lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

L’Unione Europea intensifica la lotta all’evasione fiscale
Pubblicato il 27-05-2013


Lotta evasione fiscaleNell’ultimo Consiglio Europeo si è discusso soprattutto di energia e lotta all’evasione ed elusione fiscale. Su quest’ultimo punto, a livello globale, si è da qualche mese aperto un dibattito importante. Solo nell’Unione Europa, infatti, a causa di questo fenomeno, ogni anno gli Stati membri perdono circa mille miliardi di Euro in termini di mancati introiti fiscali. Questa somma corrisponde approssimativamente al budget dell’intera Unione Europea per un periodo di sette anni. Come anche dichiarato dal Presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, in tempi di forte pressione fiscale e tensioni sociali, lottare contro evasione ed elusione fiscale è un discorso di equità e di credibilità. Quindi, sebbene la tassazione sia una materia di competenza dei singoli Stati, i leaders europei hanno concordato che il contrasto agli evasori può essere molto più efficace se si agisce congiuntamente. Questa visione, in realtà, non è solo europea ma globale, visto che gli stessi temi sono dibattuti in seno all’OECD, al G8 ed al G20. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le iniziative più importanti di cui l’Unione Europea si sta facendo promotrice.

PIU’ INFORMAZIONI TRA STATI – Il Consiglio ha identificato come priorità quella di migliorare lo scambio automatico di informazioni tra le Amministrazioni Finanziarie dei vari Stati ed anche di estendere la tipologia di redditi oggetto di scambio informativo. Questo sia a livello europeo, dove la Commissione è chiamata a proporre già nel prossimo mese di giugno modifiche alla Direttiva sulla cooperazione amministrativa in tema di tassazione, e sia a livello globale. L’UE sosterrà iniziative tese ad identificare a fini fiscali i reali beneficiari dei redditi, anche se ciò potrà significare una riduzione della segretezza aziendale, ossia una riduzione dei privilegi dati dai cosiddetti trusts. Particolare importanza viene poi attribuita all’iniziativa assunta da Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito di lavorare su una piattaforma mondiale di scambio informativo fiscale, utilizzando come punto di partenza il modello già bilateralmente concordato tra questi stessi Stati e gli Stati Uniti d’America.

REGOLE UNIFORMI IN EUROPA E SVIZZERA – Il Consiglio Europeo ha dato mandato alla Commissione Europea di negoziare modifiche agli accordi, già esistenti, con Svizzera, Liechtenstein, Principato di Monaco, Andorra e San Marino. Infatti la Direttiva europea in tema di tassazione dei redditi da capitale è in fase di aggiornamento e la UE intende fare in modo che questi Paesi, destinatari di ingenti flussi di risparmio, si adeguino alle nuove regole che contemplano nuovi prodotti finanziari che generano proventi simili ad interessi, migliorando così la capacità dell’Amministrazione Finanziaria di risalire al beneficiario finale dei redditi stessi.

CONTRASTO ALLE MULTINAZIONALI SLEALI – Una delle principali cause della perdita di gettito fiscale da parte degli Stati, che in origine toccava principalmente i Paesi in via di sviluppo ma che ora tocca anche le economie mature, è la pianificazione fiscale aggressiva da parte dei gruppi societari multinazionali. In buona sostanza,  attualmente le multinazionali non sono considerate a fini fiscali come una unica entità. Accade così che le varie società estere controllate da un gruppo multinazionale siano tassate ciascuna nel proprio Paese di residenza. Così i gruppi multinazionali, che fanno capo ad un unico soggetto economico, sono in grado di spostare i profitti nei Paesi in cui sono tassati meno, riducendo la base imponibile. Questo  avviene usualmente con delle vendite infragruppo, tra due società di Paesi diversi ma appartenenti allo stesso gruppo, a valori non di mercato. Paradossalmente, mentre la produzione dei beni avviene in un Paese, il profitto corrispondente è tassato in un altro Paese, grazie ad una società, che potrebbe anche essere una scatola vuota, che acquista dalla prima a prezzi maggiorati i beni prodotti. Questo fenomeno è ormai all’attenzione dei più importanti consessi internazionali e la Commissione Europea intende presentare al Consiglio una proposta di modifica dell’attuale quadro normativo entro la fine dell’anno. Occorrerebbe a tale proposito che i gruppi multinazionali siano sempre più visti a fini fiscali come singole entità, obbligandoli, ad esempio, a sottoporre alle autorità fiscali di ciascuno dei Paesi in cui operano un bilancio consolidato globale che identifichi espressamente le transazioni infragruppo avvenute. Questo documento dovrebbe poi essere accompagnato da una indicazione dettagliata  per ciascun  Paese dei dipendenti, degli impianti produttivi, dei ricavi, dei profitti e delle tasse dovute e pagate. Queste due misure potrebbero rappresentare la base di un sistema fiscale che consideri i profitti totali realizzati dai gruppi multinazionali, piuttosto che i profitti fatti da ciascuna delle società che li compongono. E, in tal modo, la pratica di erosione della base imponibile e dello spostamento dei profitti in Paesi a fiscalità agevolata potrebbe essere ridotta. E’ molto importante che aree già alquanto estese, come quella dell’Unione Europea, si muovano autonomamente su questo terreno, perché non sarà davvero facile scardinare l’attuale impostazione, e modificare gli oltre tremila trattati bilaterali tra Stati che la riflettono.

Alfonso Siano

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