martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL PD SCEGLIE EPIFANI SEGRETARIO. DEMOCRATICI UNITI… PER PARTITO PRESO
Pubblicato il 13-05-2013


Epifani-PD

Per la prima volta da mesi, nel Pd tutto fila liscio e l’Assemblea nazionale elegge Guglielmo Epifani segretario “reggente” fino al prossimo Congresso. Il primo esponente socialista a capo dei Democrat raccoglie l’85% dei consensi e si presenta con un mini-programma non travolgente, ma realizzabile: al primo punto c’è il lavoro e al secondo la rappacificazione con gli elettori delusi, passando per la gestione del governo, “mettendoci la faccia” e senza paura della temporanea alleanza con “quelli che restano i nostri competitori”. Anche se tutti gli esponenti del Pd che si alternano al pulpito sembrano giustificarsi dell’accordo con il Pdl.

Non pervenute invece le voci in dissenso attese alla vigilia. I vari Civati, Puppato e Cuperlo prendono la parola, dicono di convivere malvolentieri con il nemico Berlusconi, ma, per dirla con le parole di Anna Paola Concia, “poi smarriscono la penna per scrivere le mozioni contrarie…”. Gli unici a provare una contestazione sono i militanti di #OccupyPd, che all’ingresso del Padiglione 10 si presentano indossando magliette con lo slogan “Siamo più di 101” (i “traditori” di Prodi) e striscioni espliciti: “101 volte ci avete fatto vergognare”. A loro proprio non va giù che il proprio partito sia in un governo con il Cav: lo gridano a chiunque entri, ne discutono animatamente con il vice ministro dell’Economia Fassina, cercano (e trovano) sponde nei giovani turchi e in qualche esponente della vecchia guardia (che si concedono per qualche fotografia), ma alla fine si sgonfiano come un soufflé dopo aver ottenuto tre minuti di parola all’Assemblea.

Intanto dalla sala si sentono nitidamente gli applausi per gli oratori. Mentre al di fuori delle quattro mura, pretendendo l’anonimato, quasi tutti puntano il dito contro questo o quel compagno di partito, dimostrando che oltre la facciata, i problemi sono ancora tutti lì, irrisolti e pronti a detonare. Nel clima da “guerra dei Roses all’italiana”, c’è però chi crede ancora fermamente al progetto Pd, come il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Anna Finocchiaro: “Oggi ci siamo ricompattati”. Ma anche chi, come il presidente dimissionario Rosy Bindi, preferisce andarci coi piedi di piombo: “Diciamo che abbiamo gettato le basi per provare a ricompattarci”. L’altro uscente, il segretario Bersani, non si concede ai cronisti, preferendo affermare in assise che in qualche modo, “da capitano o da mozzo” il suo contributo lo darà. Non sferra fendenti nemmeno Matteo Renzi, che arriva deciso a Roma, s’infastidisce per la calca di giornalisti che lo insegue anche mentre cerca di bere un caffè, parla dal palco confermando che bisogna prendere il governo per le corna, poi riparte verso Firenze.

Conclusi i lavori, prima del voto si vede anche il premier Enrico Letta, che ribadisce l’impegno di portare nell’Esecutivo le battaglie del Pd, difende ed elogia il ministro Kiange, fa gli auguri a Epifani per il nuovo incarico e lo esorta a dargli forza nella sfida con il Pdl. Ma soprattutto replica ad Alfano e Berlusconi (che intanto scendevano in piazza a Brescia, tra fischi e applausi, contro i pm “politicizzati”), dicendo che il Partito democratico “resta al fianco della magistratura, qualsiasi cosa accada”. Ma quando il presidente del Consiglio finisce l’intervento, e l’Assemblea termina, la gente ritorna alla vita di sempre e gli applausi si trasformano nei soliti interrogativi sul futuro. Qualcuno scherzando sulle divisioni interne parafrasa Bersani: “Cos’è il Pd? Che vuole che le dica, è st’acqua quà”. Già, vai a sapere quale, però…

Dario Borriello

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