martedì, 12 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Taglia e cuci nello stipendio dei 5 Stelle
Pubblicato il 09-05-2013


Sono andati alla carica sullo stipendio dei parlamentari cavalcando la tigre partorita dai giornali e dalle televisioni di sinistra e di destra. Parlavano del Parlamento italiano come del più costoso d’Europa e i giornali pubblicavano tabelle che non prevedevano per gli altri ciò che includevano per noi, che scambiavano per i nostri il lordo col netto, al quale sommavano anche strani rimborsi inesistenti, come quelli sulla casa e sul vestiario. Così i Cinque stelle, in una sorta di giuramento di Pontida, avevano sancito la rinuncia immediata alla metà dello stipendio nonché ai rimborsi vari. In un secondo tempo hanno solennemente affermato che il loro stipendio lordo sarebbe stato di soli 5 mila euro definiti lordi, ma in realtà netti. Poi, si sa, tutto cambia quando la festa è finita.

 

E così, anche perché da Fortunato si mangia bene, un hotel come il Nazionale è assai meglio di una pensione di periferia, i vestiti da Cenci non sono poi male, all’assemblea del gruppo pare sia emersa la volontà di tenersi tutta la quota rimborsi. Facciamo chiarezza su questo. I soldi che vengono erogati mensilmente ai parlamentari si compongono sostanzialmente di due voci. La prima è costituita dallo stipendio vero e proprio che per i deputati si aggira sui 5 mila euro. Il secondo è costituito dalla voce rimborsi e arriva a circa 6-7 mila. Se i grillini praticano solo un taglio dello stipendio e mantengono il rimborso vuol dire che passano da 11 mila a 9.500 euro. Dunque praticano un taglio minimo, un taglietto, e questo dopo aver parlato di dimezzamento e anche di più. Nessuna battaglia è piu inutile di quella che non modifica sostanzialmente il punto di partenza. E non c’è questione morale più ipocrita di quella dove il puro si comporta più o meno come l’impuro…

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Se anche i grillini dopo il successo che hanno avuto, principalmente per aver agitato i costi della politica, fanno marcia indietro significa che la questione era solo strumentale al raggiungimento del risultato elettorale di un movimento che ovviamente non ha una storia politico-culturale alle spalle. La questione credo invece deve essere portata avanti dai socialisti. Ho ascoltato la conferenza stampa di Nencini per la presentazione di un dl su pensioni d’oro, stipendi e liquidazioni benissimo, credo che il partito dovrà farsi carico anche dei costi della politica in maniera seria e senza demagogia e soprattutto lontana dalle elezioni. Ricordo che il governo Monti aveva formato una commissione parlamentare per l’adeguamento degli stipendi dei nostri parlamentari a quella della media Europea, con presidente Giovannini,dopo qualche mese si è dimesso per l’incapacità di raggiungere l’obbiettivo. Il governo delle larghe intese lo ha premiato chissà per quali meriti!

Lascia un commento