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Opinioni e commenti
 

Ilva, il ministro Zanonato: «Salviamo la siderurgia italiana»
Pubblicato il 28-05-2013


Taranto-Ilva-Riva-acciaierie

Se si ferma l’Ilva, l’Italia dovrà dire addio alla tutta l’industria siderurgica e le ripercussioni potrebbero estendersi fino all’intero settore della meccanica. Così Il ministro dello sviluppo economico, Flavio Zanonato, ha lanciato l’allarme sulla situazione dello stabilimento siderurgico tarantino e, alla vigilia di una due giorni di riunioni sulla vicenda, avverte che l’unica strada è quella di risanare l’Ilva e indica l’impegno del Governo a fare di tutto perché resti italiana. Le dichiarazioni arrivano all’indomani delle dimissioni dei vertici dell’azienda, dopo la decisione dei magistrati di sequestrare 8 miliardi di beni che il gruppo Riva aveva cercato di occultare allo Stato italiano.

ACCIAIO ITALIANO – Il ragionamento del ministro prosegue sottolineando che il polo dell’acciaio, e l’Ilva in particolare, «deve rimanere italiano, dobbiamo fare di tutto.
 E’ una questione strategica». E l’unica strada possibile per uscire da questa situazione, secondo il ministro, è risanare l’Ilva, non c’è alternativa: perché «non è che se la chiudiamo risolviamo il problema ambientale, ma ci troveremmo una nuova Bagnoli». 
Il Governo sembra dunque deciso a trovare una soluzione e una prima indicazione sul da farsi potrebbe arrivare in giornata, quando Zanonato incontrerà l’AD dimissionario, Enrico Bondi, e il governatore della Puglia, Nichi Vendola.

NON CI SONO LE CONDIZIONI PER IL COMMISSARIAMENTO – Da Bondi ci si aspetta di capire che tipo di situazione finanziaria c’è, e se il sequestro pregiudichi o meno l’operatività’ della società. 
Qualunque sarà la soluzione, il Governo vuole garantire la continuità della produzione e l’attuazione dell’Aia. Martedì Zanonato ne parlerà anche con il premier Enrico Letta: «discuteremo a fondo di tutti gli aspetti della faccenda e prenderemo in mano la situazione, perché una cosa è certa, non vogliamo che chiuda questa attività», ha detto Zanonato, secondo il quale comunque non ci sono le condizioni per un commissariamento.

IL FUTURO DI TARANTO E DELLA SIDERURGIA – L’intero polo della siderurgia sarà invece il tema di un tavolo fissato per il 31 maggio al ministero, una riunione già fissata prima della crisi di questi giorni dell’Ilva.
 «Occorre restituire la speranza alla città di Taranto e una prospettiva alla siderurgia italiana», ha detto anche il ministro della Difesa Mario Mauro, osservando che «troppi, anche nelle istituzioni, si comportano da apprendisti stregoni». Cresce intanto la preoccupazione dei sindacati. Per Marco Bentivogli (Fim Cisl) «è inaccettabile che ambiente e lavoratori paghino sempre e bisogna fare in modo che la magistratura renda disponibili i soldi sequestrati per salari, attività produttive e ambientalizzazione».

IPOTESI NAZIONALIZZAZIONE – Si discute intanto dei possibili scenari. Per Paolo Ferrero (Rifondazione) «l’unica strada è quella di nazionalizzare l’azienda utilizzando i soldi dei Riva». La nazionalizzazione potrebbe essere una strada anche per il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia. Anna Maria Bernini (Pdl) osserva che ci sono «mille ragioni perché l’Ilva venga risanata». Mentre per Angelo Bonelli (Verdi) «espropriare l’Ilva non è una soluzione» ed è «auspicabile un’amministrazione controllata».

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