cosa possa essere accusato. Andrò a parlare. E mi consulterò con un avvocato, perché farò anche denunce per diffamazione». «Io – continua Razzi – non ho preso niente. Lo posso giurare. Il Signore sta in cielo, vede e provvede».

RAZZI, «NON POTEVO PARLARE CON DI PIETRO, AVEVO BISOGNO D’AFFETTO» – «Io ho deciso di passare al Pdl per l’impossibilità perfino di parlare con Di Pietro. Me ne sono andato per la disperazione. Sarei andato via anche con il diavolo, perché non ce la facevo più», ha “confessato” Razzi spiegando di non sapere perché Di Pietro fosse così freddo nei suoi confronti. «E che ne so??? Ho scritto a Di Pietro una lettera per sapere perché non mi salutava più. Persino gli auguri di Natale non ho ricevuto da luì». Quanto a De Gregorio, «non so se abbia preso dei soldi. Ho sentito di tre milioni di Euro, ma non credo… Non si guadagna una cosa del genere. Credo sia impossibile che il Presidente Berlusconi abbia pagato quella somma. Però… Questo solo il Signore lo può sapere». «Io so, per me, che non ho preso neppure un centesimo. L’unica cosa che ho preso è un abbraccio e l’amicizia del Presidente Berlusconi, quella che mi è mancata quando stavo con Di Pietro», ha concluso Razzi.

SCILIPOTI, «MI SONO SACRIFICATO PER L’ITALIA» – «Mi sembra una cosa ridicola. Ho sempre detto che la mia fu una scelta dettata dagli interessi degli italiani e non da quelli di bottega». Domenico Scilipoti, parlamentare del Pdl, commenta così la sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Roma nell’ambito di un’indagine sul “cambio di casacca” in Parlamento avvenuto nel dicembre del 2010. «Altri – prosegue- hanno fatto una scelta diversa dalla mia e hanno fatto prevalere gli interessi di bottega. Ho pensato l’incontrario e sono convinto di aver fatto bene. E in quel momento avrei fatto quella scelta anche se il presidente del Consiglio si fosse chiamato D’Alema o Bersani. In quel momento dovevamo difendere l’Italia: per questo mi sembra ridicolo tornare su un argomento che è già stato sviscerato e chiarito».

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento