lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ilva: la maledizione che rischia di soffocare Taranto
Pubblicato il 16-05-2013


Ilva-Taranto-tangentopoliLa politica tarantina si decompone sotto i fumi dell’Ilva. Cade pezzo dopo pezzo. Il secondo filone dell’inchiesta “Ambiente svenduto” ha portato all’arresto del presidente della provincia, Gianni Florido. La misura cautelare è scattata anche per l’ex assessore all’Ambiente, Michele Conserva. Agli arresti domiciliari è finito, invece, l’ex direttore generale della Provincia di Taranto, Vincenzo Specchia. A Girolamo Archina, già responsabile delle relazioni esterne del gruppo Riva, la misura restrittiva gli è stata notificata direttamente in carcere, luogo nel quale è rinchiuso dallo scorso 26 novembre.

FLORIDO ACCUSATO DI CONCUSSIONE – Per Florido il reato ipotizzato è quello di concussione. Secondo quanto si legge nel dispositivo firmato dal gip Patrizia Todisco, il responsabile dell’Amministrazione provinciale avrebbe esercitato pressioni su alcuni dirigenti dell’ente affinché non venissero effettuati controlli nella discarica “Mater Gratiae”, sito nel quale l’Ilva continua a stoccare indisturbata i propri rifiuti. La stessa discarica, tra l’altro, è stata volutamente stralciata dalle disposizioni Aia predisposte nei mesi scorsi dal ministro Clini di concerto con gli enti locali. Aspetto, questo, che ha insospettito non poco gli organi inquirenti.

PRESSIONI DA PARTE DI FLORIDO – Le indagini hanno avuto inizio a seguito delle dichiarazioni rilasciate dall’ex dirigente del settore ambiente della provincia, Luigi Romandini al maggiore della Guardia di Finanza, Giuseppe Dinoi. E’ stato lo stesso Romandini a raccontare le continue pressioni alle quali era sottoposto per firmare autorizzazioni e disposizioni che favorissero l’Ilva. In una intercettazione telefonica, a disposizione degli organi inquirenti, è riportata la conversazione tra il presidente della provincia e Fabio Riva proprio sul tema della discarica di proprietà dell’Ilva. Florido, in quella circostanza, rassicura il suo interlocutore. Circostanza, questa, che secondo il gip Todisco «conferma il sollecito, premuroso e perdurante atteggiamento dell’esponente politico in soccorso delle esigenze di natura economica dell’azienda siderurgica».

L’ARRESTO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI TARANTO – Florido guida una giunta di centrosinistra e ricopre l’incarico di presidente provinciale del Partito democratico. Il suo arresto, al di la degli sviluppi giudiziari che si determineranno nelle prossime settimane, getta una luce sinistra sui livelli di connivenza esistenti tra le istituzioni cittadine e la grande industria. Una zona grigia dagli aspetti fraudolenti. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia di un imminente avviso di garanzia che potrebbe essere notificato al sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno.

A RISCHIO UN’INTERA CLASSE DIRIGENTE – L’inchiesta denominata “Ambiente Svenduto” non si ferma, procede in maniera spedita. Non sono esclusi ulteriori colpi di scena nelle prossime ore. Un’intera classe dirigente trema: politici, ma anche sindacalisti e giornalisti sin troppo ossequiosi nei confronti del “mostro” di acciaio in tutti questi anni. L’impressione che si ricava è quella della fine di un’epoca. La tangentopoli tarantina chiude un ciclo politico che durava da quasi vent’anni. Il citismo prima (espressione derivante dal nome dell’ex sindaco di Taranto, Giancarlo Cito) e poi il dissesto finanziario dell’ente comunale – il più grave della storia repubblicana – e le inchieste della magistratura sui fumi che avvelenano la salute e la coscienza dei tarantini. Taranto è una città strana. La maledizione che rischia di soffocarla sembra non avere fine.

Vincenzo Carriero

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