martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Altri occhi ancora”, poesie e racconti di Katia Simmi: «La scrittura, al contrario della vita, è un luogo dove non scegli l’itinerario, ma le tappe»
Pubblicato il 07-05-2013


Altri-occhi-ancora-Katia SimmiScrive senza pretese. Anzi una pretesa c’è. Ed è quella di fermare, per sempre quell’emozione, quell’esperienza emotiva, che talvolta svuota, ma spesso riempie. In ogni caso per Katia Simmi, giornalista nonché autrice e regista televisiva, scrivere è una necessità. E se la poesia è il primo piano di un tempo accertato, il racconto rappresenta il luogo in panoramica di quella stessa emozione. E queste poesie, insieme ai racconti brevi, costituiscono “Altri occhi ancora”, disponibile online su Lulu.com o Ilmiolibro.it oppure su ordinazione nelle librerie Feltrinelli. All’Avanti! Simmi racconta che da altri ha imparato che leggere può mutare la visione del mondo e delle cose che ognuno di noi ha «ma scrivere consente almeno un ulteriore tentativo, necessariamente umile ma non silenzioso, di non permettere al mondo, alle cose, di farlo».

Simmi, “Altri occhi ancora”. Perché questo titolo?

Il titolo fa riferimento a un racconto del libro “So lonely”. Nello specifico è la descrizione di un amore filiale, mentre in generale è l’affermazione che seppure verranno altri occhi, altri amori, ogni sguardo è unico e insostituibile. Come scrivo nel racconto: “Ma altri occhi ancora non serviranno a rispondere a certe domande, come altre risposte non serviranno per altrettanti amori, perchè non basta cambiare il nome ai colori.”

Da dove origina l’idea di scrivere queste poesie?

Chi scrive scrive da sempre, non si sveglia una mattina e inizia a farlo. Scrivere per me è sempre stato un gesto estremamente intimo: nei confronti di se stessi perché rende nudi, nei confronti del mondo, forse il più temibile, perché il giudizio sarà insindacabile quanto il diritto a farlo. Secondo me la scrittura è come una bambola russa nella quale, e dalla quale, un’idea è solo un’altra emozione, dove al contrario della vita, non scegli l’itinerario, ma le tappe.

Il libro si avvale anche di quattro racconti brevi.

Sì. I racconti che seguono sono nati, prima o dopo, attorno, dentro e sopra, a quell’emozione, rappresentano lo sviluppo di quel momento poetico. È sempre quella la mia tematica, non sono io, ma è quello che mi accade, sono i miei rapporti con gli altri. Da lì ho preso spunto per ampliare quel raggio di sentimenti che ho per la vita. Che non sono solo sensazioni, ma anche sentimenti che mi portano a riflettere, e anche a rispettare me stessa e gli altri. Senza gli altri non si vive.

Qual è il suo rapporto con la solitudine?

Sono io stessa una persona che rincorre la solitudine, ma ho capito che è un’esigenza necessaria per un momento. La solitudine, come dice Bernardo Bertolucci può essere una conquista o una condanna. Per me è una necessità che non consente mediazioni, ma è temporanea, episodica, e mai formale. La solitudine più che uno spazio è un tempo, per il quale la durata non è contrattabile. Si cresce e ci si addolora immancabilmente attraverso gli altri. Non è certo un caso che la felicità è condivisione.

Perché la scelta di autopubblicare il libro?

Perché l’idea di autopubblicazione varca i confini di ciò che gli altri possono scegliere per te. È una pubblicazione finalizzata per mettere un punto su ciò che avevo vissuto in questi anni, ma ciò non toglie che sia un momento di passaggio. Chi di noi non si ritrova a dover superare momenti di difficoltà sia a livello sentimentale che esistenziale. Ciò però non basta a farci dire “basta”.

Silvia Sequi

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