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Andreotti: il ricordo del portiere dello storico ufficio di San Lorenzo in Lucina
Pubblicato il 06-05-2013


Andreotti-uffici-San Lorenzo in Lucina«Sono stato il portiere di Andreotti per vent’anni. Ricordo che il presidente era una persona molto mattiniera. Arrivava davvero presto, intorno alle 6:30, raramente alle 7». I capelli bianco argento, e lo sguardo di chi ha visto passare persone di tutti i tipi. Così, il signor Fulvio, lo storico portiere dello stabile di piazza san Lorenzo in Lucina 26, ex sede degli uffici di Andreotti, ricorda la figura dello statista scomparso. «Prima di arrivare in ufficio passava in chiesa, quella di via dei Prefetti, dietro l’angolo. Rimaneva in ufficio fino all’una». Una vita trascorsa proprio tra i “palazzi del potere” romani, su entrambe le sponde del Tevere. Palazzi che “Belzebù” ha contribuito a rendere famosi come, appunto, quello di piazza San Lorenzo in Lucina, oggi sede della redazione dell’Avanti! e del Psi, e quello della sua abitazione di corso Rinascimento.

DA ARAFAT A MADRE TERESA – «In questo portone ho visto passare davvero tanta gente per tutti questi anni. Personalità di ogni genere: non posso dimenticare il giorno il cui Arafat varcò questa soglia», ricorda il signor Fulvio con un pizzico di nostalgia. «Così come il giorno in cui venne Madre Teresa di Calcutta, di cui il Presidente era grande amico e ammiratore. E poi tanti altri, tra cui Gava e, soprattutto, Cossiga che veniva a trovarlo spesso». Il signor Fulvio continua a scorrere i sui ricordi, fissando la pioggia cadere sui sampietrini: «Quando lo fecero senatore a vita, lo si vedeva più di rado, veniva di solito solo il sabato perché il resto del tempo stava sempre al Senato».

I POVERI – «In tanti venivano a chiedergli un aiuto e lui dava a ognuno qualcosa. C’era una fila di poveri che lo aspettavano la mattina sia dinanzi la chiesa sia di fronte all’ufficio». Un ritratto che stride con la rappresentazione comune che vuole Andreotti come una persona schiva e taccagna.

LA COLAZIONE DI GIULIO – «Lui con me è sempre stato di una gentilezza estrema, una persona squisita». Il signor Fulvio ricorda un aneddoto: «quando arrivava la mattina gli chiedevo se volesse la colazione, cornetto e cappuccino. Gliela portavo e mi faceva salire nel suo ufficio. C’era una disputa tra me e il mio collega perché ci servivamo nei due storici bar della piazza e ciascuno faceva a gara davanti al Presidente per accreditare il bar di cui era “tifoso”. Lui rideva molto di questo». L’ultimo ricordo che il signor Fulvio ci lascia di Andreotti è quello del suo sorriso.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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