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Opinioni e commenti
 

Esclusivo – Parla la sorella di Mino Pecorelli: “Mai voluto un processo politico contro Andreotti, ho sempre ricercato soltanto la verità”
Pubblicato il 07-05-2013


Pecorelli-Andreotti“Ho appreso della morte di Andreotti dalla televisione e non ho avuto sensazioni particolari. Anche se come cattolica la morte di ogni persona mi dispiace sempre”. E’ con queste parole che Rosita Pecorelli, sorella del giornalista Mino, commenta in esclusiva all’Avanti! la morte del senatore a vita, a lungo processato e poi assolto, come mandante dell’uccisione del fratello, editore e direttore della rivista “OP – Osservatore Politico”. Non c’è particolare emozione nella voce di Rosita: tutto sembrerebbe essersi spento con il tempo volendosi affrettare a tirare le somme, ma per lei non è assolutamente così. Rimane battagliera nel voler continuare a sapere, o a sperare di conoscere chi fosse veramente coinvolto in quell’uccisione. E riprendendo a parlare del “Divin Giulio”, sottolinea: “Di certo la morte di Andreotti non mi ha risolto nulla: secondo i giudici lui non c’entrava in quella vicenda. E poi, se devo dirla tutta, per me non doveva essere un processo politico contro Andreotti, ma contro il suo entourage. Non ho mai pensato che lui volesse sporcarsi le mani a tal punto da ordinare la morte di Mino. In cuor mio – confida – è questo quello che penso”.

Ha mai avuto contatti direttamente con Andreotti in occasione del processo?

Sì, in diverse occasioni ci siamo scambiati qualche parola. Con me è sempre stato molto gentile.

E le ha mai detto nulla su Mino?

Una volta mi disse: “Mi è dispiaciuto molto non conoscere suo fratello, era una persona intelligente e preparata”. Io gli risposi: “Credevo avesse avuto modo di conoscerlo in occasione di una riunione Dc alla quale anche Mino partecipò?”, e lui dichiarò: “No, non andai in quell’occasione”. E finì lì il discorso. Ricordo poi che, finito il processo, mi si avvicinò e mi chiese l’indirizzo di casa, e dopo poco mi arrivò il suo ultimo libro di allora con dentro un suo bigliettino, ma senza che vi fosse scritto nulla.

Quali sono le sensazioni che l’hanno attraversata appena saputo della morte del senatore a vita?

Francamente il mio primo pensiero non è andato ad Andreotti, ma subito a Mino. E già soltanto il fatto che nella giornata di ieri, nel ripercorrere le tappe della vita politica e giudiziaria del senatore si sia fatto riferimento in televisione a Mino, anche solo questo mi ha reso felice.

Per quale motivo?

Perché si è parlato di Mino, e lo si è fatto senza alcuna acredine nei suoi confronti, facendolo vedere come la persona che era. Già il sentire il suo nome mi ha fatto sentire più leggera, seppur in una circostanza del genere. Così come fui felice circa due anni fa, quando nel nostro paese natale, davanti la casa di famiglia, fu intitolata la piazza a suo nome. E’ anche in questo modo, per me, che rivive la storia di Mino.

E il fatto che la televisione lo abbia ricondotto ad Andreotti cosa le ha provocato?

Per quando riguarda Andreotti mi ero già rassegnata che non vi fosse coinvolto, e io non mi sono mai accanita nei suoi confronti.

Insomma le è bastato che si parlasse di suo fratello per essere felice.

Solo in parte. Ovviamente non sarò mai del tutto contenta finché l’omicidio di Mino non sarà risolto. Non posso pensare che la sua sia una morte senza soluzione. Io voglio la verità. Tutta.

Giampiero Marrazzo

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

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Commenti all'articolo
  1. Ecco , UNA GRANDE DONNA , giù il cappello,l’Italia non sarà mai nel novero delle nazioni civili sin quando non verranno alle luce i troppi misteri d’Italia.
    Maurizio Molinari Fed. di Torino

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