lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

G7: soluzioni globali per problemi globali ?
Pubblicato il 13-05-2013


G7 finanzaSi è recentemente tenuto nei pressi di Londra il summit tra i Ministri finanziari del G7, il gruppo costituito dai sette Paesi più industrializzati del pianeta – Stati Uniti, Germania, Giappone, Francia, Italia, Regno Unito e Canada – la cui ricchezza netta complessiva rappresenta circa i due terzi della ricchezza mondiale. Il vertice, a cui per l’Italia ha partecipato il Ministro dell’Economia e Finanze Saccomanni, ha ritrovato quei caratteri di informalità che ne avevano caratterizzato le origini e si è focalizzato su quelle misure che le economie avanzate devono intraprendere per favorire la ripresa economica globale. I temi discussi sono stati così fondamentalmente tre.

POLITICHE MONETARIE NON CONVENZIONALI – Innanzitutto, pur non essendo all’ordine del giorno, è stato toccato il tema delle politiche monetarie non convenzionali adottate da alcune delle banche centrali dei Paesi del G7, come ad esempio quella del Giappone. La posizione del G7 è che le banche centrali non possano avere come obiettivo quello di mantenere un dato tasso di cambio con l’obiettivo di manipolare le esportazioni. Ma è proprio quello che sta avvenendo in Giappone. Anche se sono stati esclusi termini come “guerra valutaria”, gli Stati Uniti hanno fatto presente al Paese del Sol Levante che monitoreranno la situazione per evitare che la politica monetaria estremamente espansiva del premier giapponese Shinzo Abe non pregiudichi la capacità di ripresa di altre regioni del globo. Di fatto il Giappone, nonostante un rapporto debito su PIL che ha superato il 230% e nonostante lo yen non sia una valuta di riserva come il dollaro, per combattere la deflazione ha lanciato un consistente piano di investimenti pubblici per oltre 100 miliardi di Euro nei primi quattro mesi del 2013, finanziato con gli yen stampati dalla banca centrale giapponese. Questa politica ha portato ad una consistente perdita di valore della valuta nipponica rispetto alle altre valute, favorendo le esportazioni del Giappone, i cui prodotti ora sono meno cari in Europa e negli Stati Uniti.

Ciò che è interessante notare è che la valuta nipponica ha perso terreno non solo rispetto all’euro, sostenuto da una politica monetaria convenzionale seppur accomodante, ma anche rispetto al dollaro, valuta che ha alle spalle una politica monetaria caratterizzata da iniezioni massicce di liquidità. Ecco perché gli Stati Uniti, pur infastiditi, non sono potuti andare oltre un generico richiamo al Giappone di non adottare politiche che conducano a svalutazioni competitive. D’altra parte Giappone e Paesi anglosassoni hanno da tempo intrapreso una strada divergente rispetto a quella della mera austerità europea. Questo dovrebbe far riflettere chi guida il nostro continente, visto che in questa situazione, l’Europa rischia di subire anche i contraccolpi industriali dell’export giapponese ed americano. Proprio con riferimento alle politiche fiscali, il G7 ha discusso dell’importanza che gli Stati membri adottino politiche credibili che prevedano un consolidamento dei conti pubblici nel medio lungo termine, ma lascino anche quella flessibilità di breve termine indispensabile per stimolare la crescita, senza la quale nessuna politica di austerità ha davvero significato nel lungo termine.

BANCHE “TOO BIG TO FAIL” Al centro del summit londinese vi è stata la regolazione del sistema bancario. Nei Paesi del G7 sono presenti i tre quarti delle banche mondiali cosiddette sistemiche, quelle banche cioè considerate troppo grandi per fallire. E’ dunque fondamentale trovare un accordo globale sulle modalità di intervento per evitare che tali banche vadano in crisi o che il costo dei salvataggi delle stesse ricada sui cittadini in termini di maggiori imposte. Sono state dunque ricordate le misure intraprese in Europa, tra le quali la prevista adozione di una unione bancaria, purtroppo ancora ostacolata dalla Germania. La Merkel, infatti, si mostra preoccupata delle eventuali ricadute sui cittadini tedeschi dei salvataggi di altre banche europee, ma probabilmente subisce anche la pressione degli azionisti delle banche cantonali tedesche. Laddove infatti tali banche fossero assoggettate ad una normativa europea unica in materia di valutazione degli attivi, i loro azionisti potrebbero dover mettere mano al portafoglio per eseguire prudenziali ricapitalizzazioni dei propri istituti finanziari. L’argomento di una normativa bancaria unica e di come gestire gli strumenti finanziari derivati è da tempo all’attenzione non solo del G7 ma anche del G20, eppure fino ad ora non si è andati molto al di là dei proclami di principio.

LOTTA AD EVASIONE ED ELUSIONE – Infine, nella campagna londinese si è discusso di lotta all’evasione ed all’elusione fiscale. In particolare il Regno Unito sta spingendo molto per l’adozione di uno standard globale di scambio di informazioni finanziarie tra le autorità fiscali dei vari Paesi. Un più agevole scambio di informazioni dovrebbe contrastare il fenomeno del cosiddetto arbitraggio fiscale da parte delle multinazionali, che talora spostano artificialmente i loro profitti in Paesi a bassa tassazione. Un primo nucleo di Paesi che dovrebbe partire in tal senso è costituito da Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania ed Italia. Vedremo se il Governo italiano, sostenuto da forze politiche che già annunciano una riforma di Equitalia, sarà davvero disposto a seguire l’iniziativa inglese. Anche il G7 va dunque preso per quello che è: un luogo di confronto e di discussione, da cui però difficilmente emergono soluzioni concrete. Occorre invece investire sull’Unione Europea, aspirando ad ampliarne la legittimità democratica, perché è lì che in qualche modo si assumono le decisioni che sono in grado di influire sulle nostre vite e sui rapporti tra noi e le altre regioni del mondo.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
  1. ” La Merkel, infatti, si mostra preoccupata delle eventuali ricadute sui cittadini tedeschi dei salvataggi di altre banche europee, ma probabilmente subisce anche la pressione degli azionisti delle banche cantonali tedesche. Laddove infatti tali banche fossero assoggettate ad una normativa europea unica in materia di valutazione degli attivi, i loro azionisti potrebbero dover mettere mano al portafoglio per eseguire prudenziali ricapitalizzazioni dei propri istituti finanziari. L’argomento di una normativa bancaria unica e di come gestire gli strumenti finanziari derivati è da tempo all’attenzione non solo del G7 ma anche del G20,” QUESTO E’ IL PUNTO DIREI DETERMINANTE X LA POLITICA EUROPEA UNITARIA…E MI DOMANDO…..MA PERCHE’ AD OGGI NOI ABBIAMO FORZOSAMENTE DOVITO RICAPITALIZZARE I NOSTRI ISTITUTI DI CREDITO ?…….ETC ETC….

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