giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Per evitare il baratro è auspicabile la collaborazione tra progressisti e liberaldemocratici
Pubblicato il 27-03-2013


New economySe ci si ferma un attimo a riflettere sull’attuale confusione del quadro politico, è lecito affermare  che le aspirazioni del  riformismo socialdemocratico e cattolico della società e  del sistema politico rimangono quanto mai attuali e in attesa di risposte. All’inizio degli anni Novanta il riformismo socialista, pur restando una delle grandi forze politiche in Italia e nel mondo, appariva  alla  ricerca di una  ridefinizione della propria identità e delle strategie di governo di fronte agli sviluppi sociali della seconda metà del Novecento. Insieme al vecchio mondo, crollava in quegli anni la centralità della grande industria e del proletariato di fabbrica di origine ottocentesca. Veniva meno l’idea  dello Stato come centro pianificatore e della proprietà pubblica quale base privilegiata delle politiche sociali. La ristrutturazione del sistema industriale, l’avvento della new economy e lo sviluppo di nuove tecnologie, ha poi prodotto forti cambiamenti nel mondo del lavoro, creando nuove figure professionali e spostando continuamente le linee di distinzione di classe.

E’ PREVALSO UN NEO-LIBERISMO CHE HA ACCENTUATO LE DISUGUAGLIANZE – A fronte di questi cambiamenti e della crisi dei partiti storici, a partire dagli anni Novanta ha iniziato a prendere piede una corrente neo-liberista con una forte connotazione antipolitica. Finita cioè la pretesa della politica di incidere sulla condizione umana ci si è rassegnati al prevalere del mercato. Di qui il predominio dell’economia sulla politica, di qui il turbocapitalismo senza regole e controlli che ha accentuato le disuguaglianze e prodotto una enorme fragilità sociale. Fu detto: basta con i politici di professione! Vogliamo gli imprenditori che hanno fatto bene nelle loro imprese e che faranno bene nello Stato! Salvo scoprire in seguito che lo Stato non è un’impresa e che questo atteggiamento manicheo ha fatto emergere una classe politica che ha ereditato i difetti della vecchia, senza averne  i pregi.

ANCHE LA COSTRUZIONE EUROPEA HA ACCUMULATO UN DEFICIT DEMOCRATICO – Il turbocapitalismo ha velocizzato il processo di attribuzione di competenze sovrane a livello sovranazionale, spingendo per una costruzione europea che sconta oggi un deficit di democrazia. Questo ha determinato, a livello nazionale, non solo una enorme difficoltà di governare e determinare il corso delle cose, ma anche di applicare una fiscalità equa. La grande sfida è oggi quella di riguadagnare sovranità, intesa come capacità della politica di incidere sulla società per ridurre le disuguaglianze, anche attraverso una più pregnante e democratica governance europea. E la necessità di fare i conti con nuovi dati e con referenti sociali diversi pone alle forze socialiste l’urgenza di rivedere molte sue posizioni ed operare per un rilancio non più su basi angustamente nazionali. In altri termini  l’orizzonte deve essere quanto meno europeo.  A questo punto si pone il problema delle alleanze. Quali forze politiche potranno condividere questo progetto di ampio respiro?

FORZE SOCIALISTE E LIBERALDEMOCRATICHE PER AVVIARE UN NUOVO CICLO – Con le ultime elezioni, anche a seguito del rinnovamento imposto nei Partiti e l’inclusione di molti giovani e donne tra i candidati, vi è stata una ventata di freschezza e l’immissione di energie nuove in Parlamento. Però ora questo rinnovamento rischia di naufragare di fronte a posizioni intransigenti, incapaci di raggiungere i compromessi politici necessari a costruire un futuro comune. In questa situazione confusa, però, il riformismo socialista non può non incontrare la grande famiglia del pensiero cattolico, ben radicato in Italia e in Europa. Anche  il riformismo cattolico, in seguito al Concilio Vaticano II e alle profonde trasformazioni avvenute nella Chiesa – tutt’ora in corso come testimoniato dalla rivoluzionaria rinuncia di Benedetto XVI ed altrettanto rivoluzionaria elezione di Papa Francesco – in seguito alle contestazioni e alla dissoluzione del partito cattolico unico, sembra indirizzato a nuove forme di organizzazione politica. Ora, se l’esigenza di attuare politiche riformistiche rimane condivisa alle due aree, socialista e liberaldemocratica cattolica, pur nella difficoltà di trovare e percorrere vie nuove, forse è lecito auspicare una base comune di collaborazione per governare e rimettere ordine nel Paese. Un ciclo si è concluso; siamo a una svolta storica; si apre ora una nuova fase. Auguriamoci che la classe politica che è emersa dalle recenti consultazioni elettorali, non sprechi questa opportunità.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. Ma siamo sicuri che questa “…inclusione di molti giovani e donne tra i candidati…” o questa “ventata di freschezza” siano le cose di cui il nostro paese ha bisogno? Ben venga il rinnovamento ma, alla base, occorre che vi sia sempre la preparazione ovvero la capacità di rappresentare il paese. Guardando ed ascoltando molte delle nuove leve, mi sembra che purtroppo il baratro sia sempre pù vicino.

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