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Opinioni e commenti
 

Vendola rilancia il dialogo con Grillo e manda in soffitta quello con Monti
Pubblicato il 06-03-2013


Vendola-SelStop ai moderati, aperture al programma dei grillini, recuperare il rapporto con la pancia del Paese, ma soprattutto presentare alle Camere un programma e una squadra di governo che “stupiscano”. È questa la ricetta indicata ieri a Roma dal leader di Sinistra ecologia e libertà, Nichi Vendola, al termine della prima fase della Direzione nazionale del partito, che si è aggiornata alla prossima settimana, dopo più di sei ore di lavori, da cui è emerso che una parte di Sel crede ancora nell’alleanza con il Movimento 5 Stelle, ma allo stesso tempo che c’è una frangia (minoritaria) che si prepara all’eventualità di un ritorno alle urne, interrogandosi sulla validità dell’alleanza con il Pd.

VENDOLA HA ASCOLTATO L’ASSEMBLEA PRENDENDO APPUNTI – Vendola è rimasto ad ascoltare, inchiodato alla sua sedia, tutti gli interventi dell’assemblea. Per ore ha preso appunti senza mai replicare anche a chi gli ha mosso critiche per l’atteggiamento “troppo dimesso” che ha tenuto in questa campagna elettorale. Ma a fine giornata, il governatore della Puglia ha lasciato intendere che quei rimproveri avevano colpito nel segno. “Abbiamo riflettuto su quella che io ho chiamato la ‘sindrome del cigno nero’, che colpisce da tempo il centrosinistra. Una sorta di propensione alla sconfitta – ha detto infatti Vendola a margine dei lavori – In una campagna elettorale in cui i populisti hanno parlato alla pancia del Paese, il centrosinistra ha parlato di Monti. Lo strabismo, lo sguardo puntato verso i moderati ha portato fuori strada il centrosinistra. Non capiva quanto profonda fosse la domanda di cambiamento che scaturisce dalla crisi sociale del Paese”.

VENDOLA: SERVE UN GOVERNO DI CAMBIAMENTO, DI ANTI-TECNICI – Non c’è solo critica, nelle parole del leader di Sel. “Ora siamo difronte a un Paese diviso in tre. Ma la paralisi politica non può essere la risposta alle tante domande, anche tumultuose, che arrivano dalla pancia dell’Italia. Sono domande di giustizia sociale, di cambiamento, di esercizio di diritti elementari di cittadinanza”. Vendola ha un’idea in testa e la sostiene con grande fermezza, pur senza lanciarsi in toto-nomine che lui stesso paragona alla “composizione di una tarantella”. “Serve un governo di cambiamento, di anti-tecnici che non sia eterodiretto dalle lobby economico-finanziarie. Serve un governo composto da personalità che incarnano, nelle loro biografie, quel sentimento di tutela dei beni comuni, che abbiano quella propensione a guardare alla crisi ambientale come al luogo fondamentale su intervenire per migliorare la qualità della vita”.

UNA MAGGIORANZA CHE DEVE COINVOLGERE M5S – In poche parole, ci vogliono “personalità e un programma che lancino un messaggio forte di speranza all’Italia”. E se toccasse a Bersani questo compito suggerisce di “presentarsi alle Camere con un programma che ha l’ambizione di parlare all’Italia, e con una squadra di governo che possa stupire e dare speranza all’Italia”. Il tutto in una maggioranza che deve coinvolgere il Movimento 5 Stelle e non i cosiddetti Montiani. Perché per Vendola “Grillo è chiaramente uno dei vincitori assoluti delle elezioni e Monti uno dei perdenti”. E questo “dovrebbe far riflettere”. Soprattutto i grillini che ora hanno “oltre agli onori anche gli oneri” di confrontarsi con la crisi e la vita di tutti i giorni del Paese, a partire dal rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per cui vanno trovate risorse entro giugno. Questo significa “prendersi ognuno le proprie responsabilità”. Anche per il centrosinistra, che Vendola esorta a prendere sul serio le proposte programmatiche del M5S per costruire quel “governo del cambiamento” di cui ha bisogno l’Italia, ma che va messo in piedi un “passo alla volta, sapendo che il passaggio è molto stretto”. Manca ancora qualche giorno per provare a trovare un accordo e il governatore della Puglia ci crede. Ora, però, la parola passa al Pd, e a Grillo.

Dario Borriello

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