lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ludopatie: Bucci (Psi), “Una vera piaga sociale”
Pubblicato il 15-05-2013


Ludopatia-BucciSono circa 400.000 le slot machine che hanno invaso le nostre città. Una “macchinetta mangiasoldi” ogni 150 abitanti, in bar, tabaccai, sale gioco, secondo il dossier “Azzardopoli”  dell’associazione Libera del 2012. Nel frattempo potrebbero anche essere aumentate, perché il trend di crescita è esponenziale. Oltre 50.000 macchinette sono concentrate nella sola area metropolitana di  Roma, il 12% della distribuzione nazionale. E non è una coincidenza che la massima concentrazione delle sale autorizzate, 294 nella sola Capitale, si trovino nei quartieri meno abbienti.

ROMA COME LAS VEGAS – E’ il caso della Tiburtina Valley, destinata, in anni addietro, a diventare un polo tecnologico avanzatissimo e oggi una vera e propria Las Vegas. In testa alla top ten, compare anche il popoloso quartiere Prenestino, dove, con il beneplacito circoscrizionale, in pochi anni sono state aperte 36 sale slot e punti gioco. Anche tra l’Appia e la Tuscolana la presenza è altissima. La proliferazione non risparmia neanche i quartieri vicini al centro storico (Gianicolense, viale Marconi, Ostiense e Pigneto), dove non sarebbe consentito aprire questo tipo di attività.

I COSTI SOCIALI – Una piaga nascosta, ma dalle dimensioni consistenti, che conta già ottocentomila vittime tra quelle censite nel nostro Paese. Una vera e propria malattia, la ludopatia, la dipendenza da gioco compulsivo, per colpa della quale migliaia di italiani rovinano la loro vita affidandola al gioco d’azzardo. Un segno dei tempi,  pensare che una successione casuale di combinazioni grafico numeriche possa cambiare la propria sorte. Tutto ciò ha, però, anche un elevato costo sociale a carico degli enti locali, mentre gli entroiti fiscali, circa 9 miliardi di euro, vanno nelle casse generali dello Stato. “Escludendo il circuito web, le strutture fisiche di gioco – commenta Claudio Bucci, già consigliere regionale del Lazio e oggi candidato al consiglio comunale di Roma Capitale per il Psi –  dovrebbero pagare imposte destinate a finanziare gli enti locali, che oggi subiscono l’impatto sociale di questi insediamenti così massivi. Comuni e Regioni affrontare solo i costi di questa patologia, che ricadono sulle strutture a sostegno di coloro che si rovinano economicamente con il gioco. Non irrilevante, infatti, il peso sulla sanità per coloro – e non sono pochi – che finiscono per ammalarsi in modo grave”.

Il paradosso è che questo business vede uno Stato sfruttatore in danno delle comunità locali. “In veste di Consigliere regionale – continua Bucci – me ne ero occupato con una proposta di legge molto articolata, che la fragorosa caduta della giunta Polverini non ha permesso di esaminare. Mi dispiace che il tema sia rimasto per ora fuori dal dibattito sulle proposte per la salvaguardia della nostra città”.  Impossibile, poi,  ignorare la contiguità tra questa attività ormai autorizzata e la criminalità. Legalizzare i giochi d’azzardo, compresi i gratta e vinci, significa aver sottratto un giro d’affari di circa 80 milioni alla malavita, che, di contro,  ne continua a gestire almeno altri 10. Resta, quindi, il dubbio se questa fosse la soluzione migliore e sono molti gli esponenti politici che auspicano una revisione della Legge, che quantomeno ne renda meno facile l’accesso.

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