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Opinioni e commenti
 

Ottavio Missoni, è scomparso il genio dei filati. Le gioie del lavoro e il dramma del figlio disperso: questioni di famiglia
Pubblicato il 09-05-2013


Ottavio Missoni

Chi nella vita non ha indossato un maglione Missoni? A righe, linee geometriche, accostamenti di colori proibitivi e geniali, patchwork, motivi tratti dal folclore, come gli scozzesi o i disegni astratti in stile etnico. In poche parole arte prestata alla moda del filato. Ottavio Missoni,  il fashion designer che ha rivoluzionato innovando un settore all’epoca ritenuto marginale si è spento oggi a Sumirago, all’età di 92 anni. E’ l’ultimo patriarca di una generazione di stilisti, la cui maison ancora oggi è in grado di dettare i trend del fashion internazionale. Una vita vissuta tra grandi passioni: la moda, lo sport e soprattutto una grande famiglia unita, tutta impegnata in azienda. L’imprenditore era padre di Angela, Luca e Vittorio, quest’ultimo scomparso il 4 gennaio a Los Roques, in Venezuela, mentre stava viaggiando su un aereo da turismo con la compagna e una coppia di amici. Nei giorni scorsi aveva lasciato l’ospedale di Varese dove era stato ricoverato per un malore.

STILE MISSONI – “Guardate! Chi ha detto che esistono solo i colori? Ci sono anche i toni!”. E’ la celebre frase di Diana Vreeland di Vogue America, che, estasiata dall’incredibile sovrapposizione di punti e fantasie del prodotto Missoni lo rese trendy in tutto il mondo già nel 1970. Lo stile Missoni abbraccia la filosofia del “put-together”, esplorando l’accostamento del colore, le tecniche patchwork, introducendo motivi tratti dal folclore, come gli scozzesi o i disegni astratti in stile etnico, nell’apparente casuale mescolanza dei più disparati stimoli creativi. Interpretando un fermento culturale caratteristico di quegli anni, Missoni promuove un tipo di moda vivace e informale, con evidenti riferimenti alle arti pittoriche, sia in senso concettuale che puramente decorativo. L’ormai leggendario maglione Missoni appare intrecciato di una sostanza più consistente del semplice filato, come se racchiudesse una componente energetica aggiuntiva. Con Missoni l’intreccio dei filati è diventato un inedito supporto artistico su cui trionfano colori e motivi geometrici, segni distintivi di uno stile inconfondibile. Ancora oggi la maglieria migliore del mondo porta un cognome solo, quello di Ottavio Missoni, detto Tai, e di sua moglie Rosita.

DA LABORATORIO A MULTINAZIONALE – La loro storia narra di un matrimonio riuscito cominciando da un piccolo laboratorio nel seminterrato della casa di Gallarate, dove nel ’53 si trasferirono i novelli sposi. Lui, figlio di un capitano friulano e una contessa dalmata, aveva scontato 4 anni di prigionia in Egitto durante la seconda guerra mondiale. Al ritorno in patria si era dedicato all’atletica leggera, conquistando il titolo di campione italiano assoluto sui 400 metri, e aveva aperto una piccola ditta di abbigliamento sportivo a Trieste, in collaborazione con un amico discobolo. Lei, giovanissima ma molto determinata, aveva già acquisito una certa esperienza sartoriale lavorando nell’azienda di famiglia, che confezionava scialli e biancheria per la casa. Nel primo decennio di attività il laboratorio collabora con importanti boutique milanesi tra cui Biki e La Rinascente e nel ’62 viene introdotta una importante innovazione: la macchina da cucito Rachel, nata per l’esclusiva lavorazione degli scialli, comincia a essere utilizzata anche per la creazione di vestiti. Nel’66 presentano assieme a Emmanuelle Khanh la loro prima collezione e l’anno successivo debuttano a Palazzo Pitti. Dal piccolo laboratorio di Gallarate i coniugi si trasferiscono a Sumirago dove costruiscono un ampio stabilimento con villa annessa, mantenendo l’antico assetto della “casa-bottega”.

QUESTIONE DI FAMIGLIA – L’effetto è quello solitamente generato dalle opere d’arte ed è così che le creazioni Missoni diventano degne della collezione permanente del Moma di New York, di mostre monografiche sparse per il mondo e precocissime retrospettive, che espongono i caleidoscopici arazzi di Tai e molti oggetti diventati di culto. Negli anni ’90 nasce la prima collezione interamente realizzata in tessuto e la linea Missoni M per uomo e donna in collaborazione con Marzotto, finché nel 1997 la gestione passa nelle mani dei figli. La produzione comprende un prodotto estremamente diversificato dagli articoli per la casa, i profumi, i capi in tiratura limitata fino agli hotel di lusso, in società con la Rezidor Sas Hospitality.

NEL 48 ALLE OLIMPIADI DI LONDRA FINALISTA NELLA GARA DEI 400 METRI OSTACOLI – Ottavio Missoni nasce a Ragusa (Dubrovnik), in Dalmazia nel 1921, nell’infanzia si trasferisce a Zara quindi studia a Trieste e a Milano. Per la verita’ studia pochissimo, confessa lo stilista, e si dedica molto allo sport, la sua altra grande passione. Nel 1939, infatti, e’ campione italiano sui 400 metri e a Vienna conquista il titolo di campione mondiale studentesco. Nel 1942 c’e’ la guerra, e’ militare, e in Africa viene fatto prigioniero dagli inglesi. Resta in Egitto ospite di Sua Maesta’ Britannica per quattro anni. Sara’ nel 48 alle Olimpiadi di Londra, finalista nella gara dei 400 metri ostacoli. In quegli anni inizia a Trieste una piccola attivita’ di maglieria specializzata in indumenti per lo sport. Quindi si trasferisce in Lombardia, con la moglie Rosita, insieme alla quale nel giugno 1966, ottiene il primo grande successo presentando alla stampa una collezione di rottura rispetto agli schemi tradizionali dell’uso della maglia. Nell’aprile 1970 i Missoni rompono ancora gli schemi e presentano alle sfilate di Palazzo Pitti a Firenze una collezione di grandissimo successo che gli americani battezzeranno ‘Put-together’ e che li collochera’ ben presto ai piu’ alti livelli nazionali ed internazionali, inserendoli nel ristretto numero di designers con maggiore influenza sull’attuale e sul futuro modo di vestire. Nel settembre del 1973 a Dallas va ai Missoni il ‘Neiman Marcus Fashion Award’, il piu’ prestigioso premio internazionale per la moda. Modelli di Missoni si trovano in vari musei del mondo tra i quali il ‘Metropolitan Museum of Art’ di New York.

NEL ’93 DIVENTA CAVALIERE AL MERITO DEL LAVORO– Nel settembre 1975 Renato Cardazzo rende omaggio al lavoro di Missoni allestendogli a Venezia una Mostra personale alla Galleria d’Arte ‘Il Naviglio’ e dichiara: “Missoni non e’ una fabbrica, non e’ uno stilista ma semplicemente un artista”. E’ la prima di una serie di mostre che in seguito verranno allestite in varie parti del mondo. Nel giugno 1993 il Presidente della Repubblica Italiana conferisce a Ottavio Missoni l’onorificenza di ‘Cavaliere al Merito del Lavoro’. Nel luglio 1994 la citta’ di Firenze rende omaggio ai Missoni e una mostra ‘Missonologia’ allestita nel Ridotto del Teatro della Pergola, racconta la storia di 40 anni di successi e lavoro dei Missoni ai quali per l’occasione viene conferito il ‘Premio Pitti Immagine’. Nel 1997 a Londra viene insignito della laurea honoris causa con il titolo Honorary Royal Designer for Industry (Hondri), un’onorificenza che la Royal Society of Art (Rsa) conferisce ogni anno ad un limitato numero di designers nel mondo. Ottavio Missoni consegue anche, nel maggio 1999, a San Francisco, la Laurea ad honorem ‘Doctor of Humane Letters’ dall’Academy of Art College, la piu’ importante Universita’ ad indirizzo artistico negli Stati Uniti.

Lucio Filipponio

 

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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