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Opinioni e commenti
 

E’ MORTO GIULIO ANDREOTTI E CON LUI LA PRIMA REPUBBLICA
Pubblicato il 06-05-2013


Senatore Andreotti morto

Mentre la classe politica, smarrita, cerca di dar luce alla Terza Repubblica, la figura-simbolo che, più di ogni altra ha incarnato la Prima si spegne. Giulio Andreotti ha incontrato il suo destino questa mattina, nella sua Roma, all’età di 94 anni. Con lui si chiude un capitolo della storia politica del Paese fatto di luci e di, tante, ombre. Senatore a vita, sette volte presidente del Consiglio, presente a partire dal 1945 nelle assemblee legislative italiane, dopo aver partecipato alla Consulta Nazionale all’Assemblea costituente. Esordì come ministro nel 1954 agli interni per il primo governo Fanfani. Per ironia della sorte, Andreotti, uomo dai forti legami con il Vaticano, era soprannominato “Belzebù” perché ritenuto custode dei più reconditi segreti e delle più oscure trame della recente storia italiana. Una nomea che è valsa ad Andreotti una fama di politico cinico e machiavellico che lui stesso, in fondo, amava coltivare.

DICEVANO FOSSE IMMORTALE – Politico longevissimo, sulla scena politica da più tempo della regina Elisabetta. E’ stato l’uomo di governo e di partito italiano più blasonato, uno dei leader democristiani più votati: in più di mezzo secolo di vita pubblica, più di ogni altro governante, Giulio Andreotti è stato identificato come l’emblema di un potere che nasce e si alimenta nelle zone d’ombra. A radice di questo alone, quando Buscetta raccontò la famosa storia del bacio a Totò Riina, i colpevolisti furono di gran lunga più numerosi. Ma, Andreotti, passato dall’altare alla polvere nel giro di poche ore, sfidò i giudici andando a tutte le udienze del processo che lo vedeva imputato, la testa china sui suoi appunti, contestando l’accusa fino alla sentenza definitiva di assoluzione.

NOMINA PAPALE – «Nel 1919 sono nati il Ppi di Sturzo, il fascismo e io. Di tutti e tre sono rimasto solo io», diceva ironicamente nell’ultimo periodo. Da giovane, era un ragazzo religioso, studioso, molto serio, la schiena già lievemente incurvata e le idee chiare sul suo futuro. Unici divertimenti le partite della Roma (al vecchio stadio di Testaccio) e le corse dei cavalli all’ippodromo delle Capannelle. Si dice che fu il Papa in persona, Pio XII, a volerlo alla presidenza della Fuci, l’organizzazione degli universitari cattolici, al posto di Aldo Moro. Dopo pochi anni si ritrovò catapultato nelle stanze dei bottoni grazie all’ottima impressione che aveva fatto al leder della Dc, Alcide De Gasperi.

ALA PIU’ CONSERVATRICE E CLERICALE DELLA DC – Nel 1946, a 28 anni, era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio, con una delega particolare per lo spettacolo, ma fu nel 54 che fece il salto diventando ministro. Il suo feudo elettorale era la campagna a sud di Roma, da dove proveniva la sua famiglia: Fiuggi, Anagni, Alatri, antichi possedimenti delle nobili famiglie capitoline, diventarono centri della sua rete elettorale e clientelare. Politicamente rappresentava l’ala più conservatrice e clericale della Dc, i suoi avversari interni erano i fautori del centrosinistra, come Moro e Fanfani. Ottime le sue entrature in Vaticano, estesissima la sua rete di contatti internazionali. Fu nel 1972 che riuscì ad arrivare alla presidenza del Consiglio. Lo scelsero con scarsa convinzione, per dar vita a un governo di centro dalle scarse prospettive. E infatti fu il governo più breve della storia repubblicana: solo 9 giorni, dalla fiducia alle dimissioni.

NENCINI, NEL BENE E NEL MALE HA RAPPRESENTATO L’ITALIA – “Esprimo il cordoglio mio personale e dei socialisti italiani per la scomparsa di Giulio Andreotti, un uomo che, nel bene e nel male, da statista quale fu, ha rappresentato per quasi tutta la metà del secolo scorso il volto del potere nella nostra Italia”. Lo dice Riccardo Nencini,segretario nazionale del Psi, che ricorda così la scomparsa del Senatore a vita, Giulio Andreotti, scomparso stamane a Roma. “Fu soprattutto uomo di governo, sin dalla giovinezza trascorsa all’ombra di Alcide De Gasperi – continua Nencini – e seppe interpretare come nessuno gli incarichi istituzionali e apicali che ricoprì lungo una carriera politica segnata dalla capacità di adattarsi,con singolare pragmatismo, ai mutamenti culturali del nostro Paese. Pur non avendo mai ricoperto incarichi di vertice – sottolinea il Segretario – fu colui che orientò e condizionò le scelte operate dalla DC per oltre quarant’anni, sempre attore protagonista delle vicende che ne segnarono le scelte strategiche e che lo portarono ad avere con il Psi un rapporto complesso e articolato. Fu un uomo politico certamente non immune da critiche e censure – aggiunge –ma qualsiasi opinione ciascuno si sia formato su una personalità così fortemente legata alla storia d’Italia, non possono essere discusse la sua vocazione riformatrice e l’opera che ha svolto al servizio della Paese. Oggi, nel giorno della sua scomparsa – conclude Nencini –  non è banale sottolineare che il giudizio sul suo profilo politico e umano non può che essere consegnato alla storia”.

CRAXI, UN PROTAGONISTA DELLA STORIA POLITICA ITALIANA – «Il presidente Andreotti è stato un protagonista della Storia politica italiana del 900. Esprimo i miei più vivi sentimenti di cordoglio non dimenticando la collaborazione politica con mio padre Bettino negli anni ’80 e i successi comuni in campo internazionale. Non posso inoltre dimenticare l’impegno per una soluzione politica al “caso Craxi”, che si aprì nel decennio successivo. Andreotti appartiene a una classe politica di alto spessore e livello, forse inimitabile». Così Bobo Craxi, responsabile Esteri del Partito Socialista Italiano, ha commentato la notizia della scomparsa del senatore Giulio Andreotti.

I COMMENTI DEL MONDO POLITICO DI DESTRA – «Andreotti è l’uomo politico italiano più conosciuto al mondo. È stato l’Italia, lo Stato, la Dc. Insomma, è la storia e la storia continua sempre. Per chi è ancora democristiano è un lutto grandissimo, ma la storia e la rivalutazione dell’opera di Giulio Andreotti è solo agli inizi». Così il parlamentare del PdL, Gianfranco Rotondi, alla notizia della scomparsa di Giulio Andreotti. «Era forse il meno canonico dei grandi democristiani. Il mio cordoglio e la mia preghiera», ha scritto su twitter Marco Follini. «Giulio Andreotti è stato uno dei più straordinari protagonisti della storia italiana: un grande padre della Democrazia Cristiana a cui tutti noi dobbiamo molto. Ne ricordiamo con commozione e ammirazione la lucidità e il talento politico senza età» è stato il commento di Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc. «A nome di tutta la città di Roma, voglio esprimere il più profondo dolore per la morte di Giulio Andreotti. È stato probabilmente l’uomo politico nato nella Capitale più rappresentativo della storia repubblicana recente, oltre a essere una persona di grande spessore umano e di incredibile dottrina sia culturale che politica. Le mie più sentite condoglianze ai familiari». Lo scrive in una nota il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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