martedì, 12 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Milano, sparatoria all’alba: un operaio uccide il datore di lavoro e il figlio
Pubblicato il 16-05-2013


Uccide padre e figlioUna lite all’alba sfociata nel sangue: un 36enne, D.S., dopo aver discusso animatamente con i suoi datori di lavoro, padre e figlio, ha sparato contro di loro, uccidendoli entrambi. Sembra che dietro il gesto non ci fossero problemi economici, ma antichi rancori e dissapori legati a un rapporto lavorativo. I tre lavoravano infatti per una piccola azienda edile della zona, che si occupava di subappalti per i cantieri dell’Expo 2015. La tragedia si è consumata davanti a un bar a Casate, in provincia di Milano.

LA DINAMICA DELL’OMICIDIO – All’alba, l’uomo si era incontrato con le due vittime in un locale in una frazione di Bernate Ticino, comune in provincia di Milano, la lite è poi degenerata, sembra nel momento in cui il titolare avrebbe detto all’operaio «di essersi stufato di lui», e che dall’indomani avrebbe fatto meglio a starsene a casa. Questa inequivocabile minaccia di licenziamento avvrebbe provocato la reazione omicida dell’operaio che ha sparato quasi tutto il caricatore della pistola semiautomatica calibro 7.65 che aveva con sé. L’imprenditore e il figlio sono morti poco dopo l’arrivo dei soccorsi. La titolare del bar ha raccontato che l’operaio ha iniziato «a sparare all’impazzata, non so quanti colpi. Mi ha terrorizzato» ha raccontato la donna ancora sotto shock.

LE PRIME AMMISSIONI DEL GIOVANE OMICIDA – Il giovane, fermato dai carabinieri mentre stava andando a costituirsi, ha fatto le prime ammissioni agli inquirenti secondo le quali era stanco di subire le «angherie» dei datori di lavoro. L’operaio ha inoltre raccontato di essere vittima, da anni, di vessazioni e atteggiamenti dispotici da parte di entrambi gli uomini.

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