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Opinioni e commenti
 

Intercettazioni Unipol: condannati i fratelli Berlusconi, ma presto arriverà la prescrizione
Pubblicato il 07-03-2013


Berlusconi-Unipol-condannatoRuota attorno all’ormai famosa intercettazione tra Piero Fassino e Giovanni Consorte ai tempi della scalata alla Bnl da parte di Unipol, il processo in cui Silvio Berlusconi e il fratello Paolo sono stati condannati oggi a Milano rispettivamente a un anno e a due anni e tre mesi di reclusione. Intercettazione in cui l’allora segretario dei Ds chiedeva al suo interlocutore, all’epoca numero uno della compagnia di via Stalingrado, «allora abbiamo una banca?» e che, ancora coperta dal segreto istruttorio e copiata su una pen drive, alla vigilia di Natale del 2005 sarebbe stata ascoltata dal leader del Pdl ad Arcore e poi qualche giorno dopo, alla fine di dicembre, pubblicata su “Il Giornale”, quotidiano di famiglia.
IL REATO CADRA’ IN PRESCRIZIONE – Quello che si è chiuso oggi è uno dei tre processi milanesi a carico dell’ex premier (ancora in corso il primo grado sul caso Ruby e l’appello Mediaset). Processo su cui pende però la “tagliola” della prescrizione, i cui termini, infatti, per l’accusa di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio scadranno nel luglio prossimo. Sarà quasi certamente impossibile, dunque, arrivare ad una sentenza definitiva per il Cavaliere prima che si prescriva il reato che gli viene contestato.

RIVELAZIONE D’INFORMAZIONI RISERVATE – L’inchiesta della Procura di Milano sul passaggio di mano di quella registrazione e sulla fuga di notizie è nata in seguito alla denuncia sporta nell’ottobre 2009 dell’allora leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, cui si era rivolto l’imprenditore Fabrizio Favata. Secondo la ricostruzione del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, Roberto Raffaelli, il titolare della Research Control System, società che aveva messo a disposizione degli inquirenti le attrezzature per le intercettazioni dell’inchiesta su Unipol, rivelò all’imprenditore Eugenio Petessi e a Favata (già giudicati assieme a Raffaelli) il contenuto della telefonata e «di altre conversazioni intercettate», quando non erano ancora né «trascritte né sintetizzate nei verbali» degli investigatori e «quindi esistenti al momento dei fatti solo in formato audio». Questi ultimi, secondo l’accusa, ne parlarono con Paolo Berlusconi («in affari al tempo dei fatti» con Favata «nella società I.P. Time srl») il quale avrebbe ricevuto il “nastro” su una pen drive, dopo l’incontro ad Arcore con il fratello, e lo avrebbe passato al quotidiano di via Negri.

LA PRATICA ITALIANA DEI FAVORI SPONTANEI PER ACCREDITARSI PRESSO I POTENTI – Le intercettazioni vennero pubblicate il 31 dicembre 2005 e il 2 gennaio 2006 e suscitarono grande clamore e una “tempesta” di reazioni politiche che andarono avanti per settimane. Secondo l’ipotesi dei magistrati milanesi, la consegna di quell’intercettazione sarebbe stata un regalo per l’allora presidente del Consiglio in vista delle successive elezioni politiche, dalle quali però uscì vincitore il centro-sinistra. E l’ex premier avrebbe ascoltato quel dialogo ancora top secret e poi ringraziato, «assicurando gratitudine eterna» a chi, in particolare Favata, il 24 dicembre gli aveva portato a Villa San Martino quel cadeau cercando di ottenere in cambio denaro. Inizialmente il procuratore aggiunto Romanelli aveva chiesto l’archiviazione della posizione dell’ex capo del Governo, ma il gip Stefania Donadeo ordinò l’imputazione coatta con conseguente rinvio a giudizio. E Fassino si è costituito parte civile, lamentando una danno «morale, politico ed esistenziale» e chiedendo un milione di euro di risarcimento ai fratelli Berlusconi.

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