martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Guerra e pace in ritiro, ma alla fine il governo accelera su Imu, Cig, fisco e riforme
Pubblicato il 14-05-2013


Governo-Abbazia-Spineto

Qualche sciabolata c’è scappata, ma alla fine dei conti, dal ritiro di Sarteano i ministri tornano tutti interi e con l’obiettivo di realizzare nei primi 100 giorni almeno quattro punti del programma di governo, tra cui l’avvio del processo delle riforme istituzionali. Ma soprattutto tornano con la promessa che nessun membro dell’esecutivo parteciperà ad una manifestazione di partito, a partire da questa campagna elettorale per le amministrative, per evitare di vedere altre scene surreali come quelle del ministro dell’Interno sul palco di Brescia a protestare contro la magistratura.

Proprio su questo argomento, lo scontro tra Letta e Alfano ha fatto vivere momenti di tensione nell’abbazia toscana. Non sono mancate le urla e i faccia a faccia ruvidi, ma alla fine tutto è rientrato nei canoni della civiltà, anche grazie alla mediazione di alcuni ministri impauriti che i due potessero trascendere. Tornata la calma, premier e vice premier si sono chiariti, rispettando la vecchia regola popolare: “non c’è modo migliore di farsi un amico se non litigarci”. Le differenze restano, è ovvio, ma visto che ormai l’esecutivo è nato, perché non provare a mettere a segno qualche colpo importante? La premessa dell’azione di governo – sottolinea Letta – è che stiamo cominciando a conoscerci e dovremo fare un lavoro il più possibile comune con regole di linguaggio improntate sulla franchezza e lealtà reciproca. Ecco, allora, che la ritrovata unità di scopo ha prodotto l’impegno a varare i decreti per incentivare l’occupazione giovanile (ai minimi storici, ormai), per sospendere e iniziare la rimodulazione dell’Imu, per rifinanziare la Cig e per le agevolazioni fiscali agli italiani che vogliono darsi da fare, oltre ad una road map che nessuno possa frenare verso una grande riforma costituzionale.

Sullo stop all’Imu e al rimpinguamento della cassa integrazione, Letta annuncia che già venerdì prossimo il Consiglio dei ministri fornirà le prime risposte. Mentre per le riforme Palazzo Chigi si muoverà su due binari paralleli: nominando una commissione di esperti (presieduta dal premier che ne delegherà la gestione al ministro delle riforme), esterni ai partiti, che avrà il compito di elaborare idee da consegnare ai presidenti delle Camere, che a loro volta dovranno girarle ad una convenzione, da istituire con legge costituzionale, formata dai membri delle commissioni affari costituzionali di Camera e Senato, presieduta da Finocchiaro e Sisto, che avrà il compito di trasformare le idee nella riforma che l’Italia aspetta da anni. In questa fase, secondo le aspettative del governo, le forze di maggioranza dovranno cercare con convinzione un dialogo con l’opposizione, per arrivare ad un provvedimento che sia largamente condiviso.

Dal ritiro di Sarteano emergono poi altri spunti interessanti. Almeno nelle intenzioni. Perché Letta annuncia che tra i temi cui l’Esecutivo metterà mano in tempi brevi ci sono l’abolizione della legge sul finanziamento pubblico dei partiti e la cancellazione del Porcellum. L’impegno c’è, ma nessuno può garantire la riuscita del progetto, come lo stesso inquilino di Palazzo Chigi lascia intendere quando dice: “è evidente che le maggioranze variabili rendono complicata la vita del governo. Dopodiché, le forze politiche si assumeranno le responsabilità sui diversi temi”. Concetto ribadito anche dal vice Angelino Alfano: “I problemi ci sono, ma non ci faremo sopraffare, perché ci stiamo occupando dei problemi del Paese e lavoriamo per il bene dell’Italia”. Le premesse sembrano buone. Ora, però, l’Italia aspetta i fatti.

Dario Borriello

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