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Opinioni e commenti
 

Pdl, si riaccende il dibattito sulla successione al Cavaliere. Gelmini, Carfagna e Cattaneo alla finestra
Pubblicato il 20-03-2013


carfagna gelminiA volte le apparenze ingannano. Mai detto popolare fu più azzeccato per descrivere gli umori interni al Pdl in queste ore di grande incertezza per la politica italiana. E il partito di via dell’Umiltà non fa eccezione. Il ricompattamento degli eredi di Forza Italia contro la “magistratura politicizzata”, per dirla alla Grillo, è solo una foglia di fico che nasconde i veri dissidi interni. La paura che il Popolo della libertà possa essere escluso dai giochi di Palazzo (vedi Presidenza della Repubblica e Commissioni strategiche) è grande, così come grande è la preoccupazione che i guai giudiziari possano travolgere definitivamente il Capo. Ma questa eventualità spaventa soprattutto quelli che al di fuori dell’ombrello berlusconiano rischiano di scomparire sotto la tempesta del Movimento 5 Stelle, che ha sottratto sei milioni di voti alla Destra e, stando agli ultimi sondaggi, rischia di rosicchiarne ancora. Sono proprio loro a spingere perché il partito continui sulla linea del “Tutti con Silvio”, come da titolo della manifestazione di sabato a Roma per protestare contro le toghe “rosse”.

NON CHIAMATELI “ROTTAMATORI” – C’è poi un’altra parte del Pdl che questi timori non li vive con la stessa apprensione. Non che siano sleali con Berlusconi, ma preferiscono interrogarsi sul futuro, piuttosto che mantenere alto il livello dello scontro istituzionale, rischiando di rimanere marchiati a fuoco da iniziative che potrebbero anche rivelarsi pericolosi boomerang. Si tratta della nuova generazione di amministratori locali che sta crescendo sul territorio, a contatto con l’elettorato, e che non ha mai digerito le nomine calate da Palazzo Grazioli anziché scelte dalla base. Tra di loro il dibattito sulla successione al Cav non si è mai sopito, anche dopo l’exploit in campagna elettorale. Non amano essere chiamati “rottamatori”, ma lavorano al ricambio generazionale.

ATTACCO A “TRE PUNTE” – In questi giorni anche in via dell’Umiltà si stanno rendendo conto che questa realtà ormai è forte e pressante. Tanto che le varie correnti interne si stanno riorganizzando (e in alcuni casi anche fondendo) per studiare nuove strategie nel caso in cui il leader decidesse o fosse costretto ad abbandonare la politica. Ex FI ed ex An hanno firmato una tregua per ragionare di futuro, stavolta mettendo sul piatto dei nomi. C’è accordo anche sulla linea da adottare: giovani e donne devono essere il volto del centrodestra di domani, anche per rispondere all’avanzata di Renzi a sinistra. Si pensa ad un attacco a “tre punte” con Carfagna, Gelmini e Cattaneo, lasciando ancora aperta la discussione su chi, tra le ex ministre e il sindaco di Pavia, avrà i galloni di comandante. Tutti e tre hanno esperienza e conoscenza dei problemi reali del territorio. Inoltre, in più di un’occasione hanno dimostrato di saper affrontare dibattiti televisivi contro avversari tosti e anchormen ostici.

O CON ME O CONTRO DI ME – In attesa del futuro, a Roma i mal di pancia si moltiplicano dopo le nomine dei capigruppo. Fatta salva la scelta (indolore) di Schifani al Senato, a Montecitorio in pochi applaudono all’imposizione di Renato Brunetta da parte di Berlusconi. La maggioranza dei deputati aveva tentato di far cambiare idea al Cavaliere, lamentandosi dell’ex ministro con Alfano. Silvio, però, non ha ascoltato nessuno: segno che lo scollamento è insanabile e linea resta “o con me o contro di me”. Linea rafforzata dal “successo” ottenuto in Procura a Napoli, dove il gip ha respinto la richiesta di giudizio immediato avanzata dai pm Woodcock e Piscitelli, che lavorano all’inchiesta sulla presunta corruzione di senatori per far cadere Prodi nel 2007, per cui sono indagati De Gregorio, Lavitola e lo stesso Berlusconi. Silvio, che impugna la sentenza di divorzio da Veronica Lario, intanto, fuori dai tribunali dovrà inventare qualcosa per riprendersi il partito. Perché dal processo di rinnovamento politico non esistono legittimi impedimenti che lo possano salvare.

Dario Borriello

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