lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Lens forward”: una serata spettacolo con l’archivio del fotografo Marcello Geppetti
Pubblicato il 14-05-2013


Geppetti-Lens forward eventLa sua prima fotografia professionale l’ha scattata nel 1958 e l’ultima nel 1998, anno della sua scomparsa. In questo lungo periodo Marcello Geppetti, paparazzo, reporter d’assalto e decano dei fotoreporter romani, ha immortalato tragedie e futilità, e lo ha fatto senza mai fermarsi. Questi quarant’anni di scatti rivivono nella mostra-spettacolo a lui dedicata, allestita presso “The Hub”, nel quartiere San Lorenzo di Roma. “Lens Forward”, oltre, attraverso la lente. Questo il titolo della retrospettiva che sarà possibile visitare giovedì 16 maggio, e che vuole essere un viaggio nella storia, un viaggio narrato non solo dalle immagini, selezionate e molte delle quali inedite, ma anche dalle parole, dalle musiche e dai filmati dell’epoca. Nell’arco della sua vita Geppetti ha scattato più di un milione di fotografie che spaziano in ogni campo del giornalismo, e che ora compongono il suo archivio, fatto da altrettanti negativi, la maggior parte dei quali ancora sconosciuti, di cui ad oggi ne sono stati catalogati circa cinquantamila. Perché il patrimonio lasciato in eredità dall’artista è talmente vasto da aver spinto gli eredi a cominciare, tre anni fa, un percorso di recupero, conservazione e archiviazione sistematica. Negli anni della “Dolce vita” per esempio ha scattato foto che hanno fatto epoca, tra cui il primo nudo di Brigitte Bardot, il bacio galeotto a Ischia tra Liz Taylor e Richard Burton, e Anita Ekberg che scaglia frecce contro i fotografi. Queste due ultime immagini sono entrate a far parte dell’elenco, stilato di recente da “Arth 923” (uno studio dell’Università di Boston sull’arte dell’immagine) delle 30 immagini più famose della storia, dove il nome di Geppetti figura accanto a quello di Andy Warhol e Cecil Beaton. Avanti! ne ha parlato con Andrea Dezzi, cofondatore e responsabile comunicazione della “Marcello Geppetti Media Company” che, insieme a “Made in Tomorrow” ha organizzato l’evento.

Dezzi, da dove trae origine questo progetto di scansione e catalogazione dell’archivio Geppetti?

Nasce un pò per caso. Ho incontrato una persona che non vedevo da tempo che mi ha presentato l’archivio di Marcello Geppetti che versava in una situazione piuttosto precaria. Era infatti chiuso in una stanza, completamente inutilizzato. Si tratta di numerosi scatti realizzati tra il 1958 e il 1998, anno della sua scomparsa. Il fotografo è il giornalista delle immagini, e Geppetti lo è stato dalla fine del dopoguerra alla fine della prima Repubblica.

Quando è iniziata questa attività di recupero, conservazione e archiviazione sistematica delle immagini di Geppetti?

Dopo molti tentativi di espropriazione alla famiglia, nel settembre 2010 siamo finalmente riusciti a procedere verso la sistematizzazione dell’archivio.

Secondo lei se fosse in vita Geppetti avrebbe voluto questa sistematizzazione?

Fu colto all’improvviso da infarto. Non fece dunque in tempo a creare un vero e proprio archivio e ad organizzarne l’utilizzazione.

Che tipo di fotografia prediligeva?

Era un fotoreporter d’assalto che ha documentato fatti e costumi di questo Paese con una sensibilità artistica fuori dal comune. Ha sempre raccontato la vita, le sue fotografie non sono mai posate, sono scatti rubati alla realtà. Dalla “Dolce vita” allo sport, passando per la vita quotidiana, la cronaca e i set cinematografici. In particolare i fuori scena: Geppetti sorprendeva gli attori nei loro momenti di pausa.

Un editore statunitense definì Geppetti il “fotografo più sottovalutato della storia”.

Fino a quel momento era considerato solo come paparazzo. Secondo me l’etichetta del paparazzo confina i fotografi in un mondo della fotografia minore, in una sorta di sotto-categoria della fotografia: è importante cosa viene ripreso, ma non come lo si riprende. Ciò che conta è lo scandalo, non se l’immagine è bella o brutta. Geppetti invece amava cogliere attimi. La sua estetica fotografica è agli alti livelli degli altri artisti di fama internazionale.

Quella di giovedì è una data unica. Perché?

L’archivio è talmente vasto che ogni giorno troviamo foto nuove. Attendere di averle tutte significherebbe non realizzare mai la mostra. Abbiamo dunque deciso di fare delle presentazioni spettacolarizzate al fine di raccontare il presente, ipotizzando il futuro.

Progetti futuri?

L’anno prossimo vorremo portare l’opera completa di Geppetti negli Usa, e svelare in anteprima mondiale la verità su quel bacio galeotto, a Ischia, tra Liz Taylor e Richard Burton. Solo lui conosce come è andata veramente la storia. Si tratta di circa 150 foto, metterle insieme potrebbe essere la base per un’eventuale sceneggiatura di un film.

Silvia Sequi

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