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Opinioni e commenti
 

Eurozona piegata dalla disoccupazione: in Italia picco più alto dal 1977
Pubblicato il 31-05-2013


Istat-allarme-disoccupazione

È una parola che fa paura: disoccupazione. I dati che periodicamente vengono diffusi assomigliano sempre di più ad un bollettino di guerra che descrive un’inesorabile parabola discendente scandita da un susseguirsi di nuovi record. L’ultimo è quello descritto nei dati diffusi dall’Istat, lapidario: i primi tre mesi del 2013 hanno visto un tasso di disoccupazione schizzato al 12,8 per cento. La crisi, dunque, non accenna a smorzarsi, risucchiando l’Italia in un vortice recessivo. Proprio nei giorni scorsi, la stessa Confindustria aveva lanciato l’allarme dal punto di vista delle aziende: in migliaia abbassano le saracinesche e questo si traduce in un numero sempre maggiore di lavoratori e di famiglie che perdono, spesso, la propria unica fonte di reddito. Uno scenario da mettere i brividi se si considera che, analizzando le tendenze dei dati diffusi dall’Istituto di statistica, il numero di disoccupati ha toccato il picco più alto mai registratosi dal primo trimestre del 1977, con un aumento di 1,8 punti rispetto al 2012.

GIOVANI, DONNE E MERIDIONALI – Sembra lontano quel 1977 con i suoi conflitti estremi che culminarono nella contestazione del leader della Cgil, Luciano Lama, a La Sapienza di Roma. Eppure, oggi come allora, sono soprattutto i giovani, le donne e i cittadini del Sud Italia le prime linee che cadono sotto i colpi della crisi. Gli under 25 che non lavorano, nel “Belpaese” sfigurato dalla disoccupazione, sono il 40,5 per cento, contro una media Ue del 23,5. E il problema, in generale, sembra essere dell’Italia come di altri paesi dell’Eurozona, dove ad aprile la disoccupazione è salita al 12,2 per cento. Con un +0,1 rispetto a marzo. Non di tutta l’Europa a 27 però, dove il tasso è rimasto invariato all’11 per cento. L’Eurostat ricorda, comunque, che entrambi i tassi sono aumentati notevolmente rispetto allo stesso periodo di un anno fa quando erano rispettivamente all’11,2 e al 10,3. Secondo le stime diffuse, più di ventisei milioni di donne e uomini nei “Ventisette”, di cui diciannove milioni solo nella Zona Euro, sono disoccupati ad aprile. Per quanto riguarda le donne, il dato Ue è pari all’11 per cento, nell’Eurozona al 12,3 e in Italia 13,2 per cento.

CHI SALE CHI SCENDE – Tra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più bassi sono stati registrati in Austria (4,9 per cento), Germania (5,4 per cento) e Lussemburgo (5,6 per cento), i più alti in Grecia (27 per cento a febbraio 2013), Spagna (26,8 per cento) e Portogallo (17,8 per cento). Rispetto ad un anno fa, il tasso di disoccupazione è aumentato in diciotto Stati membri e diminuito in nove. I maggiori incrementi sono stati registrati in Grecia (da 21,9 al 27 tra febbraio 2012 e febbraio 2013), Cipro (da 11,2 a 15,6), Spagna (da 24,4 a 26,8) e Portogallo (da 15,4 a 17,8). Le maggiori diminuzioni sono state osservate in Lettonia (da 15,5 a 12,4 tra i primi trimestri del 2012 e 2013), Estonia (da 10,6 a 8,7 tra marzo 2012 e marzo 2013) e Irlanda (da 14,9 a 13,5).

DAMIANO, «UN BOLLETTINO DI GUERRA» – «I dati Istat sulla disoccupazione sono un bollettino di guerra che sottolinea ancora una volta l’urgenza di un intervento di Governo e Parlamento per contrastare questa che è oggi una vera e propria piaga per il nostro paese». Lo ha dichiarato il deputato Cesare Damiano, presidente commissione Lavoro, che aggiunge: «Il tema del lavoro deve essere la priorità dell’agenda di tutti i soggetti istituzionali e politici. Il Pd da sempre è impegnato in questo senso e anche oggi è in prima linea sul fronte drammatico del lavoro». Damiano sottolinea che «l’intervento più importante che si possa fare per favorire l’occupazione dei giovani, e degli ultra cinquantenni che hanno perso l’occupazione, è sicuramente la diminuzione del costo del lavoro nel caso di assunzioni a tempo indeterminato. Dobbiamo, inoltre, utilizzare le risorse che l’Europa ci mette a disposizione e proseguire nel blocco dell’aumento dei contributi previdenziali per le partite Iva autentiche che rappresentano oggi una significativa riserva di lavoro autonomo utilizzata dai giovani».

 

 

 

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