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Opinioni e commenti
 

E’ morto don Gallo. Il ricordo della sua assistente all’Avanti!: «Credeva nell’uomo»
Pubblicato il 23-05-2013


Don Gallo

«Un uomo in mezzo agli uomini». Così, con la voce rotta dalla commozione, la signora Elisa, storica assistente di Don Andrea Gallo, ha ricordato all’Avanti! il prelato scomparso ieri all’età di 84 anni. È morto a Genova, nella “sua” Genova, quella del cantautore De André, di cui Gallo era grande amico e confidente, e della Canonica della Parrocchia della SS. Trinità e di San Benedetto, sede della Comunità che ospita ragazzi in difficoltà, di cui da anni era animatore. Era un prete da “marciapiede” Don Gallo, un prete scomodo perché sempre vicino “agli ultimi” che non si nascondeva mai dietro il suo abito, rivolgendosi con parole e posizioni chiare anche rispetto a temi scottanti come l’omosessualità, la povertà della Chiesa, l’antifascismo, le questioni di bioetica. «Era un persona al di fuori dal comune, straordinaria e, ciononostante, una persona comune perché era vicino a tutti» dice la signora Elisa continuando a scorrere i ricordi: «la sua diversità era in questo, nella sua capacità di avere amore verso tutti e non giudicare mai».

NON MORIRA’ MAI – «Lui non morirà mai, rimarrà dentro di noi perché tutte le persone che lo hanno conosciuto hanno ricevuto qualcosa da lui. Non si può dimenticare qualcuno che riusciva sempre a darti qualcosa, a farti capire un passaggio, un nodo, un frammento che magari non riuscivi a cogliere nell’immediato, ma che, con il tempo, maturava dentro di te», ha continuato Elisa che aggiunge: «aveva un dono naturale, la capacità di amare e di dare agli altri».

CREDEVA NELL’UOMO – Esempio. Dovrebbe essere la base dell’essere un fedele, un credente. Per molti uomini di chiesa e semplici cristiani non è così. Non per don Gallo che «testimoniava con l’esempio la sua fede, la incarnava nella vita quotidiana». Non ha dubbi Elisa quando afferma: «io per esempio sono agnostica, atea. Non per questo lui ha mai creato alcun tipo di barriera con me. Le persone che lo amano, lo apprezzavano innanzitutto per il suo essere umano, laico nell’approccio. Era un essere umano in mezzo agli esseri umani. Credeva nell’uomo».

LA STORIA – Andrea Gallo, come lui stesso ha ricordato, fin da piccolo, ma dopo una esperienza partigiana nel secondo conflitto mondiale, si sentì attratto dalla spiritualità dei salesiani di Giovanni Bosco, ed entrò nel 1948 nel loro noviziato di Varazze, proseguendo poi a Roma gli studi liceali e filosofici. Nel 1953 chiese di partire per le missioni, e venne mandato in Brasile, a San Paolo, dove compì gli studi teologici. Venne ordinato sacerdote ad Ivrea il primo luglio 1959. Nel 1964, per alcune incomprensioni, decise di lasciare la congregazione salesiana e chiese di incardinarsi nella diocesi genovese. Dopo vari scontri e incomprensioni con le autorità di Curia, don Gallo con un piccolo gruppo diede vita ad una comunità di base, la Comunità di San Benedetto al Porto. Da allora si è impegnato sempre di più per la pace e nel recupero degli emarginati.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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