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Convenzione per le riforme. Dal “ritiro” arriva la ricetta, ma Nencini ribatte: «No a soluzioni preconfezionate»
Pubblicato il 14-05-2013


Nencini-governo“Convenzione” per le riforme. Questo il nome dato a quell’insieme di punti su cui si è discusso nel “ritiro”, voluto dal primo ministro nell’abbazia di Spineto, conclusosi nella giornata di ieri. Nel corso della conferenza stampa al termine della due giorni, il premier ha indicato la strada attraverso la quale tracciare una traiettoria politica per modificare la Costituzione della quale la Convenzione diventerà lo strumento principe, operando attraverso l’unione delle due commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Una soluzione che non piace al segretario del Psi, il senatore Riccardo Nencini che sottolinea come «stabilire la natura della Convenzione per le riforme sia competenza esclusiva del parlamento». Il senatore socialista ha ribadito, infatti, che nello spirito del gioco democratico «spetti al Parlamento, nel pieno della sua sovranità, fissare componenti, funzioni e durata della Convenzione», augurandosi che «il governo non si proponga di imporre soluzioni  preconfezionate».

UNA CLAUSOLA DI SICUREZZA – Il tema delle riforme ha occupato gran parte della conferenza stampa tenutasi nell’abbazia di Spineto, a conclusione del seminario a cui hanno partecipato i ministri del governo guidato da Enrico Letta. Il premier e il titolare alle Riforme, Gaetano Quagliariello, hanno spiegato tra l’altro quale sarà l’itinerario che dovrebbe portare ad una nuova legge elettorale. Proprio in merito al sistema di voto, Letta ha spiegato che occorre mettere in atto una «clausola di sicurezza», perché potrebbe accadere che il precipitare di una improvvisa crisi di governo porti alle elezioni anticipate. Quindi, un’ipotesi sarebbe quella – con legge ordinaria – di tornare al Mattarellum, cancellando le norme che su quell’impianto sono state introdotte con il Porcellum dall’autore Roberto Calderoli. Quagliariello ha però chiarito che lui vede il problema legge elettorale collegato a quello più generale della “forma di governo”. «Dobbiamo stabilire se andiamo verso Parigi, Berlino o Londra», ha detto il ministro, per alludere ai diversi sistemi elettorali: repubblica semipresidenziale con doppio turno di collegio, cancellierato su base elettorale proporzionale, sistema elettorale che favorisce il bipolarismo.

LE “CONCESSIONI” DEL PDL – Quello che il Pdl sembra disposto a concedere è l’abolizione del premio di maggioranza alla Camera, ha fatto intendere il ministro per le Riforme, ricordando che il Porcellum è stato pensato in tutt’altra fase politica, quando esisteva un sostanziale bipolarismo che oggi è stato superato dalla presenza consistente in Parlamento del M5S. Di fatto, dunque, c’è già un possibile contrasto, non solo procedurale, con il Pd che spinge per un ritorno al Mattarellum.

LA CONVENZIONE, SPERO CHE LETTA DI RAVVEDA SULLA FORMA – Più complicato il meccanismo con cui si dovrebbe avviare la formazione della Convenzione sulle riforme. Sembrava che quest’idea fosse stata abbandonata, vista l’insistenza con cui Silvio Berlusconi ne chiedeva la presidenza. Invece il premier Letta ha illustrato l’eventualità che la Convenzione sia formata dalla somma delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato. Questa eventualità farebbe in modo che ci sia probabilmente bisogno di un decreto che stabilisca i poteri e la durata. Un’ipotesi da scartare per Nencini che ha affermato: «Ho troppa stima del presidente del Consiglio per temere che ciò accada. Se tratterebbe, infatti, di una lesione profonda delle assemblee appena elette una sorta di commissariamento ingiustificato».

UN’IDEA DIVERSA – La Convenzione che presto dovrebbe prendere il largo ha poco a che vedere con l’idea iniziale lanciata da Pier Luigi Bersani al momento del suo incarico esplorativo per la formazione del governo che, alludendo alla Convenzione nazionale della Rivoluzione francese del 1789, pensava a una sede istituzionale presieduta dall’opposizione che facesse da contraltare con l’attività del governo. Ora contenuti e percorso delle riforme tornano nelle mani delle forze politiche. Resta solo il piccolo rischio che la commissione formata da esterni, non avendo poteri, entri in collisione con la Convenzione. E’ probabile che i componenti della commissione vengano nominati dal premier Letta.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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