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Opinioni e commenti
 

Perugia: gli bocciano un finanziamento e lui uccide due impiegate in Regione. Il criminologo, nessuno vigila sulla malattia mentale
Pubblicato il 06-03-2013


Perugia-2 impiegate ucciseHa sparato con la sua pistola Beretta 9×21 semiautomatica, regolarmente denunciata, Andrea Zampi, il perugino di 40 anni che, stamani, ha ucciso due impiegate negli uffici della Regione Umbria prima di togliersi la vita. Secondo le prime ricostruzioni, non si tratterebbe di follia, ma di frustrazione e disperazione di fronte al fallimento dei progetti di ricerca della sua agenzia che avrebbe voluto proiettare a livello nazionale ed internazionale. Queste, almeno, sembrerebbero al momento le ragioni alla base del gesto di oggi a Perugia. L’uomo, titolare di un’agenzia di formazione del settore moda intorno alle 13 si è presentato armato di pistola negli uffici al quarto piano del Palazzo del Broletto che ospita l’assessorato alle Politiche sociali e formazione professionale ed ha affrontato due impiegate protestando, sembra, per la mancata concessione di incarichi alla sua agenzia.

LA DINAMICA – L’uomo è entrato nell’edificio urlando frasi tipo «Mi avete rovinato», ha quindi sparato, uccidendo una delle interlocutrici e ferendo gravemente l’altra, deceduta poco dopo, e si è spostato in una stanza adiacente sempre al quarto piano per rivolgere l’arma contro se stesso. Immediato il panico all’interno delle stanze e caos anche all’esterno. Sul posto oltre ai medici del 118 sono intervenuti il magistrato di turno Massimo Casacci, il Questore Niccolò D’Angelo, il Sindaco Wladimiro Boccali. La Presidente della Regione Catiuiscia Marini sta rientrando da Roma dove partecipava al vertice del Pd. I tre corpi sono ancora all’interno del Palazzo.

COMUNE SOSPENDE MANIFESTAZIONI PUBBLICHE – Dopo i fatti, il Comune di Perugia «ha deciso di annullare tutte le manifestazioni pubbliche in programma per oggi e proclamare il lutto cittadino»: lo riferisce una nota dell’ente, spiegando che la decisione fa seguito a quanto avvenuto stamani negli uffici della Regione.

PER IL SINDACO ALLA BASE DEL GESTO CI SONO «DISTURBI PSICHICI» – «Quanto accaduto è frutto di una crisi economica e sociale ma, in questo caso, andiamo oltre, siamo nella dimensione di squilibri personali e privati. Oltre al dramma sociale c’è una persona con disturbi psichici che individua, in alcuni dipendenti di una struttura pubblica, il responsabile dei propri problemi». Lo ha detto Wladimiro Boccali, sindaco di Perugia, aggiungendo che «alcuni siti di informazione definiscono quanto accaduto “solo l’inizio”, mischiando problemi legati alla burocrazia e crisi economica. Per il sindaco «bisogna stare attenti a gettare questa ventata di odio e veleno. Sono rimasto sconvolto, sento su di me molte delle responsabilità di questo disagio».

PER I CRIMINOLOGI “MASS MURDER” COME NEGLI USA – «Un classico caso di mass murder, un fenomeno molto diffuso negli Stati Uniti ma non finora in Italia». Così Vincenzo Mastronardi, docente di psicopatologia forense all’Università La Sapienza di Roma, giudica l’omicidio-suicidio avvenuto a Perugia. «Un fenomeno in aumento a causa della crisi e che appare destinato a peggiorare proprio per la situazione economica», aggiunge il professore. «All’Università “La Sapienza” abbiamo condotto uno studio sui suicidi in Grecia e in Spagna – riferisce Mastronardi – e abbiamo riscontrato una crescita a dismisura dei casi rispetto al periodo pre-crisi. Sono dati preoccupanti che hanno stupito anche noi». Secondo Mastronardi, i fattori da tener presente nei casi di “mass murder” sono tre: «prima la depressione, quindi il narcisismo, che rappresenta la miccia per far esplodere la tragedia; infine, la bassa soglia di tolleranza». E proprio la prima condizione, cioè la depressione, scaturita a volte dalle difficoltà finanziarie, sta diffondendosi sempre di più tra gli europei.

IN ITALIA PIU’ DIFFUSO IL “FAMILY MURDER” MA CRESCONO I “MASS MURDER” PER LA CRISI – «Finora in Italia» ha osservato il criminologo «sono stati più frequenti i “family murder” mentre negli Stati Uniti capita più spesso che qualcuno, in preda ad una crisi depressiva, entri in un locale pubblico, compi un omicidio e poi si suicidi o si procuri la morte, scatenando l’intervento della polizia». Anche per il criminologo Francesco Bruno, fatti come quello avvenuto a Perugia «sono sempre più frequenti da 4 anni a questa parte e diventeranno ancora più numerosi». «In una realtà repressiva e persecutoria – è l’analisi di Bruno – le persone sono sempre più esposte ai colpi della depressione». «Negli ultimi 4 anni – fa notare lo studioso – la crisi ha provocato molti suicidi e proteste forti, come quelle dei minatori sardi e degli operai dell’Ilva di Taranto. Ci troviamo davanti a situazioni spaventose che non lasciano spazio a soluzioni; un 10% di individui non sono in grado di affrontarle e si ammala. La malattia può concludersi con la morte propria o di altri». «Ma in Italia – aggiunge Bruno – la malattia mentale non è sorvegliata da nessuna entità». Secondo Bruno, episodi di omicidio-suicidio come quello di Perugia avvengono solitamente «nella piena maturità, intorno o dopo i 40 anni», proprio l’età dell’imprenditore umbro.

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