martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La rabbia che uccide
Pubblicato il 02-05-2013


Preiti-sparatoriaBasta veramente poco per accorgersi che il mondo immaginario della speranza e del domani è troppo fragile per resistere alle spinte della realtà. E allora? Allora le emozioni non seguono più un percorso possibile, ma si alternano confuse in uno stesso stato emotivo: la disperazione. E’ qui che crescono le paure di fallimento, il senso di impotenza, è qui che si perdono i riferimenti svalutando valori e ideali. La sensazione è quella di una miscela esplosiva che si attiva progressivamente fino a esplodere coscientemente: è la rabbia. Nasce come un pensiero liberatorio, capace di trovare il colpevole responsabile di quanto sta accadendo.

Un percorso quasi automatico della mente quando si trova a subire eventi a cui non riesce a dare una spiegazione. Purtroppo, quando inizia questo percorso ci si allontana dalla possibile soluzione dei problemi per far confluire tutte le energie nella punizione del o dei colpevoli. Un ultimo senso di onnipotenza che illude fino al punto di colpire se stessi o chi si ritiene responsabile. Solo questo? Non ci sono altre possibilità? Certamente si! Che mondo sarebbe se i fallimenti della vita trasformassero tutti noi in killer, se la disperazione  diventasse il permesso a prendersela con i più deboli?

Se la pietas dovesse essere divisa tra esecutori e vittime diventeremmo solo qualunquisti perdendo il senso della verità, il valore dell’altro, il rispetto per noi stessi. Il vero vincitore è il senso di solitudine e di abbandono in cui viviamo. Un senso che ci attanaglia costringendo a non vedere altre soluzioni se non quella della negazione della vita nostra o altrui. Certo è difficile accettare le violenze della vita, ma è possibile. Basti guardare a tutti coloro che in questo periodo fanno della dignità il loro culto, a chi sa trasformare la sconfitta in opportunità, a colei a cui hanno sparato al padre che non vuole né vendetta né perdono, ma solo il diritto di riappropriarsi della vita che le hanno strappato.

Luigi De Maio

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