mercoledì, 23 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ocse, l’Italia ancora in recessione. Per uscirne puntare sulle riforme
Pubblicato il 28-03-2013


recessioneLa recessione non accenna a dare tregua all’Italia e all’Europa. La conferma arriva dall’Ocse che per il nostro paese prevede un Pil negativo dell’1,6% nel primo trimestre dell’anno, record negativo del G7, mentre per l’Europa la ripresa tardera’ ad arrivare con il mercato del lavoro dell’area euro che continuera’ a deteriorarsi. Notizie poco rassicuranti anche dalla Banca d’Italia secondo cui aumentano i debiti dello Stato verso le imprese: a fine 2011 erano pari a 90 miliardi, molti di piu’ rispetto ai 67 miliardi stimati dall’Istat. Le borse europee tuttavia stanno vivendo una giornata positiva grazie alle prese di beneficio mentre lo spread sale a 350 punti con il picco di 360 punti toccato in mattinata, livello massimo da settembre scorso. Milano avanza dell’1%, Londra dello 0,75%, Parigi dello 0,61%, Francoforte dello 0,45%.

FLESSIONE DEL PIL – Nell’Interim Assessment, l’Ocse prevede che il Pil dell’Italia registrera’ una flessione congiunturale dell’1,6% nel primo trimestre del 2013, per poi calare di un altro 1% nel secondo trimestre, il dato peggiore dell’area G7. Contrazione nel primo trimestre anche per l’economia francese (-0,6%), che dovrebbe pero’ tornare a crescere di uno 0,5% nel secondo trimestre. Riguardo all’Europa, nei primi mesi del 2013 l’attivita’ economica sta dando segnali di recupero in molte grandi economie ma una ripresa significativa richiedera’ piu’ tempo, rispetto all’accelerazione attesa in Usa e Giappone. La crescita nelle economie emergenti, prosegue l’Ocse, resta in media molto piu’ veloce che nei paesi avanzati, con la Cina che appare destinata a un incremento del Pil superiore all’8% nel primo semestre, e saranno proprio loro a trainare la ripresa globale, alla luce del loro aumentato contributo all’attivita’ economica mondiale.

PUNTARE SULLE RIFORME – La ricetta dell’organizzazione per uscire dal tunnel e’ la solita: puntare sulle riforme. Quelle strutturali varate in paesi come l’Italia, la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna “forniscono una solida base per un recupero di competitivita’ e per un aumento dell’occupazione una volta tornata a salire la domanda”. Non diverso il quadro fornito dal direttore centrale per la Ricerca economica e Relazioni internazionali della Banca d’Italia, Daniele Franco, nel corso di un’audizione in Parlamento. Oltre al peso del debito accumulato dalla Pa nei confronti delle imprese, l’analisi dell’Istituto spiega che “il quadro macroeconomico potrebbe risultare peggiore di quello previsto” nella relazione del governo “ove si riacutizzassero le tensioni sui mercati finanziari internazionali o se la ripresa dell’economia globale tardasse a manifestarsi”.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento