lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Andreotti, il logorio del potere e i “cattivi pensieri”. Ecco gli aforismi del Divo
Pubblicato il 06-05-2013


Andreotti-vignette-aforismi“Il potere logora chi non ce l’ha”. E’ questo, senza alcun dubbio, l’aforisma più celebre fra quelli di Giulio Andreotti. Anche se la frase non è sua, bensì, sentenziano gli storici, del celebre politico e diplomatico francese del Settecento, Charles Maurice de Tayllerand. Un paio di secoli dopo Andreotti la ripropone e da quel momento, imprecisato per la verità, la frase diventa ‘sua’. Ma sono tante le frasi celebri di quello che si è affermato come lo statista più longevo della storia repubblicana del nostro Paese: “a parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”, ad esempio. Oppure, dopo il lungo calvario processuale per mafia, dal quale Andreotti e’ uscito assolto, “a parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto”.

ANDREOTTI E LA MORTE – Molte delle sue frasi divenute celebri, sono state condite da abbondanti dosi di ironia, come quella sull’umiltà, che è “una virtù stupenda, ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi”. O quella sulla ragione: “non basta averla, bisogna avere anche qualcuno che te la da’”. Alla morte, Andreotti aveva pensato, come tutti gli uomini del resto. Ma a modo suo: “non sono pronto. Spero di morire il più tardi possibile. Ma se dovessi morire tra un minuto, so che non sarei chiamato a rispondere né di Pecorelli, né della mafia. Di altre cose sì, ma su questo ho le carte in regola”.

IRONICO E SCARAMANTICO – Nelle sue frasi, Andreotti aveva citato anche la cattiveria, sottolineando quanto sia pericolosa, anzi “pericolosissima” quella dei “buoni”. E a proposito di cattiveria, Andreotti ha inserito questa parola in un’altra delle sue frasi, quella dedicata al film ‘Il Divo’, ispirato alla sua figura, ma che a lui non è piaciuto: “è molto cattivo, è una mascalzonata direi. Cerca di rivoltare la realtà facendomi parlare con persone che non ho mai conosciuto”. Ironico e anche scaramantico. Come quando qualcuno pensò di organizzare una festa per i suoi 90 anni, nel 2009: “di feste in mio onore ne riparleremo quando compirò cent’anni…”.

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