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Opinioni e commenti
 

Intercettazioni: la nuova legge del Pdl crea tensione tra gli schieramenti
Pubblicato il 15-05-2013


Pdl-Intercettazioni

Dopo che Enrico Costa, capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, ha depositato quella che è stata definita una “fotocopia” del testo Alfano sulle intercettazioni, l’antica ferita è tornata a sanguinare. Nessuno si era illuso, nell’ottobre del 2011, quando il ddl dell’ex guardasigilli Alfano, oggi ministro all’Interno, si arenò alla Camera, che il tema non sarebbe riemerso alla prima occasione utile. Ora il nodo viene di nuovo al pettine, in uno scenario politico in cui, il Pdl vuole tornare a contare e vuole farlo alzando la voce, forte della sua posizione. Di sicuro, le intercettazioni non sono un boccone facile da digerire per l’esecutivo di larga maggioranza stante la distanza, culturale e politica, tra le anime del governo. Nonostante, da più parti, lo strumento investigativo sia indicato dagli addetti ai lavori come uno tra  i più utili per la raccolta di prove, i pdellini continuano a guardarlo con il fumo negli occhi, invocando il diritto alla riservatezza. Del resto, come potrebbe essere altrimenti visto che proprio le intercettazioni si sono rivelate centrali nell’incriminazione di illustri membri “della corte” del Cavaliere tra cui Nicola Cosentino, Marcello Dell’Utri e Denis Verdini.

QUEL GRIMALDELLO DA SPUNTARE – Proprio a questi nomi ha fatto riferimento il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia, Enrico Costa, che ha parlato di un «problema di competenza» rispetto alla richiesta, inviata alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, da parte del gip del Tribunale di Roma, per l’autorizzazione all’ascolto di conversazioni intercettate di Cosentino, Dell’Utri e Verdini. Insomma, una battaglia a tutto tondo quella intrapresa dal Pdl che lo stesso Costa ha sottolineato essere frutto di una «scelta politica» ben precisa e che fa il paio con la partecipazione del ministro dell’Interno Alfano alla manifestazione di Brescia organizzata dal Pdl contro la magistratura.

SUL PIEDE DI GUERRA – Intanto il fronte in Parlamento rischia di allargarsi. Il Pdl ha, infatti, presentato alle Camere due progetti di legge, uno a Montecitorio, a firma Maurizio Bianconi, e uno al Senato del famigerato “re dei peones” Domenico Scilipoti. Costa ha poi annunciato di aver messo in cantiere un terzo progetto di legge. Una strategia a tenaglia che sembra prevalere di gran lunga sui buoni propositi espressi dal Cavaliere che, negli ultimi mesi, si era riscoperto statista e salvatore della Patria parlando, come non mai, di “responsabilità”. Come ha fatto notare la democratica Donatella Ferranti, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, «in una situazione politica così delicata, non credo sia un tema che possa rientrare tra le priorità per venire inserito in tempi rapidi all’ordine del giorno». Eppure Costa ha, di fatto, chiesto una corsia preferenziale per i provvedimenti che erano già stati approvati da un ramo del Parlamento nella precedente legislatura, intercettazioni incluse.

C’ERAVAMO TANTO AMATI – Una strategia ben lontana da quella richiamata dal democratico Walter Verini, il capogruppo democratico in commissione Giustizia, che ha ricordato come «in questo momento occorre lavorare sui punti di riforma del sistema giudiziario che possano trovare una larga convergenza». Per Verini, «pretendere di imporre temi come quello delle intercettazioni è una strada sbagliata, sia per ciò che riguarda il metodo che per il merito». Più duro il senatore Pd Felice Casson che parla apertamente di «volontà di arrivare allo scontro» da parte del Pdl. Di «tempismo se non sospetto, certamente inopportuno» parla, invece, Rosy Bindi che sottolinea come da «giorni Berlusconi e i suoi pretoriani attaccano la magistratura, prima a Brescia e poi a Milano, con toni inaccettabili». Per Bindi, «l’ossessione giudiziaria di Berlusconi sta complicando oltre modo l’avvio della legislatura e il lavoro del governo». Un’analisi condivisa da molti in area democratica e che, certamente, non fa dormire sonni tranquilli al primo ministro Letta che, faticosamente, aveva cercato di fare “spogliatoio” durante il ritiro nell’abbazia di Spineto. Ora dovrà confrontarsi con la tenuta della squadra in campo.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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