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Opinioni e commenti
 

“Solo andata”, il romanzo di Annalisa De Simone. L’autrice: «Una storia corale con sfumature e parabole»
Pubblicato il 19-03-2013


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Una storia che si snoda tra due città: Roma e Parigi. Un amore che sfocia nell’ossessione. Un’ossessione che ha un nome, Anne. Un uomo che per dieci anni si lascia paralizzare da lei e dall’ossessione di lei. L’erotismo e l’indagine psicologica che si ritagliano un loro spazio, in un’alternanza di passato e presente. E un biglietto di “Solo andata”. Che è anche il titolo del primo romanzo di Annalisa De Simone, classe 1983, aquilana di nascita, e una carriera artistica come danzatrice, coreografa e attrice. Da pochi giorni la sua opera d’esordio, edita da Baldini&Castoldi Dalai Editore, è disponibile nelle librerie, mentre martedì 26 la “Fandango Incontro” di Roma ospiterà la presentazione del libro che vedrà gli interventi dello scrittore Mario Desiati e dell’attore Fabio Troaino, che leggerà alcuni passi. «Non è un romanzo d’amore, ma è una storia corale, con sfumature e parabole» racconta all’Avanti! l’autrice.

De Simone, “Solo andata” è il suo primo romanzo. Un romanzo di tracolli e di speranze, dove c’è spazio per l’amore, la perversione e il disincanto.

Avevo già fatto alcuni tentativi di scrittura, ma senza pubblicare i racconti che avevo elaborato. Poi ti ritrovi a vivere quei giorni in cui il coraggio è consistente e un moto di fiducia ti invade. E ho deciso di cimentarmi in un romanzo.

Qual è la spinta che l’ha condotta a concepire e realizzare “Solo andata”?

La mia spinta ha radici egoistiche. Secondo me la lettura e la scrittura sono una forma di conoscenza che consente di andare in profondità. Io lo faccio per me stessa, non c’è stata alcuna urgenza di tirare fuori un mio mondo interiore, che a non farlo sarebbe stato un peccato.

Spunti autobiografici?

No, non è un romanzo autobiografico. C’è senz’altro tanto di me, ma le storie che narro non le ho vissute realmente.

Il romanzo è ambientato soprattutto a Parigi.

Si svolge tra Roma e Parigi, le due città che più conosco e amo. L’inverno nella capitale francese è lungo e duraturo ma, a differenza delle altre città, non è letargico.

Una scelta voluta?

C’è stata una volontà razionale, quella di non parlare de L’Aquila, la mia città d’origine. La ferita è troppo recente e ancora sanguinante.

Il romanzo rappresenta un’opera di fallimento e di speranze, ove si insinua l’amore. Per l’amore c’è sempre spazio?

L’amore è un elemento portante della vita. Il mio non è un romanzo d’amore, ma è una storia corale, con sfumature e parabole.

Si può definire un amore “ossessionato” quello di Edo verso la “sua” Anne?

Assolutamente sì. Edo è divorato dall’ossessione e dalla carnalità nei confronti di Anne, una donna egoista, graffiante, irresistibile e irrequieta. Edo si poi rifugia in Camille, che è invece pacata, ossequiosa, ma senza trovare equilibrio che ricerca.

Quale modello maschile rappresenta il protagonista del suo romanzo?

Secondo me Edo è un personaggio contemporaneo. Si muove per forza di inerzia, subisce la carenza. Si fa trascinare dagli eventi senza imprimere una direzione. A mio avviso è uomo molto attuale, sintomatico di una certa contemporaneità.

Silvia Sequi

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