giovedì, 24 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

LA “STRADA STRETTA” DI BERSANI PER UN GOVERNO CHE SANI L’ECONOMIA REALE
Pubblicato il 24-03-2013


Bersani-consultazioni

Con una mano è impegnato a incassare il sostegno delle forze sociali, con l’altra deve placare le nuove tensioni scoppiate nel Pd. Il “doppio binario” esecutivo-riforme istituzionali su cui si muove il tentativo di Pier Luigi Bersani di formare il governo oggi è diventato anche un doppio fronte. Esterno, per cercare una maggioranza, e interno per tacitare lo scontro in atto su una possibile apertura al Pdl che il leader continua a escludere ma che qualche renziano, e non solo, invoca. Ma la giornata di ieri si è chiusa con una telefonata chiarificatrice tra il segretario e Matteo Renzi. Il segretario del Pd ha ricevuto alla Camera imprenditori, cooperative, agricoltori e da tutti ha ricevuto lo stesso messaggio: la crisi è forte e il Paese è in ginocchio. Non senza toni drammatici, come quelli del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. “L’ossigeno sta per finire”, ha detto.

LE CONSULTAZIONI DEL SEGRETARIO – Ai suoi interlocutori Bersani ha chiesto di indicare le tre o quattro priorità per il Paese e raccolto la stessa riflessione sulla necessità di far partire subito un governo che affronti le emergenze, dai pagamenti della pubblica amministrazione, a un allentamento del patto di stabilità interno che consenta investimenti ai Comuni. E dai pragmatici rappresentanti di categoria ha raccolto la consapevolezza che il centrosinistra ha alla Camera una maggioranza che non può essere derubricata nonostante al Senato i numeri non ci siano. In Francia, ricordano al Pd, Francois Hollande ha vinto più o meno con gli stessi voti ma può governare e negli Stati Uniti le incertezze sul risultato contro Al Gore non hanno impedito a George W. Bush di diventare presidente.

“STRADA STRETTA MA L’UNICA SENSATA” – I colloqui con le forze sociali servono a Bersani per costruire una piattaforma su cui relazionarsi con le forze politiche che vedrà da domani nella speranza di coagulare un fronte che lo sostenga. Ma lo stesso quadro, con una “strada stretta ma l’unica sensata”, Bersani ha disegnato ai suoi interlocutori. Serve un governo che abbia “come cifra l’economia reale”, ha detto. Ma indispensabile è che la legislatura parta e per questo ha ribadito che la sua proposta “si rivolge a tutto il parlamento” e “rende possibile a ciascuna forza parlamentare di riconoscersi in toto, in una parte, per un aspetto”. Poi ognuno “può essere in grado di vedere qualcosa di positivo”: c’e’ chi potrà guardare “al cambiamento” e chi “alle riforme istituzionali”. E alla fine “ogni forza sarà davanti alle sue responsabilità”. Di certo, e Bersani lo ha chiarito anche nei colloqui di oggi, non è al Pdl che si rivolge quando pensa a un sostegno al suo governo. A Squinzi il leader del Pd ha ribadito la difficoltà di costruire maggioranze strane, alla luce anche dell’esperienza del governo Monti. Se e’ impossibile pensare di vedere Maurizio Gasparri ed Enrico Letta nello stesso esecutivo, altrettanto difficile e’ per Bersani ipotizzare un comune appoggio a un nuovo governo tecnico vista la paralisi cui si e’ arrivati con Monti.

LEGISLATURA, SI’ MA COME – Ora l’obbiettivo di Bersani è far partire la legislatura, mettendo su un binario l’azione di governo e sull’altro un nuovo clima che consenta di mandare in porto le riforme con una Convenzione. Di certo, avvertono al Nazareno, “non può esserci un confronto sulle riforme o sui ruoli istituzionali se non decolla un esecutivo”. Con questa piattaforma, e forte delle pressioni raccolte in questi giorni per la nascita immediata di un governo, Bersani si presenterà da domani alle forze politiche, Movimento 5 Stelle compreso. Nessuno si fa illusioni su un sostegno di Beppe Grillo che anche oggi ha sparato contro l’elezione di Laura Boldrini e Pietro Grasso, subito bacchettato dal segretario Pd. “Non ha il monopolio del cambiamento”, ha chiarito. Il giro di consultazioni comprende il Pdl, ma non si sa ancora se ci sarà Silvio Berlusconi. L’invito e’ stato formalmente rivolto ai gruppi parlamentari. Il cerchio dovrebbe chiudersi mercoledì sera. A quel punto Bersani valuterà se ritiene necessario un ulteriore approfondimento o salire già giovedì al Quirinale a riferire a Giorgio Napolitano. E’ vero che il Capo dello Stato ha chiesto tempi rapidi, ma anche “un lavoro ben fatto”, hanno spiegato al Pd. Al Presidente della Repubblica Bersani intende presentarsi anche con un sostegno unanime del suo partito che dovrebbe arrivare dalla direzione, in streaming, di domani sera. La giornata di oggi e’ stata però piuttosto nervosa.

I MAL DI PANCIA DEMOCRATICI – L’intervista con cui Graziano Delrio, vicino a Matteo Renzi, ha aperto a un “governo di scopo” invitando Pd e Pdl a “non fare capricci” ha fatto salire il sangue alla testa ai bersaniani doc. “E’ grave che, in ore decisive per la costruzione di un Governo adeguato alle sfide di fronte all’Italia, una parte del Pd intervenga per indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani prospettando una possibile maggioranza con il PdL per un Governo del Presidente”, ha aperto il fuoco Stefano Fassina su Facebook. Duro anche Enrico Rossi. “La strana maggioranza con il Pdl l’abbiamo pagata cara. Rifarla, significherebbe condannare il Pd alla propria fine”, ha chiarito il presidente della regione Toscana. I renziani non hanno gradito. “Non so a chi si riferisca Fassina”, ha spiegato Simona Bonafe’. Ironico Matteo Richetti: “Nell’accusa di Fassina a chi sta sabotando Bersani chiaro riferimento a chi oggi ha mandato Stumpo dalla D’Urso”, ha scherzato su Twitter. Ma anche dai franceschiniani e’ arrivato uno stop a Fassina. “Immagino che la sua sia una autocritica dei giovani turchi”, ha detto Antonello Giacomelli. Subito sono scattati i pompieri. “Possiamo evitare che tutti si diano addosso, all’interno del Pd?”, ha chiesto Pippo Civati, “perche’ oggi e’ volata qualche parola di troppo…”. Ha ostentato tranquillità dal canto suo Bersani. “Oggi mi sono occupato di tutt’altro e intendo occuparmi di tutt’altro”, ha premesso. “Il Pd a differenza di altri partiti vecchi e nuovi fa le riunioni in streaming”, ha ricordato, “siamo un partito che discute e rispondo solo a quelle discussioni”. In serata poi Bersani e’ stato chiamato da Renzi che lo ha rassicurato. “Non ho nessuna intenzione di indebolirti”, gli ha garantito. Dunque la discussione e’ rinviata a oggi. La direzione e’ convocata per le 19. Assente giustificato, per un impegno internazionale, Massimo D’Alema.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento