lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Che cosa ci fa diversi dal Pd
Pubblicato il 29-05-2013


Per anni si è insistito a sottolineare che la diversità socialista dal Pd fosse costituita dalla mancata appartenenza a pieno titolo dello stesso Pd al socialismo europeo. Quasi che non esistesse alcuna specificità italiana e che, una volta deciso un legame più stretto tra Pes, Is e Pd, fossero azzerate tutte le distanze. Non la penso così. La vera differenza è invece rappresentata dalla distanza che tuttora esiste tra Pd e socialismo italiano, il nostro socialismo riformista e liberale, quello che noi abbiamo elaborato e lanciato a partire dai primi anni ottanta. Paradossalmente, secondo gli assertori della prima tesi, dovremmo essere noi a disconoscerci e a rimarcare non già una differenza tra noi e il Pd, ma a evidenziarne solo una tra il Pd e gli altri.

Intendendo per altri i socialismi dei paesi europei esclusa l’Italia. Dunque la nostra proposta al Pd dovrebbe essere semplicemente quella di eliminare le sue differenze dai socialisti francesi, dai tedeschi, dagli inglesi, e ognuno di questi partiti ha certo le sue peculiarità, ma non dagli italiani, che di peculiarità non ne avrebbero alcuna, ma che anzi mostrerebbero solo la più assoluta omogeneità con i socialisti degli altri paesi europei. I quali ultimi, lo sottolineo ancora, non sono affatto omogenei tra loro. Certo esiste un partito che tutti li comprende e che in Italia comprende solo il nostro piccolo Psi. Come peraltro esiste un gruppo parlamentare a Strasburgo che comprende anche il Pd. E così pure esistono riflessioni in corso, come quella di Lipsia, per la stessa trasformazione dell’internazionale in un’associazione di partiti generalmente progressisti.

La ruota europea non gira esattamente nella nostra direzione. La verità è che quel che rende diversi noi, quei pochi di noi che resistono in una piccola comunità orgogliosa, ma che non deve essere cieca e sorda, è ben condensato nelle parole di una anziana militante del Pd durante la campagna elettorale di Roma. Ha ben detto costei: “Io sono sempre stata del Pd”. Un partito nato cinque anni fa. Intendendo con “sempre”, la sua antica appartenenza al Pci, Pds, Diesse. E questa affermazione è esattamente in linea con le icone delle sezioni in cui campeggiano Berlinguer soprattutto e qua e là anche Moro. Il compromesso storico in un solo partito, come ha recentemente evidenziato Claudio Martelli. La nostra cultura liberalsocialista che c’entra, da chi dovrebbe essere rappresentata, da chi garantita? Non mi pare casa nostra, questa, ma solo un possibile rifugio, una tana nel momento in cui infuria la battaglia e ci sentiamo spuntati e senza truppe. Un modo per eleggere, quando dubitiamo che possiamo farlo da soli.

Al massimo questo. Solo questo. La via nuova per noi deve essere un’altra. Difficile, anche pericolosa, perché può generare fallaci illusioni. Peraltro già sperimentata e messa inspiegabilmente in soffitta. Lo dissi a Boselli nel 2008. Lo pregai di non gettare a mare la Rosa nel pugno e di svolgere una costituente liberalsocialista anche coi radicali. Si preferì una costituente solo socialista per aggregare anche i dirigenti di una parte dei Diesse che contestavano l’adesione al Pd. E fu un errore. Si può ripartire di lì? Non vedo altre strade che non siano quella della resa definitiva e della sconfessione di noi stessi. E neppure lo star fermi continuando a crogiolarci in un nome magico può consentirci di vivere o anche semplicemente di sopravvivere. Anzi, l’orgoglio di un nome e di un simbolo, se non coniugati con una politica, rischiano di essere letali. Bisogna capire che la nostra piccola comunità ha bisogno di uno scossone, di una nuova stagione, se non vuole sparire definitivamente magari senza neanche capirlo. Come quella vecchietta di un’antica canzone di Brel che “era già morta e non se n’era neppure accorta”.

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Commenti all'articolo
  1. Sono d’accordo. Da tempo sostenevo che i socialisti dovevamo trovare la politica giusta per rientrare nelle scelte politiche possibili dell’immaginario collettivo, perchè non c’eravamo più. Non eravamo una scelta possibile per la quasi totalità degli elettori, nemmeno in negativo.Ricordo l’entusiasmo che provai nel 2006 perchè sentivo che eravamo sulla strada giusta, quando mia figlia, studentessa universitaria a Roma e appassinata di politica, mi disse che erano andati a mangiare la pizza dieci studenti impegnati nelle battaglie universitarie, anche se non legati a movimenti di partiti, e che ad un certo punto han fatto un sondaggio su come avrebbero votato e ben nove studenti su dieci, senza che prima vi fosse stato un dibattito, avvevano dichiarato che avrebbero votato “la rosa nel pugno” . Non so se riusciremo a generare l’interesse culturale e dei giovani che vi fu allora, ma so che è stato l’unico momento dopo il ’94 in cui sentivi che partecipavi a un progetto politico importante per il nostro sistema politico e per la sinistra riformista.

  2. Condivido, ma bisogna far presto. Questi referendum possono essere un’occasione di presenza anche organizzativa. Purtroppo, ahimé, penso che questi referendum, sebbene condivisibili e facenti parte della nostra cultura, non credo che appassioneranno piú di tanto l’opinione pubblica, attanagliata dalla crisi economica e da una crisi di rigetto verso i partiti. Penso che lanciare una iniziativa popolare per l’elezione di un’assembea costituente per a riforma dello stato, sarebbe stata piú coinvolgente. Tanto le riforme ne questo parlamento, ne quelli passati, ne quelli futuri la faranno.

  3. E’ vero c’è una differenza sostanziale tra noi socialisti e gli ex-PCI-PDS-DS-Ulivo-PD ed è quella che noi socialisti crediamo fermamente nella Democrazia e nella LIBERTA’ e il nostro motto è “GIUSTIZIA SOCIALE e LIBERTA'” con riferimento ai nostri padri del Partito che sono: Turati, Pertini, Nenni e non soltanto Craxi come ancora troppi fanno riferimento perché il partito non è nato nel 1978 anche se qualche “compagno” vuole ancora farci credere.
    Venendo all’oggi, forse sarò un illuso, potremmo risalire la china ritornando ad essere un partito vero: aperto ai CITTADINI con uno statuto che consente a chiunque di inserirsi nel dibattito politico-culturale che guarda al futuro del paese e dell’Europa con un finanziamento dovuto in primis dagli eletti poi dagli iscritti e da chi ha la sensibilità delle istituzioni e dei problemi del paese. Sono poco propenso a confondere il socialismo con il radicalismo alla Pannella perché ritengo il partito radicale un partito padronale come oggi molti partiti losono e anche il nostro piccolo partito presenta una involuzione in questa direzione.

  4. Spero che la linea politica del PSI sia quella di favorire l’adesione al PSE, sia di SEL, che del PD e non quella anomala di mettersi ai margini se non fuori la piattaforma dei Socialisti Europei. Prendere a riferimento il pensiero di una vecchia compagna Comunista è francamente paradossale e serve solo al gioco di portare il nostro glorioso Partito vicino ai Radicali, con i quali abbiamo posizioni convergenti sui diritti civili, ma su quelli dell’economia e il ruolo dei Sindacati siamo totalmente divergenti.
    Noi dobbiamo superare l’anomalia di non avere in Italia un forte Partito Socialista e questo oggi è possibile se il nostro impegno si rivolge a questo obiettivo prioritario, di cui si avvertono forti spinte sia con Vendola, che con tanti Dirigenti di primo piano del PD.

  5. Già ho fatto il commento sull’Avanti, ma non è stato pubblicato. Ribadisco che sono per puntare a costruire anche in Italia un robusto Partito Socialista aderente al PSE. Ciò si può fare, specie in questo momento, a seguito della richiesta di Vendola di chiedere l’adesione al PSE e alla presenza di molti Dirigenti del PD che si sono espressi in questa direzione. Portare il PSI vicino ai Radicali signiifica continuare a rendere marginale il PSI e spingerlo fuori dalla famiglia Socialista, tenendo conto che con i Radicali ci sono punti convergenti sui diritti civili, ma totalmente divergenti sulle politiche economiche di stampo liberista e sul ruolo dei Sindacati, che loro vorrebbero eliminare come i Grillini.Inoltre per cortesia quando parli dell’esperienze dei Socialisti, non confondere la tua militanza nel Centro-Desstra con quella gloriosa della tradizione Socialista nel Centro-Sinistra.

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