lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Missione socialista sull’Appennino
Pubblicato il 31-05-2013


Oreste PastorelliAl mio paese devastato dalle frane sono arrivati in aiuto i socialisti. E’ stato, per me, per il Sindaco Amilcare Bodria, per i suoi collaboratori e per la nostra gente motivo di conforto. Il mio Paese si chiama Tizzano, 814 metri sul livello del mare, nell’Alta Valle del Parma. Una volta era una terra di contadini-coltivatori diretti, pochi braccianti e un manipolo di piccoli artigiani. Poi, fra le due guerre e negli anni del miracolo economico, è diventato un luogo di villeggiatura, di seconde case e di turismo estivo ed invernale. A 1300 metri c’è Schia, la stazione che negli anni d’oro faceva concorrenza all’Abetone. A metà degli anni ’60 alcuni piccoli imprenditori del posto sono passati dalla macellazione dei suini ad uso famiglia all’industria di stagionatura dei prosciutti. Fra Lagrimone e Capoponte oggi si produce il  dieci per cento del prestigioso “prosciutto di Parma”: un piccolo ma robusto polo industriale in montagna.

Dopo un ventennio di declino sotto la guida degli ultimi sindaci post-comunisti, è cominciato il risveglio: alle le ultime elezioni vince una lista civica, che realizza anzitempo una larga intesa fra le forze impegnate a promuovere il ricambio e il ritorno dello sviluppo. Inizia la rinascenza. Alla fine dell’inverno, nel cuore di alcune notti buie, siamo stati flagellati dalle frane: un’implosione blasfema che stravolge gran parte del territorio. Anche i Comuni vicini sono sconvolti dagli smottamenti, ma Tizzano è l’epicentro della mutazione morfologica del suolo. Chi non ha visto le “nostre” voragini  non può immaginarne la ”magnitudine” : viabilità interrotta, case travolte dal una possente colata di fango, famiglie costrette a lasciare i casolari, semi-paralisi delle attività produttive.

Il Sindaco e la Giunta comunale si pongono coraggiosamente alla guida della ricostruzione; si mobilitano i parlamentari neo eletti; finalmente, dopo una lunga attesa, viene in visita  il Presidente della Regione. Anche il Psi, che un tempo qui raccoglieva un buon consenso, ha deciso di dare una mano, mobilitando la pattuglia dei suoi parlamentari eletti con il voto del 24 febbraio.

Giunge in visita “pastorale” l’On. Oreste Pastorelli, membro della Commissione Ambiente e Territorio della Camera. Lo accompagnano Rita Moriconi, consigliere regionale socialista, il segretario della Federazione del PSI di Parma, Arcangelo Cocconcelli e Francesco Castria, assessore provinciale socialista. E c’è anche il nuovo direttore politico dell’Avanti, Mauro del Bue: una responsabilità di alto profilo, se si pensa ai suoi predecessori, da Pietro Nenni, a Riccardo Lombardi e Gaetano Arfè: per non parlare di un certo Mussolini!

Il tempo è gramo. Stormy weather. Piove a dirotto, ma, guidati dal primo cittadino (un sindaco che è anche geologo e dunque conosce meglio di altri quel che sta accadendo e quel che si deve fare) visitiamo i luoghi del disastro. Poi ci ritroviamo nella sala del Consiglio Comunale. Intanto sono arrivati i sindaci dei Comuni vicini, fratelli di sventura. Bodria fa dignitosamente l’inventario dei danni e chiede che si interrompa, con i fatti e non con le promesse, la solitudine dell’Appennino. Reclama una solidarietà concreta, che vuol dire fare presto e bene. Mauro Del Bue rammenta quel che insegna la scellerata esperienza: la prevenzione avrebbe avuto un costo molto inferiore a quanto speso a posteriori per riparare  i guasti dello sfasciume idorogeologico. E’ assessore nella Giunta del Comune di Reggio di cui è Sindaco Delrio, oggi Ministro. I nostri sindaci lo incontreranno. Sulla stessa lunghezza d’onda Rita Moriconi, che si attiverà in Regione sulla “questione Appennino”.

L’assessore Serena Brandini rende un’accorata testimonianza sugli alti costi umani della bufera: i quaranta senza tetto, per lo più anziani, le molte case travolte o lesionate. Chiede una pronta azione  di soccorso e di ricostruzione, come si è fatto per la pianura emiliana colpita dal terremoto. Francesco Castria  rileva che mancano ancora un progetto politico e un sistema normativo  a sostegno dell’economia delle Terre Alte. Dico anch’io la mia. Evoco il monito di Manlio Rossi Doria: solo una montagna popolata e viva può essere difesa. Enfatizzo che la Regione è investita di funzioni primarie in campo agricolo, forestale ed ambientale, ma ne ha fatto modico uso in favore della sua montagna. La Regione  denuncia giustamente la latitanza del Governo centrale, ma non ha elevato a priorità  la messa in sicurezza dell’Appennino. Manca un piano regionale di sistemazione  agricola e idraulico-forestale, incentrato sulla bonifica e sul governo integrale delle acque, pendice per pendice.

Oreste Pastorelli conclude l’incontro con il pragmatismo della concretezza. Entra nel vivo dei problemi: li ha vissuti come amministratore degli enti locali della Provincia di Rieti, terra largamente montuosa. “Il vostro DNA – esordisce – è anche il mio. I disegni di legge che ho già presentato si propongono di riportare gli imprenditori agricoli in montagna, affidando loro la cura dei poderi abbandonati, anche di quelli che appartengono al Demanio.”. Sottolinea che il ripristino delle infrastrutture danneggiate deve avere carattere di somma urgenza, per fermare l’isolamento. Accoglie l’appello del sindaco: i Comuni stremati dalle frane devono essere liberati dai vincoli del patto di stabilità. Intanto – assicura ancora Pastorelli – nella prima settimana di giugno i sindaci dell’Appennino incontreranno, oltre alla Presidente della Camera, anche il Presidente della Commissione Ambiente della Camera.

E così, mentre il maltempo si concede una tregua, ci salutiamo nella confortante consapevolezza che è nato un rapporto di solidarietà operativa che può dare buoni frutti, a vantaggio di questa Italia minore che non vuole soccombere. E il più antico giornale della sinistra ci aiuterà ad elevare la difesa del suolo a primaria questione regionale e nazionale.

Fabio Fabbri 

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