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Opinioni e commenti
 

Emulazione o indignazione? Ecco gli effetti collaterali del caso Preiti e delle parole del filosofo Becchi
Pubblicato il 03-05-2013


Manifesto-pro PreitiA scrivere sui muri con una bomboletta spray si rischia una denuncia. Sul web, invece, si può sentenziare senza censura, ritegno, né timore. A dimostrarlo è la libertà degli utenti dei social network che, poche ore dopo l’agguato di Luigi Preiti in piazza Montecitorio – che ha provocato il ferimento di due carabinieri, di cui uno grave – si sono attivati in gruppi di apprezzamento e sostegno. Numerose infatti sono state le iniziative di solidarietà e di inneggiamento al 50enne disoccupato e disperato che voleva compiere «un gesto eclatante in un giorno importante». Su un altro tema, quello della nomina di Saccomanni, ma con lo stesso uso “distorto” e pericoloso delle parole Paolo Becchi, professore all’Università di Genova e vicino al MoVimento 5 Stelle che ieri ha invitato a non lamentarci «se qualcuno tra qualche mese prende i fucili. Abbiamo messo un altro banchiere all’economia» ha dichiarato, commentando la nomina di Fabrizio Saccomanni – ex direttore generale della Banca d’Italia, a ministro dell’Economia. Immediata e bipartisan la reazione dal mondo politico. Anche i parlamentari M5S hanno prontamente preso le distanze dalle farneticanti dichiarazioni dell’ideologo.

LE SCRITTE CHE INNEGGIANO A PREITI – Oltre alle parole, virtuali, su Facebook e Twitter, nelle città di Roma e Padova sono apparse scritte, reali, sui muri come per esempio quella che inneggia: «Luigi Preiti uno di noi» e «Meno parole, più fucili». A Bussoleno, in Val di Susa si sono invece attuate iniziative di solidarietà all’uomo. Circa una decina di manifesti – stampati su sfondo giallo con un cowboy armato e un testo di 46 righe battuto al computer – sono stati affissi sui muri delle strade principali. Il comunicato, intitolato “Gli spari sopra”, ricordando un brano di Vasco Rossi, rappresenta un’autentica esaltazione del terrorismo e della lotta armata. A Torino, invece, durante la giornata del primo maggio, al corteo degli autonomi è comparso uno striscione con la foto di Preiti, quella di tre imprenditori suicidi e di tre figure nere, come a raffigurare i prossimi morti. Le immagini erano accompagnate dalla scritta «La crisi uccide. Il primo maggio è per voi». Gli autonomi, in poche parole, hanno celebrato l’attentatore come loro personale “eroe”, dimenticando che la figura dell’eroe fa riferimento a colui che compie un gesto coraggioso e generoso, mettendo a repentaglio la sua stessa vita, con il fine nobile di preservare il bene altrui o quello comune. Il caso in questione riguarda invece il gesto di un uomo disperato ed esibizionista che ha salvato niente e nessuno. Anzi. Rischia di mandare sulla sedia a rotelle un carabiniere, fedele servitore dello Stato, e di infrangere i sogni della giovane vita della figlia, fiera del padre, unico genitore che le è rimasto.

LE PROVOCAZIONI DEL FILOSOFO BECCHI – Non ha utilizzato parole d’esaltazione all’uso delle armi, ma le sue dichiarazioni shock hanno fatto scoppiare un’accesa polemica. Intervistato ieri da una trasmissione radio, il fisosofo Paolo Becchi, considerato l’ideologo del MoVimento 5 Stelle ha dichiarato che l’attentato di domenica non solo «è stato stato utile ad un certo tipo di azione politica, quella di dare al governo Letta una maggioranza solida», ma ha inoltre cercato «di far passare per scontata anche la ricomposizione, almeno sulla carta, del Pd».

LA REAZIONE POLITICA – Da destra a sinistra si sono levati commenti di indignazione e sconcerto. «L’idea di utilizzare ai fini di battaglia politica avvenimenti drammatici come la sparatoria a Palazzo Chigi – ha reso noto Marco Minniti, senatore del Pd – è assolutamente intollerabile». Gli ha fatto eco il deputato Pdl, secondo cui «da parte degli esponenti di M5S ne abbiamo sentite di tutti i colori sull’attentato folle davanti a palazzo Chigi: argomentazioni spesso farneticanti e insensate alle quali si aggiunge oggi quella strampalata del professor Becchi, che parrebbe essere l’ideologo del movimento. Becchi – ha proseguito Cicchitto – afferma che la sparatoria abbia fatto comodo al “sovversivo” Letta perché avrebbe ricompattato il Pd e dato così al nuovo esecutivo una maggioranza solida».

I PARLAMENTARI M5S PRENDONO LE DISTANZA DA BECCHI – Oltre alla condanna unanime delle parole del filosofo, anche i parlamentari del M5S «hanno preso nettamente le distanze da tutto quanto proferito dal docente dell’ateneo genovese. Inoltre, viene ribadito che «il professor Becchi non è un ideologo del M5S, bensì un’etichetta attaccata al personaggio sulle cui posizioni deputati e senatori non si riconoscono affatto».

Silvia Sequi

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