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Opinioni e commenti
 

Gli Usa dispiegano un contingente a Sigonella: prove generali di controllo del Mediterraneo Sud
Pubblicato il 14-05-2013


Sigonella-Marines

Ci avevano raccontato che, dopo l’intervento militare che ha favorito la caduta del colonnello Gheddafi, la Libia era un paese libero, non più una minaccia per il “mondo occidentale”. Ma, si sa, le parole costano quanto dare fiato all’aria. I fatti, invece, hanno tutt’altro spessore. Con una decisione che ha il sapore del passato, il Pentagono ha deciso di spostare un contingente di 500 marines da una base spagnola a quella, famigerata, di Sigonella, già protagonista della crisi libica negli anni ’80. Il compito dei militari sarà quello di intervenire rapidamente a difesa del personale diplomatico in Libia nel caso in cui dovessero verificarsi nuovi attentati contro cittadini americani e ambasciate nel paese nordafricano.

PONTE AEREO – L’unità specializzata avrà a disposizione una flotta di aerei da trasporto Bell Boeing “CV-22 Osprey” che avranno il compito di creare un ponte aereo per l’evacuazione del personale Usa in caso di crisi. Gli aeromobili sono stati scelti proprio perché dotati di un sistema a bi-turboelica che li rende molto versatili ed adatti ad operare su scenari complessi grazie alla possibilità di decollare come un elicottero per poi volare come un normale velivolo.

NEL CUORE DEL MARE NOSTRUM – Non è la prima volta che gli Usa utilizzano la cittadina di Sigonella come testa di ponte per il controllo sull’area dello scacchiere mediterraneo sud-occidentale. Proprio la cittadina siciliana fu al centro della più grave crisi diplomatica tra Usa e Italia nel ’85 quando, l’allora primo ministro socialista Bettino Craxi si oppose alla richiesta di consegna dei dirottatori palestinesi della nave Achille Lauro, intimata dagli statunitensi. Del resto, lo scorso ottobre, dopo l’uccisione dell’ambasciatore Chris Stevens proprio a Bengasi, gli Stati Uniti avevano deciso di spostare nella provincia di Trapani una squadra speciale con il compito di gestire le missioni più difficili, non solo in Libia, ma anche sulle aree di crisi della zona nord africana e sub-sahariana.

SENZA BUSSARE – Proprio le esercitazioni del gruppo speciale avevano causato non pochi mal di pancia tra la popolazione locale trovatasi di fronte a improvvisi blitz di uomini mascherati e armati fino ai denti che si calavano da elicotteri da combattimento, nel mezzo delle campagne di Corleone e Contessa Entellina. Di tali addestramenti, per altro, non erano stati informati né i sindaci né le autorità locali. I malumori si sono andati a sommare a quelli causati dalle vicende della base radar di Niscemi “Muos”, così come dalla decisione di trasformare proprio la base di Sigonella, entro il 2017, in un centro di comando di una potente flottiglia di “droni” che effettueranno le loro missioni sulle aree di crisi nel nord del continente africano.

MILITARIZZAZIONE – Proprio l’utilizzo dei droni sui cieli siciliani è stato al centro di polemiche riguardo ai non pochi problemi che hanno creato all’aviazione civile e commerciale, costringendo dei voli di linea a ricorrere a procedure eccezionali e manovre speciali sia in fase di atterraggio che di decollo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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