lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

La via nuova
Pubblicato il 15-05-2013


Si può praticare un’autosufficienza, per quanto orgogliosa, in un sistema politico come quello italiano e per di più per un soggetto politico come il nostro? È evidente che è impossibile solo immaginarla. D’altronde, quasi sempre i socialisti si sono alleati, presentandosi uniti nel simbolo con Alleanza democratica alle europee del 1994, con Segni nel 1995, con Dini nel 1996, con i Verdi nel 2001, con i radicali e nel simbolo della Rosa nel pugno nel 2006 e in quella stessa consultazione elettorale con la Dc di Rotondi per quel che riguarda il Nuovo Psi. Il Psi presentò proprie liste solo alle politiche del 1994, sia pur nell’alleanza progressista, lo Sdi alle europee del 1999 e il Nuovo Psi a quelle del 2004. In tutte e tre queste consultazioni le liste socialiste raccolsero il 2,1, mentre il Psi, dopo la Costituente socialista, si è presentato nel 2008 fuori dai poli e in perfetta autonomia, ma raccogliendo solo lo 0,9. Questa la nuda fotografia dei fatti. Dunque possiamo, senza tema di smentite, affermare che il tentativo di rinascita della identità socialista italiana, quella europea dal 1992 al 2007 è stata rappresentata in Italia anche dal Pds-Ds, ha preso piede in tutte e tre le possibili collocazioni, nel centro-sinistra, nel centro-destra e in totale autonomia, senza mai raggiungere un risultato che fosse pari alle attese e in linea con le esigenze di rilanciare in Italia una forza socialista. Nessun itinerario diverso, né quello dell’adesione ai Ds di un gruppo di socialisti laburisti, né quello che ha portato all’adesione “uti singuli” a Forza Italia e al Pdl, ha saputo andare oltre la soddisfazione di qualche legittima aspirazione personale, più appagata, per la verità, nel partito di Berlusconi che non in quello ex comunista, al di là della recente nomina di Gugliemo Epifani alla guida del Pd. Si impone oggi un ragionamento a mente fredda. Non basta agitare l’orgoglio della nostra appartenenza per poterla esaltare. Anzi, potremmo arrivare al paradosso di impoverirla, di rinsecchirla, di consumarla definitivamente. Attorno a noi si agitano, a mio giudizio, due possibilità , che possono divenire due opzioni politiche. La prima è quella puramente identitaria, l’appartenenza alla famiglia socialista europea e l’esaltazione, un po’ astratta, del termine “socialista”, che ha peraltro assunto un significato non omogeneo nella storia e oggi si presenta a noi, se coerenti con noi stessi, solo come sostantivo a cui abbinare l’aggettivo di “liberale”. Se la nostra identità fosse solo genericamente socialista dovremmo tentare di fare un partito con Sel, che dice di volersi richiamare al socialismo europeo e forse con la sinistra del Pd. Mi chiedo, però, se possano esistere anche punti in comune sui temi di fondo della politica italiana tra noi e queste due forze. La seconda via è quella invece della convergenza programmatica. E su questa strada, cioè sul legame strategico tra equità sociale e libertà, noi siamo obbligati a imbatterci ancora col mondo radicale e forse anche con l’area più revisionista del Pd. Non sono due vie conciliabili. Sono però due vie praticabili. Restare chiusi in un recinto piccolo, sempre più piccolo, risulta perfino pericoloso. Si può essere scambiati per reperti museali. Quel che non si può fare, però, è gettare a mare la nostra presenza, la nostra organizzazione, la nostra gente. Che ci ha seguito, che ci ha creduto, che ci ha spesso stimolato e anche a volte duramente criticato. I nostri devono capire che la politica impone, mai come oggi e con le nuove norme ormai anche in periferia, sistemi di collegamento, rapporti di convergenza politica, alleanze elettorali e magari anche, se ve ne saranno le condizioni, la costruzione di un nuovo soggetto politico. Altrimenti è probabile che l’esaltazione di una nostra, peraltro solo pretesa, autosufficienza ci conduca assai presto a un esito davvero poco esaltante.

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Commenti all'articolo
  1. L’analisi è condivisibile, veritiera e puntuale, anche la proposta mi sembra molto interessante sia come sistema di collegamenti sia come possibile nuovo soggetto politico, sarebbe molto interessante aprire un dibattito su questi temi a livello regionale.

  2. l’articolo ha il pregio di metterci di fronte alla dura realtà dei socialisti italiani nell’anno del signore 2013,che poi è la stessa condizione dei socialisti a partire dal 1993,e quindi da 20 anni; io all’epoca di bettino craxi ero berlingueriano iscritto al pci, e poi nel 1991 al pds;non avevo capito; non avevo capito che la strada giusta per la sinistra italiana ,così come lo era stata in precedenza per tutta la sinistra europea, era il socialismo democratico; il riformismo; cioè il concepire un sistema democratico nel quale il potere tendenzialmente più forte de l denaro e nell’impresa, dell’imprenditore, fossero BILANCIATI da una politica e da un sindacato riformisti, che significa non volere nè pensare a FUORIUSCITE DAL CAPITALISMO, ma volere e pensare a GOVERNARE IL CAPITALISMO prendendo da esso il buono(La libera impresa, la concorrenza, la creazione di ricchezza) e arginandone il cattivo( lo strapoteredei soldi, l o sfruttamento sul lavoro, la concentrazione dei poterei, la commistione con la finanza le anche e l’editoria, i l controllo sulla società); in u n rapporto dinamico ovvio, perchè questa battaglia tra DEMOCRAZIA E POTERE DEI SOLDI non è una battaglia che ha una fine , è una battaglia che è contiuamente in divenire e può fare passi avanti così come passi indietro,ma è il migliore, o se si vuole il meno peggio dei sistemi possibili; ci ho messo 30 anni a paire tutto questo ,e adesso mi si viene a dire che i socialisti si devono mescolare con SEL?????????? e mmi si vorrebbe cortesemnete spiegare che minchia c’entrano SEle VENDOLA con le idee, la tradizione ,la cultura del riformismo socialista europeo? che minchia c’entrano con la cultura della cogestione dell’impresa (ECCELLENTE) praticata da un secolo dal sindacato tedesco sulla base della convinzioen eccellente che l’impresa è il bvene, l’impresa è da tutelare e che all’intern odi essa , ma l osol oscop odi TUTELARLA E SVILUPPARLA,si svolge la dialettica sindacato – imprenditore, in u nrapporto dove non c’èassolutamente ,l’ide ache c’è un padrone ed una classe operaia sfrutta, ma c’è un ‘impresa dove capitalista e lavoartore CONCORRONO nel bene e nel male al successo dell’impresa, vista come patrimonio comune??? questa cultura è GRANDE RIFORMISMO è GRANDE SOCIALISMO DEMOCRATICO grande COMBINAZIONE MERCATO e SOCIALE ,ma questa cultura è distante anni luce dalla cultura di VENDOLA e di SEL;così come è distante anni luce da molti , la maggioranza dirigenti ex comunisti perlomeno di tutti g i ex berlingueriani che sono stati forgiati come cultura da uno che, quando la FIAT nelle contraddizioni interne al mercato capiatlsitico è andata in crisi, non voleva COGESTIRLA, ma voleva occuparla; queste due culture sono distanti e si chiamano RIFORMISMO SOCIALISTA vs MASSIMALISMO o peggio COMUNISMO ITALIANO; io francamente penso che la rifondazione socialista italiana debba avvenire dentro una identità socialista, aperta per carità a tutti coloro che sono disponibil ia fare questo percorso , prima che politico, culturale, ma con una nettezza identitaria;la nettezza identitaria è quella che slava dalle derive clientlari e di potere per il potere, è quella consente alla gente di chiamarsi “COMPAGNO”; pe rcarità non volgio il partito ideologico, mi è bastato il PCI,ma se un partito non è tenyuto insieme da valori comuni , senso comune di appartenenza, un progetto aperto di società ,ma un progetto comune e condiviso , DA COSA E’ TENUTO INSIEME?

  3. La vedo male, visti gli innumerevoli rivoli personali sfociati in partitelli e liste litigiose (fra ex psdi e psi saranno almeno una decina: tutte insignificanti). Con orrore ricordo le europee dove, all’ultimo momento, si era fatta una campagna identitaria tutto PSI (anche se il nome era SDI), dimenticandosi gli altri. Continuano le guerre e guerriciole fra ex di turno che si guardano con sufficienza, dimenticandosi che tutti sono attualmente inesistenti. Anche il nome PSI appiccicato a questa piccola entità suona stonato. La rete di Spirito Libero offre qualche speranza, forse, ma le ultime regionali in Lombardia, per come sono state gestite e condotte, suonano a morto: ancora un paio di elezioni e a votare socialista sarò solo. E purtroppo tutto è più profondo e preoccupante, visto che anche la famiglia socialista internazionale se non si frantuma, per lo meno si mette in sospensione (si osservi la lunga lista dei partiti osservatori, fra cui molti fondatori della stessa): poche idee e confuse.

  4. L’analisi è realistica, anche se parziale, non affrontando i limiti dell’azione politica socialista tutta schiacciata sulle scadenze elettorali. La soluzilone prospettata sembra figlia di questa parzialità e ha un sapore di vecchio, nel senso che l’orizzonte in cui si muove è la composizione e la scomposizione di spezzoni residui di vecchie identità politiche. Il totale sarà sempre minore della somma degli addendi.

  5. Le elezioni passate mi hanno lasciato un segno tangibile : ho sentito ragazzi di 24 anni dire Il PSI di Craxi ? No… (neanche camminavano nel 92. Allora. ?? Caro Mauro, la prima esigenza politica é quella di “studiare e divulgare” fare la storia del PSI dal almeno dla 76 al 92. Prima delle elezioni credevo fosse una cosa storica , in realtà é politica : perché se il tuo passato é impronunciabile , cos apuò essere il tuo futuro? Su cosa lo costruisci. Allora , riscorpri quella che é stata anche la tua stagione ,valorizzarla e ritrovare i valori da cui ripartire.. Da lì.. Buon lavoro. (PS: l’Aavnti può fare questo)..

  6. Ho condiviso le premesse e il risultato che ci hanno portato ad avere la rappresentanza in parlamento. Il tema alleanze, anche quando avevamo più consenso, non ci è mai venuto meno, assieme alla difesa della nostra identità : chi chiede l’adesione alla internazionale socialista ci deve porre il problema della nostra identità?

  7. Sono d’accordo con Funai, la collocazione più naturale è quella con il PSE, a cui far aderire SEL, che lo ha già annunciato, e il PD se riesce a porre il problema al prossimo Congresso. Ormai bisogna essere consapevoli che i piccoli Partiti, come il nostro, sono destinati a contare sempre di meno. Evitiamo questi assurdi e anacronistici atteggiamenti di apertura a Casini, poi ai Radicali ed oggi al Lib-Lab. Sempre di più le scelte politiche nazionali dipenderanno dalle scelte Europee e noi dobbiamo far leva sulla nostra appartenenza al PSE e spingerci gli altri Partiti di Sinistra con Cultura di Governo (SEL e PD), altrimenti faremo cadere anche quest’ultima occasione di un percorso per costruire anche in Italia un forte Partito Socialista.

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