lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Processo Meredith: per la Cassazione è tutto da rifare. Un “caso marò” alla rovescia?
Pubblicato il 26-03-2013


Sollecito-Amanda-MeredithIl processo d’appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, assolti in secondo grado per la morte di Meredith Kercher, va rifatto. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello sull’omicidio di Meredith Kercher e cancellato le assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. I giudici hanno accolto il ricorso del procuratore generale che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di secondo grado con cui erano stati assolti i due ex fidanzati “perché il fatto non sussiste”. Inoltre, la Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Amanda Knox contro la condanna a tre anni di reclusione per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, che la stessa Knox aveva accusato del delitto di Meredith: la condanna, dunque, è divenuta definitiva ma la Knox ha già scontato la pena. Il nuovo processo si celebrerà a Firenze e rianalizzerà l’intero impianto accusatorio e della difesa ha spiegato il procuratore generale della Cassazione Luigi Riello che si è detto soddisfatto della sentenza perché la corte «ha accolto le nostre tesi».

IL MONDO SCOSSO DALLA DECISIONE – La decisione della Corte di Cassazione scuote non solo l’Italia, ma anche Londra e l’America tutta. E la notizia di questa mattina da Roma si diffonde in un attimo Oltremanica e più in là, Oltreoceano. Per motivi differenti: in Gran Bretagna l’opinione pubblica ha ancora sete di giustizia e cerca i colpevoli dell’uccisione di Meredith, la studentessa inglese trovata in un lago di sangue a Perugia nel novembre 2007. Negli Stati Uniti sono invece convinti dell’innocenza di Amanda, diventata nel frattempo anche una sorta di fenomeno mediatico. “L’alta corte italiana capovolge l’assoluzione di Amanda Knox e ordina un nuovo processo per la morte della sua compagna di stanza” titola il Washington Post, specificando che il nuovo procedimento dovrà tenersi a Firenze, e non più a Perugia. Pochi, per ora, i commenti alla notizia, che viene riportata solo in stile cronachistico: ma l’interesse è notevole. Nbc News sottolinea che «Amanda Knox dovrà essere nuovamente processata».

REAZIONI OPPOSTE – Particolarmente “colpito” il Seattle Times, il giornale della città natale di Amanda, dove nel frattempo la ragazza è tornata da cittadina libera, e ora la domanda è se tornerà in Italia per farsi processare o se dovremo fronteggiare una sorta di “caso marò” al contrario. La stampa britannica inquadra la notizia ovviamente più dalla parte della vittima. «Sono felice che la Corte Suprema abbia visto le falle che c’erano nella sentenza di assoluzione e credo che il prossimo processo sarà più serio e imparziale» sono le parole del legale della famiglia Kercher, Francesco Maresca, riportate dal Telegraph. Il Guardian invece spiega che la famiglia Kercher non era presente al momento della sentenza, così come i due imputati, ma riporta un dichiarazione rilasciata da Amanda Knox, che la giudica «infondata: è davvero doloroso ricevere la notizia che la Corte suprema italiana ha deciso di rivedere il mio caso quando la teoria del mio coinvolgimento nell’omicidio di Meredith, portata avanti dall’accusa, è stata già ripetutamente dimostrata inattendibile». Commenti amareggiati anche dalla Puglia: «Pensavo si potesse mettere la parola fine a questa vicenda» ha detto Sollecito all’avvocato Luca Mauri. Il legale ha ricordato che oggi è il suo compleanno, compie 29 anni, ma non deve essere deluso perché è innocente».

L’AVVOCATO BONGIORNO, «SERIE INFINITA ERRORI DELLA SCIENTIFICA» – «Non vogliamo mettere nessuno sul banco degli imputati ma abbiamo dimostrato in modo inequivocabile che la polizia scientifica ha commesso una serie infinita di errori». Lo ha affermato l’avvocato Giulia Bongiorno, uno dei legali di Raffaele Sollecito, intervenendo davanti alla prima sezione penale della Cassazione chiamata a decidere sul ricorso della Procura generale di Perugia contro la sentenza che ha assolto lo stesso Sollecito e Amanda Knox dall’accusa di aver ucciso Meredith Kercher. L’avvocato ha sottolineato soprattutto il lungo lasso di tempo, 47 giorni, intercorso tra un primo e un secondo sopralluogo della scientifica nella casa del delitto: «Che cosa è successo tra i due accessi? Come è normale, nella casa è entrata una serie di persone impegnata in perquisizioni, cioè a guardare dappertutto e a rovistare ovunque. E’ nel secondo sopralluogo che viene ritrovato il gancetto del reggiseno di Meredith, un gancetto di un altro colore e in un’altra zona della stanza: come si può escludere che ci sia stata contaminazione?». L’avvocato Bongiorno ha parlato di «processo mediatico» e ricordato l’«abisso» che esisterebbe tra le prove raccolte a carico di Rudy Guede e quelle di cui disponeva la Corte d’assise di Perugia: «In particolare nella stanza del delitto sono state trovate moltissime tracce genetiche di Guede, se ci fossero stati anche loro sarebbero state trovate anche le tracce di Amanda e Raffaele. Non è ipotizzabile una scena a tre in cui esistono tracce copiose di uno e non esistono tracce degli altri due. Non so se il delitto di Guede sia stato commesso in concorso con altri ma nel caso fosse così non è detto che gli altri debbano essere Knox e Sollecito».

DUE PESI E DUE MISURE – Paese che vai giustizia che trovi. Mentre l’Italia si interroga sulla sorte dei due fanti di marina rientrati in India dove affronteranno un processo per omicidio, il Paese e il mondo assistono ad una sorta di “caso marò” al contrario. Da un lato, l’India ha rivendicato con forza la restituzione dei due militari per sottoporli a processo secondo le loro leggi, ottenendo un dietrofront del governo italiano che aveva cercato di alzare la voce non tenendo fede agli impegni. Dall’altro, nel Belpaese avviene che, una persona fortemente sospettata di un delitto efferato viene lasciata andare a seguito di un’assoluzione dettata da un processo la cui forma è stata riconosciuta come “viziata”: difficilmente, in caso di condanna, si prevede che la Knox possa rientrare per scontare il suo debito con la giustizia. L’Italia si attesta sempre più sullo stereotipo di pizza, mandolino e sole. Vent’anni di berlusconismo hanno fatto anche questo.

 

 

 

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