martedì, 22 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

In Italia un esercito di poveri: per Confcommercio non un allarme ma già una realtà
Pubblicato il 22-03-2013


Confcommercio-poveriL’Italia è un paese di poveri. Lo dice Confcommercio che parla di cifre allarmanti supportate da dati Istat. Un’immagine che fa paura e che ricorda, se ce ne fosse bisogno, quale sia la portata della crisi che investe il Paese. La stima dell’associazione di consumatori stima, infatti, che, nel 2014, saranno oltre 4 milioni le persone indigenti, cioè che vivranno in uno stato di «assoluta povertà». Confcommercio ha ribadito che nel 2013 si supererà ampiamente i 3,5 milioni di poveri documentati ufficialmente dall’Istat per l’anno 2011, cioè oltre il 6% della popolazione.

UN QUADRO FOSCO – Cifre che, appunto, danno il polso della gravità della situazione già in valore assoluto, ma ancora di più se analizzate comparativamente: nel 2006, infatti,  solo il 3,9 per cento della popolazione era catalogato come povero dall’Istituto di statistica. «Il nuovo quadro macroeconomico – ha osservato il direttore dell’ufficio studi Confcommercio, Mariano Bella – sintetizza la nostra visione prospettica dell’economia italiana. Non siamo ottimisti. Tutte le variabili economiche sono in peggioramento dal 2007. Meno occupazione, produttività stagnante e pressione fiscale particolarmente elevata implicano minori consumi. Pertanto, correggiamo al ribasso le nostre previsioni sul Pil del 2013 (-1,7%); indicavamo -0,8% cinque mesi fa».

IL PICCO IN BASSO – Bella continua con la sua analisi: «rispetto al 2007, picco pre-crisi, la riduzione di prodotto pro capite reale sarebbe, alla fine di quest’anno, pari al 10,7 per cento». Gli investimenti, sottolinea Confcommercio, saranno in flessione né è possibile ipotizzare un ulteriore incremento della propensione al consumo. Dunque, in presenza di un reddito calante, la flessione dei consumi nel 2013 potrebbe essere di notevole entità: l’ufficio studi indica un valore di -2,4% contro la precedente previsione di -0,9.

SENZA UNA RIFORMA DELLO STATO SI CADE NEL BARATRO – E, secondo l’analisi del direttore dell’ufficio studi Confcommercio, il futuro non serba nulla di buono. «L’anno prossimo – aggiunge Bella – in assenza di una (improbabile) riforma della nostra organizzazione dello Stato, del fisco e dell’economia in generale, il prodotto lordo tornerebbe a crescere soltanto poco più di un punto percentuale, una quantità insufficiente a fare recuperare al Paese quanto perduto nel 2013. Con queste valutazioni, la perdita di consumi reali per abitante alla fine del 2014 rispetto al picco del 2007, sarebbe pari al 9,7%, equivalente a una riduzione, ai prezzi del 2012, di circa 1.700 euro pro capite». Confcommercio sottolinea, inoltre, quanto centrale sia il tema del lavoro che dovrebbe essere il cuore di «qualunque seria strategia di uscita dalla crisi strutturale. Una parte della progressiva marginalizzazione economica che il nostro Paese subisce è spiegata proprio dalla scarsa partecipazione al mercato del lavoro».

LA CENTRALITA’ DEL LAVORO – E per capirne la centralità basti considerare che «nel complesso, in Italia, su 100 persone ne lavorano 38; sono oltre 49 in Germania». Per rimanere alla disoccupazione giovanile, riguardo all’anno 2011, quindi prima di un periodo di forte aggravamento della crisi, in Spagna nella fascia 15-24 anni era pari al 43% e raggiungeva picchi di oltre il 50% in alcune regioni. «Per l’Italia – spiega Confcommercio – la situazione è soltanto un po’ meno grave: in Campania e Sicilia la disoccupazione giovanile era nel 2011 più prossima al 45 che al 40%. La Germania, nei casi peggiori, è a un terzo dei nostri valori. E’ del tutto chiaro, quindi, che la crisi economica confina ormai con la crisi sociale. Non si tratta di lanciare allarmi – è la riflessione di Confcommercio – ma di considerare i dati per quello che sono».

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Non vi è dubbio che oltre al problema della governabilità che passi attraverso una assemblea costituente, della corruzione, delle mafie che bloccano lo sviluppo, di una immediata quanto sostanziosa riduzione del costo della politica, di una tutela di una scuola e sanità pubblica, nel nostro paese il problema dei problemi è il lavoro. La povertà aumenta ma non è vero, come dice confcommercio, che l’Italia è un paese di poveri. E’ vero, ci sono i poveri che purtroppo aumentano ogni giorno di più, ma ci sono i ricchi che diventano sempre più ricchi come pubblicato l’anno scorso dalla banca d’Italia, dove appena il 10% degli Italiani detiene il 50% dell’intera ricchezza del paese. Allora il problema più grande è quello delle diseguaglianze e cioè quello di una distribuzione della ricchezza in maniera equa. Da ciò la necessità di una grande forza socialista nel nostro paese non solo per colmare una anomalia tutta italiana ma per dare risposte agli impellenti problemi del nostro paese. L’augurio per il futuro quindi è, che all’interno del PD si apra una discussione seria su tutto ciò senza ambiguità né calcoli elettorali, ma solo ed esclusivamente sulla necessità oramai ineludibile di una grande forza socialdemocratica anche in Italia.

Lascia un commento