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Opinioni e commenti
 

Uomini che odiano le donne: diciamo basta alla violenza e non solo l’8 marzo
Pubblicato il 07-03-2013


Violenza-donneLe statistiche sono agghiaccianti: in Italia viene uccisa una donna ogni due giorni. La cosa inquietante è che si tratta di un dato costantemente in crescita. Un fenomeno che non si riesce ad arginare, nonostante la repulsione montante dell’opinione pubblica e le misure di prevenzione, che, per quanto ancora insufficienti, tuttavia sono in campo. Allora il quesito che si pone è: come sconfiggere un fenomeno così aberrante e inaccettabile? Il primo passo da compiere sarebbe quello di modificare l’assurdo concetto del maschio dominante. Nonostante la grande cassa di risonanza mediatica che vi è su questi temi, sono ancora molte le donne che non riescono a reagire in modo adeguato a questo fenomeno, che,  sicuramente in buona fede, le attanaglia.

PERCHE’ ANCORA SI PERDONA PER AMORE? – Moltissimi casi di violenza ogni giorno vengono sepolti sotto l’ombra del silenzio, per paura, per pudore o per la speranza che le cose migliorino nel tempo. Si perdona “ per amore”, ci si convince che molto probabilmente la colpa di tali violenze dipende proprio da noi. Ma come è possibile che in un mondo dove sempre più le donne acquistano il loro protagonismo, praticamente in ogni campo in cui si svolge la convivenza civile, si sia ancora così drammaticamente in ritardo nel riconoscere i pericoli determinati dal mutato rapporto uomo-donna e nell’individuare e denunciare situazioni potenziali di violenze e di abusi? Quali fragilità psico-sociali intervengono? E’ necessario partire dal rispondere a questi interrogativi e dall’individuare una tipologia capace di connotare un violento. Possono aiutarci in questa ricerca dei casi di scuola: l’uomo che maltratta è interessato più a dominare che ad amare, mette in moto vere e proprie strategie di mortificazione attuate tramite il potere e il controllo esercitato sulla vittima dando inizio ad una catena di sopraffazioni e di sofferenze senza fine. I maltrattamenti messi in atto da questi uomini non sono solo fisici, ma anche psicologici e inducono sulle vittime veri e propri complessi di colpa dagli esiti distruttivi. Una donna maltrattata appare impaurita, confusa, insicura, con scarsa stima di sé, riesce a relazionarsi con grosse difficoltà in quanto permangono in lei, sensi di colpa e di vergogna per non essere riuscita a salvare il valore della famiglia e il ruolo della donna all’interno di questa.

PREVENZIONE, SOSTEGNO ALLE VITTIME E PENE ESEMPLARI AI VIOLENTI –  Quali possibili linee di intervento? A mio parere è necessario operare su tre filoni distinti: il primo riguarda la prevenzione, il secondo il sostegno alle donne vittime di violenza e di abuso, il terzo la esemplare repressione e punizione dei reati. Sulla prevenzione si sta lavorando molto. Innanzi tutto esiste un problema di presa di coscienza da parte delle donne, perché divenga  inaccettabile subire e giustificare, senza denunciare, fenomeni violenti; occorre convincersi che, in genere, ad un primo episodio di violenza non contrastato ne seguono altri. Quindi è necessario che le donne si avvalgano di tutte quelle strutture (centri anti violenza e simili) anche in forma anonima, che possono offrire un adeguato sostegno. Così come parlarne chiaramente in famiglia può risultare a volte un fattore risolutivo. In ogni caso il nemico da sconfiggere resta sempre la sopportazione silente e la malintesa vergogna che porta le donne a non confidarsi con chi potrebbe essere loro di aiuto. Diciamo basta a questo scempio, ribelliamoci con tutte le nostre forze ad un fenomeno che reclama pene esemplari, certezza della loro esecuzione e soprattutto promuoviamo un salto di qualità nella presa di coscienza collettiva che occorre qui ed ora una superiore assunzione di responsabilità da parte di tutti: l’otto Marzo può rappresentare l’occasione migliore per mettere al centro delle nostre riflessioni questa problematica. Da Socialiste e da Socialisti, come è scritto nel nostro DNA.

Giovanna Miele

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Commenti all'articolo
  1. Concordo pienamente sui 3 aspetti d’intervento. Penso, come rafforzativo della prevenzione, che alla prima denuncia di maltrattamenti dell’uomo ci sia un intervento adeguato delle istituzioni per dissuadere realmente alla ripetizione e una doverosa sorveglianza a protezione della donna e dei figli. Negli ultimi tempi si sono verificati colpevoli ritardi su alcuni fatti poi finiti in tragedia. L’8 marzo di quest’anno sia una occasione per far maturare decisioni adeguate a tutela delle donne dalle inaudite violenze.

  2. Giusta l’analisi del problema e giuste le linee guida per risolverlo ( prevenzione, gestione e repressione), ma ora le linee guida si debbono concretizzare in proposte operative ed attuabili in tempi brevi.
    Ad esempio, parlando della violenza in ambito familiare , la legge non è ancora in grado di intervenire quando la violenza è solo preannunciata con segnali inequivocabili ed ineluttabilmente prossima a concretizzarsi.
    Come per lo stalking è necessaria una legge che consenta di intervenire tempestivamente ( anche contro la volontà della donna) ed evitare il fatto compiuto.

  3. Il problema della repressione e punizione efficace (aspetto di assoluta importanza per affrontare il problema) in realtà non è risolvibile nella misura in cui praticamente nessun reato in Italia è punito efficacemente: la soluzione sarebbe molto semplice, modificare la legge in modo che la prescrizione di qualunque reato resti sospesa per tutta la durata del processo una volta che l’imputato sia rinviato a giudizio (come avviene in Francia). In questo modo ci sarebbe veramente certezza della pena.

  4. E’ bello leggere articoli che sensibilizzano su tematiche importanti come, in questo caso, quello della violenza sulle donne.
    Ogni forma di violenza è un atto deprecabile, quella sulle donne e sui minori sconvolge le coscienze di tutti. Per anni mi sono occupato di questi temi, dal bullismo, alla pedofilia passando per lo stalking, fenomeno che colpisce per lo più le donne appunto. L’ISTAT stima in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di atti di violenza fisica o sessuale nel corso della vita e nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate;
    sempre l’ISTAT afferma che le violenze domestiche verso le donne sono classificabili come “gravi”.
    Ho presentato una proposta di legge in merito, da consigliere alla Regione Lazio, volta a monitorare il fenomeno sul territorio , proposta che si è poi trasformata in legge tramite un emendamento ad una legge di bilancio. Avevo anche proposto una mozione perché la Regione pensasse ad un potenziamento della rete sul territorio a tutela delle vittime della violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia e stalking, anche con accordi con ASL e associazioni forensi per un supporto legale.
    Ma ho presentato anche proposte per sportelli contro la pedofilia, contro il mobbing e contro i fenomeni di bullismo.
    Insomma c’è purtroppo tanto da fare e l’impegno di ciascuno, secondo le sue possibilità e competenze, deve essere quello di portare il proprio contributo per cambiare le cose.

  5. Davvero un articolo fatto bene. Purtroppo questi problemi in Italia vengono presi in considerazione solamente quando una delle donne che subisce abusi e/o violenze è una persona di nostra conoscenza, e ritengo che questo menefreghismo generale abbia ridotto l’Italia nella situazione in cui versa oggi, ovvero di declino totale. E’ ammirevole tirare la testa fuori dalla sabbia e cercare di capire quali sono i mali dei nostri giorni come ha fatto Lei con questo interessante articolo. Lei ci ha fatto riflettere, ci ha fatto porre molte domande, fornendoci le giuste linee guida per risolvere la problematica. Spero di continuare a leggere ancora molti suoi articoli e soprattutto spero che anche le istituzioni possano in futuro modificare le leggi vigenti al fine di reprimere in modo forte questo grande male dei nostri giorni che oltre a svilire la figura della donna, svilisce la figura dell’essere umano sotto ogni aspetto.

  6. complimenti per l’articolo che ha approfondito anche dal punto di vista psicologico la figura sia della vittima che del carnefice. Condivido a pieno le tue linee di intervento, sopratutto considerato il fatto che apparteniamo ad una società dove il corpo della donna viene sempre più mercificato e dove qualsiasi tipo di abuso viene “minimizzato”, le pene devono essere esemplari e ” garantite”

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