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Opinioni e commenti
 

Pubblicità shock o sciocca? Anche il femminicidio pur di vendere uno strofinaccio
Pubblicato il 28-03-2013


eliminatracce--620x420“Il fine giustifica i mezzi” dice il detto, erroneamente attribuito dalla vulgata a Machiavelli. In molti ricordano le polemiche innescate dalle foto-shock di Oliviero Toscani, uno dei più importanti fotografi italiani. E il caso si ripete, questa volta, però con un tema davvero delicato: la violenza di genere e, addirittura, il femminicidio.

LA MACABRA PUBBLICITA’ – Stanno facendo discutere parecchio in Campania i cartelloni di una pubblicità di una marca di strofinacci prodotti dalla “Clendy”, azienda di Casoria specializzata, come recita il suo stesso sito web, in «prodotti per la casa e cura della persona». L’immagine raffigurata è raccapricciante. Viene mostrato un uomo, giovane, seduto sul letto accanto al corpo di una donna apparentemente esanime, uccisa. Sopra la scritta “Elimina tutte le tracce”. E dello spot esiste anche una versione a parti invertite raffigurante una donna elegante con in mano lo strofinaccio e, sullo sfondo, un uomo a terra senza vita.

VALENTE (PD), «INNEGGIANO AL FEMMINICIDIO» – Insomma degli spot che stanno scatenando non poche polemiche visto che, proprio rispetto al tema della violenza di genere e del femminicidio, è allarme in italia con più di centro casi registratisi lo scorso anno. Forte la posizione di condanna della deputata del Partito Democratico e coordinatrice delle donne democratiche nella regione Campania, Valeria Valente che ha detto: «Ancora una volta per le strade di Napoli manifesti pubblicitari sessisti che ledono fortemente l’immagine delle donne e che stavolta inneggiano addirittura al femminicidio» chiedendo al sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, di far rimuovere immediatamente i manifesti. «Assieme alle altre colleghe del gruppo Pd alla Camera ci impegneremo per intervenire in materia e per rendere la disciplina del settore coerente con la normativa europea».

C’ERA UNA DELIBERA CONTRO QUESTO TIPO DI MANIFESTI – Per l’esponente democratica, «è inaccettabile che a Napoli si verifichino ancora questi episodi soprattutto se si considera che proprio per impedirli, nel dicembre del 2009, quando io ero assessore alle Pari Opportunità al Comune di Napoli, approvammo una delibera di Giunta dal titolo “Città libera dalla pubblicità lesiva della dignità femminile” che interveniva con durezza sul tema e istituiva a tal fine un gruppo di monitoraggio e sensibilizzazione sulle pubblicità e le immagini commerciali potenzialmente pericolose». «Che fine ha fatto quella delibera?» si chiede la Valente. Un problema non da poco. Sicuramente, nel frattempo, l’anonima Clendy però ha ottenuto lo scopo di avere pubblicità.

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Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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