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Opinioni e commenti
 

Il Psi dice stop a super stipendi e pensioni pubblici. Nencini: «La nostra proposta di legge per porre dei paletti in alto»
Pubblicato il 09-05-2013


Nencini-PsiConferenza Camera

«Porre dei paletti in alto». Così il senatore e segretario del Psi Riccardo Nencini ha sintetizzato la proposta di legge presentata, su sua stessa iniziativa, e insieme al senatore socialista Longo, che propone la riduzione delle pensioni e delle retribuzioni pubbliche. Una proposta che nasce dalla necessità di adeguare i compensi dei funzionari che operano in ambienti statali per dare un «segno forte in un momento di grande difficoltà che investe le famiglie italiane». Un segnale che, ha sottolineato con forza Nencini, non deve essere letto come desiderio di affermare una sorta di «livellamento egualitario» del quale, la cultura socialista, è scevra. «Egualitarismo non significa eguaglianza né, tantomeno, giustizia», ha ricordato Nencini, sottolineando che «come socialisti riconosciamo il valore del merito» inteso come motore del miglioramento.

NON PIU’ BENEFIT A VITA – «Evitare punte ingiustificate», senza andare a penalizzare l’impegno. Nencini ha citato l’esempio dell’amministratore delegato di Eni spa «Scaroni a cui, mi risulta – ha detto Nencini – , venga corrisposta una retribuzione di più di sei milioni di euro», una cifra che, senza nulla togliere alle responsabilità e agli impegni, rappresenta proprio uno di quei casi che la proposta di legge suggerisce di “calmierare”. Stipendi, ma anche liquidazioni e pensioni, oltre che “fringe benefit” e auto di servizio non più da assegnare vita natural durante a chi ha ricoperto cariche pubbliche.

IL PROPOSTA DI LEGGE  – Tre i punti principali intorno ai quali si articola la proposta di legge. Il primo articolo, infatti, riguarda l’eliminazione della cumulo con redditi da lavoro dipendente autonomo e attività di libero professionista per le pensioni il cui importo superi i 75.000 euro l’anno. Congelamento temporaneo della parte eccedente fino al compimento del 75esimo anno per le pensioni superiori ai 100mila euro l’anno e, infine, la non applicazione della rivalutazione automatica annuale delle pensioni superiori a 70mila euro mensili. Naturalmente, all’interno della proposta, si fa riferimento anche all’impossibilità di cumulare più trattamenti previdenziali e, tra questi, i vitalizi pubblici di ogni natura.

IL NODO DELLA RETROATTIVITA’ – Parlando di trattamenti economici non poteva mancare un accenno alla questione dell’eventuale retroattività. Nencini ha citato una sentenza del 2002 della Corte di Cassazione che fornisce un punto di partenza del diritto per poter valutare l’eventuale retroattività, se non in toto, almeno parziale della proposta di legge presentata in Senato.

I FONDI RISPARMIATI AI PIU’ COLPITI DALLA CRISI – Interrogato dai giornalisti presenti nella sala stampa della Camera dei Deputati in merito alla possibile destinazione delle risorse risparmiate, qualora la proposta dovesse diventare legge, il senatore Nencini ha illustrato due utilizzi dell’eventuale surplus. Da un lato i fondi verrebbero destinati alle famiglie con i redditi più bassi, la prima linea del “fronte della crisi”. Dall’altro le imprese, soprattutto quel tessuto di piccole e medie aziende che caratterizza il paesaggio produttivo italiano, con una particolare attenzione a quelle realtà fortemente orientate verso l’export, vero e proprio motore dell’economia nazionale.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

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@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. La proposta di legge del PSI “pone dei paletti in alto” ed è giusto che sia così. Dovrebbe però rappresentare solo un primo intervento in materia, perché è un provvedimento mirato a ridurre privilegi, ma non a compensare le iniquità.
    Occorre rendere meno disomogeneo e più equo il sistema previdenziale per l’ampia fascia che percepisce pensioni comprese tra quelle di poco superiori a tre volte il minimo Inps (1405,05 lordo mensili) e quelle “d’oro”.
    Si dovrebbe prestare attenzione a quella fascia di pensionati ( pubblico impiego, sanitari, personale della scuola), il cui assegno pensionistico, non agganciato alle dinamiche retributive dei lavoratori attivi, perde valore a causa dell’aumento del costo della vita e per il blocco delle indicizzazioni stabilito dalla legge 2014/2011 (Monti –Fornero, pensioni Inps ed ex Inpadap). Quella fascia cui si attinge nei periodi di emergenza, come a un “pozzo senza fondo”.
    La legge ha stabilito che la perequazione automatica delle pensioni deve limitarsi per gli anni 2012 e 2013 a quelle d’importo fino a tre volte il minimo Inps
    (1.405,05 euro mensili, che rivalutati del 3% ammontano per il 2013 a 1486,29), lasciando prive di rivalutazione tutte le altre, anche quelle di importo appena superiori e quindi modeste, e i suoi effetti perdureranno nel tempo. Il blocco delle indicizzazioni lede un diritto acquisito e contravviene alle disposizioni in materia, di cui alle sentenze 316/2010 e 30/2014 della Corte Costituzionale.
    E’ da rivedere comunque il sistema di indicizzazione delle pensioni, perché gli indici ISTAT sono sottostimati rispetto alla svalutazione reale, perché l’indicizzazione è posticipata rispetto al momento delle variazioni inflattive.
    Vi è un’ampia materia dunque da trattare e possibilmente da modificare.

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