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Opinioni e commenti
 

Lavoro e pensioni, dopo l’austerity Fornero arriva la linea morbida Giovannini. Ma attenzione a leggere correttamente i dati
Pubblicato il 15-05-2013


Fornero-Giovannini-pensioni

Modifiche “limitate e puntuali” e non la riforma della “riforma Fornero”. In materia di pensioni, tema caldo negli scorsi mesi e oggetto di polemiche e mal di pancia da più parti, il neo ministro del lavoro Enrico Giovannini ha le idee chiare. Secondo quanto anticipato dallo stesso responsabile del dicastero del Lavoro, il Governo potrebbe introdurre una fascia di flessibilità per l’accesso alla pensione permettendo alle persone di andare in pensione prima dell’età prevista dalla riforma Fornero attraverso “penalizzazioni” sull’importo dell’assegno che si percepirà. Giovannini ha ipotizzato, facendo riferimento alle linee generali espresse dalla presidente del Consiglio, interventi sulla riforma Fornero in termini di libertà di scelta (si esce prima prendendo una pensione più bassa) mentre ha frenato sulle ipotesi di modifica della riforma del lavoro.

GIOVANNINI E LA “SUA” LETTURA DEI DATI – Bisogna stare “molto attenti” – ha detto il ministro in una audizione al Senato – a toccare una riforma “che sta finalmente producendo una serie di effetti voluti”. Le modifiche – ha precisato – dovranno essere “limitate e puntuali”. Premettendo che la staffetta giovani-anziani, è molto costosa ma potrebbe portare importanti vantaggi, Giovannini ha fatto riferimento al monitoraggio pubblicato oggi dall’Isfol sugli effetti della riforma Fornero, secondo il quale nel quarto trimestre si sarebbe registrato un calo consistente delle collaborazioni (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) a fronte di un aumento dei contratti a termine (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale). A legger i dati, tuttavia, balza agli occhi il drammatico crollo degli occupati (seppur atipici con contratti di collaborazione) più che l’incremento minimo di quelli con contratto a termine. E’ vero anche che agli imprenditori improvvisi cambi di rotta del quadro normativo di riferimento non piacciono e che, al tempo stesso, i risultati reali di alcune riforme di sistema si hanno sul lungo periodo, ma è innegabile che i dati citati dal ministro Giovannini non fanno ben sperare per il futuro del Paese e forse dovrebbero indurre a studiare nuove e diverse soluzioni. Si potrebbe agire su due fronti paralleli: ridurre il costo del lavoro e introdurre un sistema che premi sul piano del salario e progressivamente le ore di lavoro regolarmente retribuite.

STAFFETTA GIOVANI-ANZIANI: QUANTO CI COSTA? – Non solo Giovannini sembra dare una lettura “falsata” di dati tutt’altro che incoraggianti, ma non affronta il problema reale, anzi lo confonde. Lo stesso Isfol scrive che la drastica riduzione di contratti a progetto “sembra riconducibile ai maggiori vincoli imposti dalla riforma, la quale esclude la possibilità di stipulare contratti di lavoro a progetto per lo svolgimento di mansioni esecutive o ripetitive, scoraggiando l’utilizzo del lavoro parasubordinato, laddove vi siano mansioni più consone al lavoro dipendente”. Ovvero la riforma Fornero ha avuto il merito di aver “scoraggiato” (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) la piaga tutta nostrana di contratti a progetto per lavori ai quali spetterebbe un contratto subordinato. Altra cosa è dire che la medesima riforma stia incentivando la “regolarizzazione” (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale) del popolo dei precari. La staffetta giovani-anziani, secondo il ministro, è molto costosa ma potrebbe portare vantaggi (anche se questo è difficile in un momento di crisi economica) mentre sulle agevolazioni fiscali e contributive per l’assunzione dei giovani bisognerebbe studiare bene il “trade off. Dobbiamo cogliere ogni refolo di vento per gonfiare le vele”, ha detto usando un linguaggio velistico, “senza crescita e senza coesione l’Italia e’ perduta”. Apprezzamento per l’ipotesi di intervento sulla riforma delle pensioni e’ arrivata dalla Cisl e dallo Spi Cgil anche se poi bisognera’ vedere quale sara’ l’entita’ delle penalizzazioni alle quali pensa il Governo (gia’ esiste per le donne di 57 anni di eta’ e 35 di contributi la possibilita’ di andare in pensione con l’assegno calcolato tutto con il metodo contributivo).

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Si dovrebbe andare in pensione a 35 anni di servizio e 58 anni di età con una riduzione massima del 10%, consentendo sia nel privato che nel pubblico l’entrata di un giovane ogni 4 dipendenti, conti alla mano all’INPS restano € 2.500.

  2. Comunque si dovrebbero ridurre tutte le pensioni superiori a € 2.000, specialmente per chi ha un reddito elevato di mmobili e depositi bancari. Portando così le pensioni allo Standard. La bocca per mangiare di un super pensionato non è più grande di quella di una casalinga, operaio o impiegato. Rimpinguamento in favore alla manovra pensionistica anticipata per i lavoratori per dare spazio a milioni di disoccupati. Per poi passare allo Standard degli stipendi. E’ ora che gli Italiani si svegliano prima che si scatena una guerra civile, che se continua così quanto prima arriverà. Vedremo. L’Italia si può salvare, nel modo in cui pensano tutti i politici NO! Vedremo.

    • si dovrebbe uscire dall’euro e dall’europa, rendere uno stato sovrano sulla propria moneta, azzerare le missioni militari all’estero, riorganizzare il mondo del lavoro realizzando condizioni fiscali e infrastrutturali che agevolino la piccola impresa locale (sai quanti giovani eviterebbero di sperare nell’elemosina statale per un posto di lavoro?).
      Niente di tutto questo, nemmano dal PSI.
      Italia paese di pecore

  3. ma chi come me l’anno prossimo avrà 57 anni e 40 di contributi che farà…??? dovrò lavorare alla scuola dell’infanzia fino a quando?? i miei alunni si troveranno una maestra nonna…sai che bello!!

  4. Non mi sembra corretto che lo Stato tolga dei soldi anche a chi ne ha già pochi, per cui la penalizzazione la vedrei per quelli che superano i 2000 e più euro, e deve essere proporzionata agli anni che mancano per il pensionamento,

  5. Sul tema pensioni ciò che va considerato non è l’età anagrafica, ma gli anni di lavoro svolto e i contributi versati. Se si inizia, o si è iniziato, a lavorare a 15-16 anni, non è etico, e penso neanche sicuro, doverne lavorare 50 per compensare errori politici del passato. Pensate agli ospedali, non potrà più esistere il reparto geriatrico perché gli stessi infermieri saranno dei geriatrici. Da non dimenticare poi che l’adulto di oggi ha genitori e/o nipoti a carico e che dopo i 50 anni di età iniziano i problemi di salute; si vuole qualità ed efficienza sul lavoro? Beh, allora è meglio lasciare spazio ai giovani e permettere, a chi di anni di lavoro ne ha già più di 35, di godersi un po’ di vita sempre che in questo schifo di Italia ci sia la possibilità di farlo!

  6. mi associo al coro. Per un medico in mobilità a 60 anni non può cominciare un nuovo lavoro che prevede le guardie notturne, si crea pregiudizio di salute, per l’operatore e gli stessi ammalati. Chi fa il radiologo, perde la vista, al chirurgo tram la mano…trasformatici in amministrativi senza perdita di stipendio e possiamo continuare come vuole la fornero a 90 anni.

  7. Il Part Time intergenerazionale alla Scandinava introdurrebbe figure prevideniali (pensionato sì e no) troppo complicate per le modeste e confuse operatività legislative dei nostri governanti : si dia facoltà al pensionando di accettare un defalcamento pro-fondo giovani prima occupazione (blindato!) sui primi assegni mensili (es.: 12% per 20 mesi) pensionistici, in cambio di un anticipo di uscita per es. di 6-8 mesi.

  8. perchè le lavoratrici precoci con maternità facoltativa vengono penalizzate? la Fornero & c. hanno volutamente risparmato (indicando solo maternità obbligatoria)sulle donne che provvedono alla famiglia, ai figli, al lavoro ed ai genitori anziani, perchè nessuno dice nulla in merito? dopo 41 e 6 mesi di lavoro la penalizzazione è del 8%!!

  9. Non va considerata solo l’età anagrafica, ma anche gli anni lavorati, non si può penalizzare chi ha iniziato, e ancora oggi inizia a lavorare in giovane età. Gli ambienti di lavoro ora sono massacranti e richiedono più energie. Lasciateci godere qualche anno di vita serena libera da figli, nipoti e genitori, non temete cari politici, noi non arriveremo ai 90 anni perciò non rubiamo nulla dai vostri stipendi e pensioni.

  10. Beato Lei e il Suo ineffabile ottimismo, grazie al quale riesce a “vedere” le “linee morbide” (?!) dell’ ex-presidente ISTAT(l’ istituto della doppia-verità sulla salute: quella medica ai convegni scientifici e quella a gentile richiesta dei governi sul’ “aspettativa di vita”). Intanto, il Decreto Milleproroghe 2012 ha inasprito ulteriormente la legge Fornero, allungando l’ età di uscita dei “precoci” under 62 già con i riscatti di studio(pochi e pertanto non influenti sui conti : provvedimento influenzato da altre motivazioni).Dipoi, il neo-ministro, che non sa o non può proporre una revisione organica della previdenza (come richiesto da tutti -tranne S.C.-e persino da Confindustria,che pure della legge Fornero era entusiasta e in ciò su di lui Brunetta ha ragione)prima teorizza i neologismi “p. d’ oro” e d’ “argento” e poi nasconde la mano dichiarando un’ impossibilità a quantificarne le rispettive delimitazioni; successivamente propone al pensionando un’ anticipo parziale sulle sue stesse spettanze: Lei sicuramente conosce quella irriferibile ma efficace metafora napoletana , dell’ aspirante al sesso ….ma con le risorse anatomiche altrui.

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