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Opinioni e commenti
 

L’intervista – L’ex M5S Venturino: “Grillo ha sbagliato a non fare il governo col PD, alle prossime elezioni se lo sogna il 25%”
Pubblicato il 11-05-2013


Venturino-M5s-ARS

Il suo mal di pancia verso Grillo comincia sei mesi fa quando muove le sue prime critiche alla linea del suo leader. Altro che patti non rispettati sulla tanto discussa diaria da decurtare e sulle spese da rendicontare, la questione è squisitamente politica. A sollevarla non è un eletto qualunque tra le file del M5S, ma la più alta carica istituzionale che i penta stellati abbiano mai ottenuto in Italia, la seconda nel parlamento siciliano: è il caso del vicepresidente dell’Ars siciliana Antonio Venturino che, a poche ore dalla sua espulsione dal Movimento (ufficialmente perché “da due mesi non restituisce l’indennità come prevede il regolamento”) all’Avanti! fa chiarezza sulle reali motivazioni della sua cacciata e sulla spaccatura interna al Movimento proprio rispetto alla linea politica dettata da Grillo: “Il problema da me sollevato – rivela Venturino – è la mancanza di una strategia all’interno del Movimento: gli attacchi continui alle istituzioni, questo ridurre gli stipendi, questo negarsi al telefono impedendo di discutere la linea politica, mi ha fatto pensare che forse dietro ci possa essere un tentativo di delegittimazione delle istituzioni, a partire dai suoi stessi eletti: onorevoli cinque stelle da sacrificare per la causa, per dimostrare che una democrazia non rappresentativa amministrata dai cittadini e non dai politici è possibile”. 

Espulso dal Movimento, tornerà alla sua vita precedente oppure andrà al gruppo misto dell’Ars?

Assolutamente rimarrò al mio posto e andrò al gruppo misto. Con il presidente stiamo lavorando da mesi su progetti validi che potrebbero realmente migliorare la vita dei cittadini. Non vedo perché tradire il patto stretto con i miei elettori.

Mantenedo la “poltrona” non teme di avvalorare le critiche che le muove Grillo circa il suo presunto “attaccamento” al denaro?

Tutt’altro. Mantengo la mia carica e non certo perché sono stato buttato fuori a torto o per i soldi ai quali ho rinunciato da tempo. Da subito ho detto no a diaria, rimborsi e indennità di vicepresidenza: prendo 8.700 euro al mese e da questi ne detraggo 5.500 più le spese. Come tutti i miei colleghi. Fino a fino a febbraio ho devoluto le eccedenze al fondo per il microcredito. A marzo no perché irritato all’inverosimile da quelli che io chiamo “cattivisti”: i tanti contestatori del web che puntualmente mi contestavano su Internet le mie rendicontazioni delle spese per differenze anche minime di 5 o 10 euro rispetto a quelle di altri colleghi. Questioni pretestuose.

E a quel punto cosa ha fatto?

Ne ho parlato col gruppo, ho detto che andava trovato un altro metodo ma senza avere risposta. Ho provato più volte a contattare Grillo per sottoporgli la questione, ma si è negato. A quel punto ho agito di conseguenza e in attesa di discutere con i vertici la questione ho smesso di rendicontare le mie spese.

Tornando al motivo reale della sua espulsione, lei era tra quelli dei 5stelle a volere un governo con il Pd. Come ha vissuto la tanto discussa trattativa in diretta streaming tra Bersani e i capigruppo Crimi e Lombardi?

Mi aspettavo che si facesse un accordo per lavorare insieme. Avevamo il dovere di fare una mediazione con Bersani, non abbiamo fatto altro che stare lì ad ascoltare l’ex segretario del Pd: alla battuta su Ballarò poi ci sono rimasto malissimo. Si poteva immaginare il clima dalle dichiarazioni diffuse fino a poco prima, ma speravo che seduti a un tavolo sarebbe venuta fuori una discussione favorevole alla creazione di un governo Pd-M5S. Avremmo potuto dare dimostrazione del reale passaggio dalla protesta alla proposta. Sono sempre stato per l’apertura al Pd e quella è stata una grande occasione mancata.

Ha stigmatizzato anche gli attacchi al capo dello Stato e al 25 aprile.

Se ci fossi stato avrei votato Rodotà, ma da neo uomo delle istituzioni penso che queste vanno rispettate e quindi non ho trovato giusto gli attacchi mossi al presidente della Repubblica e ho preso le distanze dall’attacco al 25 aprile. Adesso posso parlare da “pezzo di merda” come Grillo mi ha chiamato e nonostante tutto gli riconosco il grandissimo merito di aver riportato la politica tra cittadini. Ma la mia espulsione e la minaccia della black list è segnale forte del fatto che il movimento stia per trasformarsi in un partito.

A suo avviso nella strategia di Grillo c’era il fare l’opposizione a questo “giro” e poi mettere a segno il colpaccio al prossimo?

Beh, se fosse questa la sua strategia è sbagliata. Con le elezioni avevamo raggiunto il 25% e in cuor mio speravo che potesse essere la volta buona per non vedere eletti i “soliti noti”. Ma poi sentendo le dichiarazioni espresse da Grillo e dai capigruppo nei giorni della formazione del governo sono rimasto basito. Se fosse questa la sua strategia è sbagliata. Semplicemente perché quel risultato straordinario e inaspettato è arrivato in un momento di congiunture favorevoli. Credo che non otterremo più questo successo: basta pensare che di quel 25% solo il 15% è composto da reali sostenitori dei cinque stelle, il restante 10% è formato da delusi del Pd e del Pdl che, adesso scontenti del mancato accordo con il Partito democratico, potrebbero andar via a breve. Insomma il giro buono era questo: Grillo ha sbagliato a non accordarsi, anche perché il come spiegarlo alla base è un falso problema. Il 10% del Movimento è rimasto deluso, ha capito che si è persa un’occasione importante per cambiare le cose.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Dice Venturino : “Non vedo perché tradire il patto stretto con i miei elettori.” Ma sono i “tuoi elettori” ?. io ho votato m5stelle ed ovviamente anche Te… ma chi ti conosce??!! Ho votato perchè c’è Grillo. Non so se è un Santo o un Diavolo…ma ha smosso un bel po questa benedetta ITALIA.

  2. Che venturino resti non resti non importa. Il problema è questo movimento delle cui vere intenzioni , in pratica c,onosciamo nulla ma , che a mio avviso ha una carica eversiva e destabilizzante molto, troppo forte. La stampa un pò tutti i media parlano di Grillo niente di più sbagliato, lui è solo il megafono di Casaleggio e il programma di Casaleggio lo sà solo lui. Se anni fà Casaleggio avesse detto o fatto, quello che dice o fà Grillo nessumo gli avrebbe dato retta, ha usato Grillo già personaggio conosciuto che unito alla crisi e al discredito della classe politica ha creato dal nulla un movimento di nulla che ha avuto il successo. Parliamo del movimento o di Casaleggio, Grillo è nulla , il megafono appunto. Rendiamo forte il nostro partito proponiamo quello che è giusto proporre ma che gli altri non propongono ( vedi legge sui partiti) e vigiliamo , Casaleggio è pericoloso, molto pericoloso in questi momenti di crisi forte sia come economia che come società.
    Compagno Maurizio Molinari
    Fed. di Torino

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