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Opinioni e commenti
 

Camera: pari diritti a coppie dello stesso sesso per assistenza sanitaria
Pubblicato il 15-05-2013


Unioni gay-parlamentari

Una scelta che in un paese laico e avanzato non dovrebbe destare clamore, ma che nell’Italia all’ombra di piazza San Pietro e dalla lunga tradizione conservatrice, rappresenta un passo importante. L’ufficio della presidenza della Camera, anticipando, nei fatti, gli avanzamenti legislativi tanto attesi in materia di coppie di fatto, ha approvato l’estensione dell’assistenza sanitaria integrativa ai conviventi dei parlamentari, inclusi quelli dello stesso sesso. Un gesto dal significato profondamente politico che va nella direzione da tempo indicata dal Partito Socialista Italiano: quella riformista della laicità, dei diritti civili e dell’inclusione sociale.

NENCINI, UNA MISURA SOCIALISTA. L’ESECUTIVO AFFRONTI I TEMI DEI DIRITTI CIVILI – «La decisione dell’Ufficio di Presidenza della Camera di estendere l’assistenza sanitaria integrativa anche ai conviventi dei parlamentari dello stesso sesso rappresenta una decisione storica, che può essere l’inizio di un cammino verso il riconoscimento dei diritti individuali, per colmare il deficit di libertà di cui soffre questa Italia». Ad affermarlo è stato proprio il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, che ha ricordato come fu proprio il Psi, al momento della firma della Carta d’Intenti «ad inserire nel programma proposte per la difesa dei diritti civili, a cominciare da una legge contro l’omofobia, la piena libertà della scienza dai vincoli della Chiesa, lo Ius Soli, il testamento biologico, fino al riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali». Nencini ha dunque richiamato l’esecutivo guidato da Letta sui diritti civili sottolineando come «il governo, all’inizio del suo mandato, è stato fin troppo tiepido e presto dovrà confrontarsi con i numerosi nodi da sciogliere per sopperire ad un vuoto che la sinistra ha il dovere di colmare, per restituire al riformismo le caratteristiche di libertà, inclusione, laicità».

CONCIA (PD), ORA SI AFFERMI PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DELLE COPPIE GAY – Soddisfazione anche da parte di Anna Paola Concia per la scelta dell’ufficio di presidenza della Camera. «E’ un banalissimo principio di uguaglianza», spiega l’ex parlamentare del Pd che nella scorsa legislatura aveva portato avanti la stessa battaglia «ma con esiti nefasti. La differenza l’ha fatta un ufficio di presidenza a maggioranza progressista diverso da quello della scorsa legislatura che invece era a maggioranza conservatrice. Sono contenta perché la mia battaglia non è stata inutile». Concia ha anche aggiunto: «adesso bisogna fare il passo decisivo. Visto che c’è una maggioranza progressista mi aspetto che questo Parlamento stabilisca il principio di uguaglianza per le coppie omosessuali anche fuori dal Parlamento».

UN’ALTRA OCCASIONE PERSA – E come poteva mancare l’intervento della Lega che, per l’occasione, maschera la sua natura xenofoba, dunque omofoba, sotto i panni di un inaspettato “grillismo” dell’ultim’ora. La forza politica nata sullo slogan “Roma ladrona”, che poi dimostrò di sapersi adattare benissimo al malcostume capitolino, ora si appella addirittura alla vulgata dei “privilegi della casta” per scagliarsi contro la decisione dell’ufficio della presidenza della Camera. Le “camicie verdi”, infatti, per bocca di Davide Caparini, componente leghista dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, hanno fatto sapere che «il Parlamento, che non è in grado di decidere per i cittadini, si ritaglia un altro spazio di privilegio alimentando un fondo di assistenza integrativa in cui si possono iscrivere contemporaneamente coniugi e conviventi». Parafrasando qualcuno, un’altra occasione persa.

Roberto Capocelli

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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